La chiamano l’estinzione silenziosa ed è quella delle giraffe, con la loro altezza è forse il più maestoso e imponente dei mammiferi, il cui numero negli ultimi 30 anni è calato del 40%. L’allarme è stato lanciato dallaInternational Union for Conservation of Nature (IUCN), nel corso di un convegno sullabiodiversitàa Cancun.
Secondo gli esperti, il crollo del numero di esemplari di Giraffa camelopardalisè finora passato inosservato nelle zone dell’Africa sub Sahariana ed è dovuto all’espansione della superficie adibita alla coltivazione e alla caccia.
“Siamo abituati – ha detto Julian Fennessy, specialista in giraffe dell’IUCN – a vedere le giraffe durante i safari, allo zoo, ma la gente non si rende conto che questi animali maestosi stanno andando incontro a un’estinzione silenziosa. Esse sono a rischio non solo per l’estensione della superficie coltivabile per sfamare la crescita della popolazione umana, ma anche per le guerre civili e soprattutto per la caccia”. Sembra infatti che la carne di giraffa sia ricercata nelle aree di conflitto come il sud Sudan. Il tutto con gli aggravanti della siccità e dei cambiamenti climatici.
Secondo gli esperti, negli ultimi 10 anni, gli statunitensi hanno importato 21,402 ossa, 3,008 pezzi di pelle e 3,744 di trofei di caccia di giraffe. “Questi giganti gentili sono stati trascurati e si sono già estinti in sette paesi”, ha dichiarato il celebre naturalista britannico, sir David Attenborough. Vagano attualmente nelle savane africane meno di 100mila giraffe, quattro volte meno della popolazione di elefanti africani.
Si stima che almeno 3,700 sono state uccise allo scopo della caccia sportiva, per i trofei. La soluzione a tutto questo potrebbe venire dall’impatto dell’eco-turismo.
Gli esperti della IUCN riportano infatti i dati secondo cui in Sudafrica, dove è ormai consolidato il turismo poco invasivo nelle riserve naturali, con le tasse di ingresso nei parchi naturali, il numero di giraffe è in aumento. L’eco-turismo rispettoso (dove non c’è interazione con animali selvatici) è una delle poche soluzioni a questa estinzione e permette, grazie ai contributi dei turisti, di poter attuare programmi anti-bracconaggio e di conservazione:
È stato calcolato che l’84% delle entrate economiche dei parchi naturali provengono dall’eco-turismo e che questo contribuisce al 66% dei fondi per la conservazione delle 360 specie di mammiferi, volatili e anfibi minacciate.
L’eco-turismo contribuisce positivamente sull’impatto ecologico di più di 800 specie, agendo attivamente sulla conservazione degli habitat, della specie e limitando al minimo le attività illegali sull’ambiente e sugli animali.

PROTEGGERE LA FAUNA PER AIUTARE LE COMUNITÀ
L’impatto positivo non è solo sulle sulla salvaguardia di alcune delle specie minacciate ma che sulle popolazioni locali che possono trarre vantaggio dalla presenza dei turisti che portano giovamento e finanziamento alle attività commerciali come ristoranti, alberghi, artigianato locale.
In Brasile e in India le scelte degli eco-turisti hanno contributo alla protezione, la conservazione e in alcuni casi alla ricostruzione degli habitat di gibboni e tamarindi. Lo stesso è accaduto per ilicaonie i pinguiniSud Africani, in cui piccole popolazioni della specie sono state salvaguardate in porzioni di territorio protetto e conservato grazie ai fondi ricavati dall’eco-turismo e per l’Ara Sud Americana, l’impatto dei turisti è quello di diminuire il bracconaggio e la cattura illegale a fini della commercializzazione come animale domestico in Europa o in Nord America.Per l’orango, il cui caso critico è dovuto alla perdita dell’habitat a causa delle coltivazioni di olio di palma non sostenibile, l’eco-turismo potrebbe fare la differenza tra l’estinzione e la sopravvivenza. In casi di bassa frequenza di eco-turismo, l’impatto sulla specie è pari a zero, nei casi di turismo eco-sostenibile moderato anche l’impatto sarà moderato e si avrà un impatto notevolmente positivo solo in casi di un’alta frequenza di Eco-turismo. I turisti che scelgono quindi di trascorrere il viaggio in modo eco-sostenibile nelle zone di Borneo e Sumatra stanno attivamente contribuendo alla salvaguardiadell’orango.
L’unico caso tra quelli osservati, invece, il cui turismo sembra avere un impatto negativo è per i leoni marini della Nuova Zelanda. Qui, a differenza del resto delle specie, la popolazione potrebbe scomparire nel prossimo secolo a causa dei pescherecci e dei turisti, che sebbene sostenibili, contribuiscono comunque alla mortalità infantile della specie.
Per concludere quindi, quando decidiamo di partire per un viaggio, scegliamo con attenzione la meta, i trasporti, le escursioni e i posti che decidiamo di visitare. Un nostro viaggio potrebbe contribuire in positivo, o in negativo sugli ecosistemi, gli animali e l’ambiente.
Scegliamo quindi di visitare i Parchi Nazionali, incrementando le entrate in quei luoghi, i santuari di animali sostenibili, le riserve private in cui è vietata la caccia sportiva e tutte quelle attività che non sono invasive per la natura e la biodiversità.