Lo studio della variabilità climatica degli ultimi tre millenni è di cruciale importanza per riuscire a distinguere la forzante antropogenica dalla forzante naturale e fornire informazioni per modelli di predizione a medio e lungo termine. Queste ricostruzioni paleoclimatiche possono essere ottenute attraverso dei dati climatici indiretti, detti proxies, misurati tramite diversi archivi naturali. Questa metodologia consente di documentare considerevoli oscillazioni climatiche che hanno avuto un ruolo importante nelle riorganizzazioni sociali in Europa negli ultimi millenni.
I Foraminiferi planctonici sono il proxy più comunemente utilizzato per le ricostruzioni paleoclimatiche del Pleistocene-Olocene. I Foraminiferi sono protozoi marini con una cellula rivestita esternamente da un guscio generalmente mineralizzato, che può raggiungere dimensioni eccezionali per un organismo unicellulare (fino a 11-14 cm di lunghezza) e che fossilizza facilmente. Sono noti a partire dal Cambriano e hanno tuttora ampia diffusione negli oceani, con taxa viventi nelle più disparate condizioni ambientali. I Foraminiferi attuali comprendono circa 5.000 specie, presentano un’alta diversità e sono capaci di costruire gusci dalle più svariate forme e di varia natura, talora assai complessi. Allo stesso modo, anche la geochimica effettuata sul guscio dei Foraminiferi (isotopo dell’ossigeno) è uno strumento paleoceanografico ben consolidato.
Attraverso uno studio integrato eseguito su Foraminiferi planctonici e record isotopici, è stato così possibile mettere in evidenza le fasi climatiche che hanno caratterizzato gli ultimi 2.700 anni nel Mediterraneo centro-occidentale (Bacino di Minorca) e il loro legame con i periodi storici/culturali di questa area. Il Mare delle Baleari è un sotto-bacino del Mediterraneo occidentale, situato tra la penisola iberica e le isole Baleari; questa è comunemente considerata una regione di transizione chiave tra il Golfo di Lione e il bacino algerino. Il pattern idrologico di questa area è sostanzialmente dominato dall’afflusso di acqua dell’Oceano Atlantico. Lo Stretto di Gibilterra, infatti, gioca un ruolo cruciale per il Mar Mediterraneo; i flussi attraverso lo stretto compensano il deficit di massa causato della grande evaporazione nel bacino del Mediterraneo e forniscono masse d’acqua a bassa salinità in uno dei mari più salati della Terra.
Nello specifico, questo studio è stato effettuato analizzando un record di sedimenti marini situato a 2.117 m di profondità nel bacino di Minorca. Il carotaggio di questi sedimenti è stato effettuato dall’Università di Barcellona durante una spedizione oceanografica nel 2009. L’analisi dei Foraminiferi planctonici e dei dati geochimici contenuti in questi sedimenti ha permesso di documentare le oscillazioni del clima degli ultimi 2.700 anni. I cambiamenti climatici osservati corrispondono alle principali fasi culturali e sociali che hanno contraddistinto la regione mediterranea.
Le sei fasi climatiche definite sono: l’Età del Bronzo delle Baleari (base del record-50 BCE); Periodo Romano (50 BCE-500 CE); Dark Age (500 CE-850 CE); Periodo Medioevale (850 CE – 1200 CE); Piccola Era Glaciale (1200 CE-1825 CE); Periodo industriale (1825 CE-top del record). La più antica fase osservata è l’“Età del Bronzo delle Baleari” che corrisponde al Periodo archeologico Talaiotico dell’isola di Minorca. La civiltà talaiotica fu una civiltà protostorica che si sviluppò nelle isole Baleari, in particolare a Maiorca e Minorca, tra l’età del bronzo e l’età del ferro. Il simbolo di questa civiltà sono i talaiot, costruzioni megalitiche di forma conica simili ai nuraghi della Sardegna, alle torri della Corsica nonché ai sesi di Pantelleria. Questo periodo climatico è caratterizzato dalla presenza di specie di Foraminiferi planctonici di acque sia fredde che calde che documentano condizioni climatiche miti intervallate da due brevi fasi di raffreddamento, che, probabilmente, permisero la nascita e l’espansione di questa civiltà. Questi due eventi freddi sono riconoscibili come gli eventi dei minimi solari omerici e greci. La fine della fase climatica del “Bronzo delle Baleari”, circa nel 50 a.C., coincide con la fine del periodo archeologico Talaiotico quando Minorca divenne parte dell’Impero Romano.
Il Periodo Romano risulta, invece, generalmente dominato da condizioni climatiche fredde con alta produttività nel masse d’ acque superficiali. Questa fase climatica è, infatti, caratterizzata da tre forti eventi di raffreddamento corrispondenti ai minimi dell’attività solare registrati in questa area (Roman I, Roman II e Roman III). Le specie di Foraminiferi planctonici che contraddistinguono questa fase climatica sono tipiche di acque fredde e profonde, caratterizzate da strategie vitali capaci di sopportare temperature dell’acqua al di sotto della media.
Al contrario, la fase climatiche della Dark Age, cronologicamente corrispondente con i secoli bui che seguirono la caduta dell’Impero Romano, mostra un’alternanza di condizioni climatiche calde-umide e fredde-aride.
Il Periodo Medioevale è, invece, caratterizzato dalla coesistenza di Foraminiferi peculiari sia della stagione estiva che di quella invernale. Ciò suggerisce condizioni climatiche generalmente miti che permisero l’espansione e l’evoluzione sociale di numerose civiltà in tutta l’area mediterranea. Durante il dodicesimo secolo, infatti, l’impero bizantino medievale attraversò un’importante espansione sociale, basata su una rilevante produttività agricola che portò una forte crescita demografica e, conseguentemente, la sua supremazia politica internazionale. Il Periodo Medioevale, però, venne interrotto nel 1050 d.C. circa da un improvviso evento freddo (il molto discusso Evento Freddo Medioevale).
Questa fase di raffreddamento si protrasse durante tutta la Piccola Era Glaciale, una fase climatica che caratterizzò l’intera Europa e che provocò molti danni alle strutture sociali dell’epoca. In questo periodo l’associazione a Foraminiferi planctonici e il segnale isotopico documentano tre importanti oscillazioni climatiche di raffreddamento relative ai minimi di attività solare: Wolf, Spörer e Maunder. Queste persistenti condizioni climatiche fredde sono anche documentate in diversi dipinti dell’epoca che raffigurano i paesaggi innevati delle severe stagioni invernali in Europa (i.e., Brueghel 1601; Avercamp 1608).
Il recente esponenziale aumento delle temperature, invece, caratterizza l’intero Periodo Industriale, documentato dal progressivo aumento di abbondanza di specie di foraminiferi di acque molto calde.
La ricostruzione climatica registrata nei fondali marini dell’Isola di Minorca ha permesso, così, di fornire un quadro più completo dei cambiamenti climatici della Regione Mediterranea e dell’interazione che il clima ha avuto con lo sviluppo antropico, sociale ed economico negli ultimi 3000 anni.