È stato pubblicato il nuovo Annuario Scienza Tecnologia e Società di Observa – Science in Society. La presentazione, in anteprima, è avvenuta lo scorso giovedì 8 marzo nell’ambito dell’iniziativa GiovedìScienza a Torino. L’Annuario si offre come autorevole raccolta di dati e informazioni sul rapporto tra scienza, tecnologia e società italiana e questa quattordicesima edizione, curata da Giuseppe Pellegrini, offre un focus particolarmente utile per riflettere sui temi della salute e della comunicazione.
Tra i dati più significativi compare l’atteggiamento espresso dagli italiani verso l’obbligo vaccinale: secondo il 47,1% dei cittadini, tutte le vaccinazioni dovrebbero essere obbligatorie (compresa quella contro l’influenza); il 43,9% ritiene che solo un numero molto limitato di vaccinazioni dovrebbero esserlo, lasciando al singolo di decidere sulle altre; per l’8,1% nessuna vaccinazione dovrebbe essere obbligatoria mentre solo lo 0,8% degli italiani non ha un’idea a riguardo. Rispetto alla precedente rilevazione effettuata nel 2015, i nuovi dati evidenziano un trend favorevole nei confronti delle pratiche vaccinali.
I vaccini appaiono come indicatore della centralità che il tema della salute ha acquisito negli anni. In questo senso è utile osservare anche i dati sull’uso di farmaci e trattamenti non tradizionali. Quest’anno l’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società di Observa ha indagato l’uso di prodotti omeopatici tra gli italiani: nel 2017 più della metà dichiara di usare almeno saltuariamente prodotti omeopatici. È interessante osservare come gli utilizzatori di prodotti omeopatici superino il 50% nella fascia d’età tra i 15 e i 44 anni e tra chi si espone frequentemente alla scienza attraverso i media. La scelta di affidarsi a prodotti omeopatici è più frequente tra i più istruiti e tra i più alfabetizzati dal punto di vista scientifico. La motivazione principale adottata dai consumatori di prodotti omeopatici è la percezione di minori effetti collaterali rispetto ai farmaci convenzionali mentre chi non ne ha mai fatto uso, attribuisce la propria scelta all’assenza di indicazioni e consigli in proposito o all’inesistenza di prove scientifiche che ne dimostrino l’efficacia.
I dati sul rapporto con la salute e la medicina indicano, secondo gli autori, una crescente individualizzazione delle scelte che riguardano questi temi. Emerge perciò una propensione all’auto-cura che si presenta meno frequente tra i più anziani, mentre lo è di più tra i più alfabetizzati alla scienza e i residenti nel Sud o nelle isole e coinvolge i due terzi dei laureati e dei più esposti alla scienza attraverso i media.
Sia nel caso della controversia sui vaccini che in quella sull’omeopatia, così come in molti altri casi nell’ambito biomedico, si è alimentato un ampio dibattito sul ruolo della comunicazione scientifica e sulla qualità delle notizie. Se le news nel campo della biomedicina sono quelle che gli italiani seguono con maggiore attenzione nell’ambito dell’informazione e della divulgazione, come viene percepita la loro attendibilità? E quali sono le fonti più autorevoli?
Tra i media più utilizzati nel 2017 per informarsi sui temi scientifici troviamo al primo posto la televisione, al secondo i quotidiani, al terzo i siti web e i blog, al quarto le riviste, al quinto la radio. Almeno una volta al mese, il 75% degli italiani dichiara di guardare trasmissioni televisive che parlano di scienza e tecnologia; i due terzi leggono articoli sulla stampa quotidiana; più della metà consulta siti web e blog o legge riviste e più di un terzo ascolta trasmissioni radiofoniche che trattano temi relativi a scienza e tecnologia. I programmi televisivi più citati sono: Tg Leonardo, SuperQuark, Come è fatto, Ulisse, Passaggio a Nord Ovest, Geo&Geo, Voyager e Atlantide. Una certa attenzione è riservata anche ai canali Sky Discovery, National Geographic e Focus. Sul web gli italiani si informano di scienza e tecnologia principalmente consultando Google e Wikipedia, leggendo riviste e quotidiani online e post sui social network. La trasmissione radiofonica che parla di scienza e tecnologia più seguita è Radio3 Scienza, ma molti citano anche i programmi trasmessi da Radio24. Pochissime le riviste citate, tra cui spicca solo Focus. Nel 2017, a crescere sensibilmente sono soprattutto i fruitori assidui di tutti e cinque i mezzi considerati che raggiungono dei picchi mai toccati negli anni precedenti.

Frequenza con cui gli italiani dichiarano di esporsi “ogni giorno” a contenuti relativi a scienza e tecnologia presenti nei media.

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Fonte: Annuario Scienza Tecnologia e Società 2018

Il 59,1% dei cittadini italiani ritiene credibili le notizie relative a scienza e tecnologia che circolano sul web e sui social. A considerare poco o per nulla credibili le notizie diffuse sul web e/o sui social su scienza o tecnologia e medicina o salute è 1 italiano su 4, soprattutto in possesso di un elevato titolo di studio e con un buon livello di alfabetizzazione scientifica. In generale, gli italiani considerano molto (o abbastanza) frequente la possibilità che sul web vengano diffuse di notizie false (75,3%). Se il 55,3% degli italiani ritiene che sia molto o abbastanza frequente la diffusione di fake news anche su argomenti relativi a scienza e tecnologia, questa percentuale raggiunge il 63,3% se si fa riferimento alle notizie sulla medicina e sulla salute. I cittadini dichiarano di valutare l’attendibilità dell’informazione scientifica sulla base della fonte da cui la notizia proviene (40,7%). Sono soprattutto i giornalisti a essere considerati i principali responsabili della diffusione di «bufale» (30,7%), seguono gli utenti stessi del web che concorrono alla diffusione attraverso il processo di condivisione (25,2%) e le stesse piattaforme di social networking (19,1%). Meno del 10% ritiene invece che la diffusione di notizie false sia da imputare principalmente agli stessi medici e ai ricercatori.
Tuttavia, l’opinione pubblica si dice preoccupata rispetto a un tema di crescente interesse, ovvero quello della cosiddetta integrity research a cui l’Unione Europea sta dedicando particolare attenzione. Quasi quattro su dieci degli intervistati da Observa ritengono che fra gli scienziati siano molto diffusi conflitti di interesse, e altri quattro su dieci ritengono che tali conflitti siano abbastanza diffusi; uno su quattro considera molto diffusi comportamenti di plagio e quasi due su dieci attribuiscono agli scienziati diffuse pratiche di falsificazione dei dati.
Cosa emerge dunque dalla più recente indagine sul rapporto tra scienza, tecnologia e società in Italia? In conclusione, e riassumendo i molti dati contenuti nel lavoro pubblicato dal centro di ricerca vicentino, il rapporto tra scienza e opinione pubblica nel 2017 segna, dopo anni di crescita, una lieve battuta d’arresto nel livello di alfabetismo scientifico. Difficile, secondo gli studiosi, individuarne le cause. Cresce invece l’esposizione alla scienza nei media, soprattutto per quanto riguarda il web, e cresce anche l’abitudine a frequentare musei e mostre scientifiche e a partecipare a incontri e conferenze. Anche l’atteggiamento verso le notizie scientifiche che circolano sul web appare tutt’altro che ingenuo: su una questione come quella dei vaccini il peso attribuito alle informazioni diffuse dai social appare molto meno rilevante rispetto a quello attribuito ai medici e alle fonti istituzionali.