La società romana ha spesso anticipato in molti campi i caratteri delle moderne civiltà occidentali e il loro stile di vita, lasciando molti tipi di tracce, dalla letteratura all’ingegneria. Ora abbiamo la conferma che ciò è avvenuto anche per l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e dei suoli. Questo, però, ci permette anche di comprendere meglio le fasi della sua storia.
Un affascinante studio, pubblicato lo scorso maggio sulla rivista PNAS, ricostruisce gli avvenimenti che hanno caratterizzato l’Europa antica su un arco di circa duemila anni, dal 1100 a.C. all’800 d.C. Solo che per farlo, gli autori della ricerca hanno utilizzato un approccio davvero singolare: analizzare il contenuto di piombo presente a varie profondità nella spessa crosta di ghiaccio che ricopre la Groenlandia. A questo punto le domande si affollano: perché proprio il piombo? Cosa c’entrano gli antichi romani? E addirittura la Groenlandia?
Andiamo con ordine. Il piombo, come ben sanno gli storici dell’antichità, è un elemento strettamente coinvolto con la produzione di monete e i Romani, nella loro storia, ne hanno prodotte molte, soprattutto il famoso denarius d’argento, la moneta più diffusa sotto Roma. Ora si dà il caso che molto dell’argento utilizzato per produrre queste monete provenisse da miniere controllate dai Romani nella penisola iberica. Al momento dell’estrazione, però, l’argento non era certo puro perché il minerale da cui lo si ricavava conteneva anche notevoli quantità di piombo e rame che dovevano essere separate dall’argento mediante la fusione. Era a questo punto che grandi quantità di particelle di piombo finivano in atmosfera. Insomma, gli antichi Romani erano già in grado di inquinare l’ambiente con metalli pesanti, come facciamo noi oggi con le nostre attività industriali. E non si pensi che questo impatto fosse trascurabile o limitato geograficamente, perché è qui che entra in scena la Groenlandia.
Una volta finite nell’atmosfera, le particelle di piombo prodotte durante l’estrazione dell’argento erano trasportate dai venti per migliaia di chilometri, fino alla lontana e sconosciuta terra artica alle porte del Canada. Qui le piogge, trasformate in neve, facevano precipitare al suolo il piombo che, anno dopo anno, per secoli, restava intrappolato nel ghiaccio, ricoperto da nuovi strati che appartenevano ad altre epoche storiche. Così facendo, all’insaputa di Giulio Cesare, Nerone o Traiano, a migliaia di chilometri dal Mediterraneo si stava realizzando un fantastico libro di storia fatto di ghiaccio, che attendeva solo qualcuno in grado di sfogliarlo e interpretarlo.

GLI INVESTIGATORI DEL FREDDO
Arriviamo così ai giorni nostri, quando un gruppo di archeologi, storici e climatologi ha pensato di sondare la crosta ghiacciata della Groenlandia per analizzarne la composizione rimasta immutata e preservata nei secoli. La presenza di metalli negli antichi ghiacci stratificati delle regioni artiche era nota almeno dalla seconda metà degli anni ’90, grazie a un precedente studio che aveva collegato la presenza di rame nei ghiacci della Groenlandia con le attività di fusione dei metalli, condotte in epoca romana e alto-medievale in Europa e Cina. Contrariamente a quello studio (basato su campionamenti sparsi e datazioni imprecise che avevano limitato la comprensione dei collegamenti tra eventi storici, sviluppo economico e misure effettuate), questo attuale è stato molto più accurato e analitico.
In questo caso i ricercatori hanno potuto fare una stima delle emissioni di piombo in atmosfera (vedi grafico), misurandone la presenza nei ghiacci della su una scala temporale con risoluzione inferiore all’anno. Questi dati, poi, sono stati incrociati con dettagliati modelli atmosferici e con gli eventi noti della storia classica. Lo stupefacente risultato è che le emissioni annuali europee di piombo mostrano variazioni strettamente legate a particolari eventi storici, come l’espansione imperiale di Roma, guerre o grandi epidemie. Come ha detto Joe McConnell, professore di idrologia al Desert Research Institute e tra gli autori dello studio, in merito alla precisione raggiunta: «Non c’è niente che si avvicini a questo livello di dettaglio nel documentare l’economia Romana» e, rispetto allo studio degli anni ’90 «i nostri dati sono enormemente diversi sia per la risoluzione temporale, sia per la precisione delle datazioni». È ancor più entusiasta Seth Bernard, professore di storia antica alla Toronto University e uno tra i primi ad aver avuto accesso ai risultati della ricerca: «Le carte parlano da sole. È un po’ come se avessimo scoperto le Americhe. C’era un altro continente là fuori, che è sempre stato là e che ora possiamo vedere. Io credo che questo continente sia l’approccio scientifico».

UNA CORRISPONDENZA IMPRESSIONANTE
Un approccio che, in effetti, ha retto alla prova dei fatti, dimostrata dalla perfetta corrispondenza tra misure ed eventi storici. Si è visto, così, che le emissioni di piombo cominciarono ad aumentare con l’espansione della civiltà fenicia e accelerarono con l’incremento dell’attività di estrazione mineraria e fusione di argento e piombo cartaginesi, soprattutto nella penisola iberica. Le emissioni, poi, mostrano un andamento oscillante sincronizzato con guerre e instabilità politica, in particolare durante il periodo di Roma Repubblicana, per raggiungere il livello massimo durante l’Impero, prima di crollare, nel secondo secolo, in coincidenza con la pestilenza di Antonino, per rimanere a un basso livello per oltre 500 anni. Ciò indica chiaramente una crescita economica sostenuta durante i primi due secoli dell’Impero, interrotta bruscamente dalla pestilenza del II° Secolo.
In effetti la corrispondenza tra analisi del ghiaccio e fatti storici documentati è impressionante. Si vede, ad esempio, che nel 218 a.C., mentre Roma era impegnata a combattere la seconda Guerra Punica, l’inquinamento da piombo crolla per poi risalire bruscamente quando i soldati romani assediano e poi s’impadroniscono delle miniere cartaginesi nel sud della Spagna, rimettendole in uso. Questo sistema si è dimostrato valido anche nel caso di eventi non violenti come quando, nel 64 d.C., Roma svalutò la sua moneta riducendo la quantità di argento contenuta nel denarius, determinando un crollo dell’inquinamento da piombo nell’aria. Un altro riscontro è costituito dai circa duecento anni della Pax Romana, un periodo pressoché ininterrotto di pace in tutto il Mediterraneo, che portò a un vero e proprio boom economico.
Questo studio suggerisce che l’Europa occidentale, in quel periodo, abbia avuto livelli d’inquinamento da piombo più alti di qualunque altra epoca precedente, superati solo da quelli della rivoluzione industriale ma ben 1800 anni dopo.

IL SEGRETO DEL SUCCESSO
Il successo e la straordinaria precisione di questa ricerca sono stati possibili grazie a tre elementi fondamentali. Primo: negli ultimi vent’anni è enormemente migliorata la capacità di elaborare modelli matematici computerizzati dell’atmosfera. Questo ha permesso, per esempio, di ricostruire l’andamento e la periodicità dei venti che hanno trasportato il piombo dalla Spagna fino in Groenlandia. Secondo: è cresciuta la capacità di individuare tracce di particolari elementi chimici presenti nel ghiaccio anche in quantità minime, grazie agli spettrometri di massa ad alta sensibilità che possono riconoscere fino a 35 elementi in una sola volta. Questo studio si basa su oltre 25.000 osservazioni fatte su carotaggi relativi a un periodo temporale di circa 2000 anni ma, in prospettiva, una nuova tecnica in fase di sviluppo promette di ottenere 2 miliardi di osservazioni sullo stesso arco di tempo, senza neppure distruggere il campione di ghiaccio.  Terzo elemento: l’aumento della capacità degli scienziati di collegare ciascuna osservazione e analisi sul ghiaccio a uno specifico anno. Questo è stato possibile grazie alla collaborazione con vulcanologi, climatologi e geochimici che hanno messo a punto una specie di calendario unificato, grazie al collegamento con le principali eruzioni vulcaniche del mondo negli ultimi 2500 anni. Con questo strumento gli scienziati oggi sono in grado di contare a ritroso negli strati di ghiaccio e collegare ciascuno di essi a una specifica data con uno scarto di uno o due anni al massimo.
Lo storico Seth Bernard è entusiasta delle nuove possibilità offerte dalle moderne tecnologie per indagare il clima, la storia, l’economia, lo sviluppo sociale e industriale del mondo antico, «perché ci forniscono informazioni che non provengono da fonti letterarie. Riesco già a vedere quel grafico riprodotto in cinquanta articoli nei prossimi dieci anni. È roba fantastica».