È tempo di elezioni negli Stati Uniti. Multivac, il supercomputer governativo immaginato da Isaac Asimov nel racconto Diritto di Voto, non è ancora stato inventato, così la scelta del Presidente dipenderà ancora una volta da tutti i cittadini americani piuttosto che da un’unica persona scelta dal calcolatore.
Al momento, i due favoriti nella corsa alla Casa Bianca sono Hillary Clinton (Partito Democratico) e Donald Trump (Partito Repubblicano). Durante le primarie, il tema del cambiamento climatico è stato affrontato dai due candidati democratici, con Bernie Sanders particolarmente propositivo da questo punto di vista.
I Repubblicani hanno invece quasi del tutto trascurato l’argomento. Probabilmente facendo un grave errore di valutazione, almeno secondo il sondaggio Politics and Global Warming, Spring 2016, appena pubblicato dalle Università di Yale e di George Mason. In effetti, il 47% del campione che si è dichiarato repubblicano conservatore ha ammesso che il clima sta cambiando. Si tratta del 19% in più rispetto alle elezioni di midterm del 2014. Questa quota sale al 71% se si considerano i moderati Repubblicani, con una crescita di 10 punti rispetto a due anni fa. Siamo quindi di fronte a un dato che fa riflettere, anche se di pari passo non è affatto diminuito il numero di persone che continuano a negare che ci sia una causa antropica del fenomeno. Solo un Repubblicano moderato su due è infatti disposto ad ammettere le conseguenze dell’attività umana. La percentuale scende ancora se teniamo in considerazione solo i conservatori. Di questi, solo uno su quattro considera gli essere umani come una delle principali cause.
Cosa che invece sono disposti a fare i Democratici. Il 95% di quelli più liberali e l’80% dei moderati.
Gli elettori dell’Elefantino statunitense sono ancora decisamente scettici, ma iniziano a confrontarsi con un problema che riguarda, di fatto, tutto il mondo. Come riportato su Scientific American, secondo Anthony Leiserowitz, primo autore del report e direttore dello Yale Program on Climate Change Communication, alcuni aspetti potrebbero aver influenzato la sensibilità delle persone, come per esempio la recente enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, dove il pontefice ha invitato ad affrontare il cambiamento climatico senza mascherarne i problemi o nasconderne i sintomi. Un altro fattore importante potrebbe essere rappresentato dall’ampia copertura dei media riguardo all’ultimo accordo internazionale per ridurre le emissioni di gas serra (COP21). Inoltre, il cambiamento climatico rappresenta una questione su cui i Democratici hanno aumentato il proprio consenso elettorale. Si tratta quindi di un argomento su cui anche i Repubblicani hanno iniziato necessariamente a porsi qualche domanda, anche se al momento il tema rimane a bassissima priorità. Su 23 questioni importanti suggerite dal sondaggio, quella del cambiamento climatico è solo al 21° posto per i Repubblicani moderati. Per quelli più conservatori questo tema è invece proprio l’ultimo a cui dover pensare.

L’argomento, come si può immaginare, è invece piuttosto centrale per i Democratici, anche grazie al vivace dibattito tra la Clinton e Sanders. Il cambiamento climatico si è piazzato al 6° posto tra le priorità degli elettori più liberali, dopo l’economia, l’assistenza sanitaria, le disparità di reddito, la tutela dell’ambiente e l’educazione. Precedendo, tra l’altro, alcuni temi storicamente cari al partito, come le relazioni razziali, il controllo delle armi, il terrorismo e le nomine alla Corte Suprema. Anche tra quelli più moderati, il tema è considerato rilevante, piazzandosi al 13° posto.
Il sondaggio ha anche riscontrato un ampio sostegno alle politiche di governo in grado di aumentare la diffusione delle energie rinnovabili e di ridurre le emissioni di CO2. Il 91% dei Democratici e il 75% dei Repubblicani si è dichiarato favorevole allo stanziamento di più fondi a favore dell’energia eolica e di quella fotovoltaica. Percentuali simili, rispettivamente 91% e 70%, si trovano anche tra chi vuole concedere sgravi fiscali sull’acquisto di automobili a basso consumo energetico oppure pannelli solari. Per quanto riguarda la regolamentazione delle emissioni, la quota scende invece all’88% e al 61%. Infine, una carbon tax è certamente una buona idea per i Democratici (86%), ma molto meno per lo schieramento opposto, con solo il 47% di persone favorevoli. In generale, l’impressione è che gli elettori Repubblicani non rappresentino affatto un blocco monolitico, quanto piuttosto un insieme variegato di opinioni. Nonostante ciò, i candidati si guardano bene dall’affrontare in modo attento questa questione, anche perché il rischio sarebbe quello di perdere il supporto dell’industria del petrolio e del gas. A novembre sapremo se hanno fatto bene oppure no.