I Giochi della XXXI Olimpiade si terranno a Rio de Janeiro dal 5 al 21 agosto 2016. Nel momento in cui scriviamo, a poche ore dalla cerimonia d’apertura, il villaggio olimpico è stato giudicato inadeguato dalle delegazioni. Gli appartamenti per gli atleti non sono ancora del tutto pronti o addirittura inabitabili.
Ancora più preoccupante è l’inquinamento delle acque dove si svolgeranno le gare. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inviato alcune linee guida alle autorità di Rio, raccomandando un programma continuo di test sulla qualità microbica dell’acqua, in modo da identificare i potenziali rischi per la salute degli atleti. I liquami umani sono oggetto di grande attenzione perché in grado di trasportare numerosi agenti patogeni. Le precipitazioni, inoltre, possono peggiorare la qualità dell’acqua nel caso in cui riversino in mare sostanze contaminate provenienti dalla terraferma. Al contrario, le alte temperature e la luce solare possono rendere inattivi molti microrganismi acquatici, compresi i virus e i batteri resistenti agli antimicrobici.
Diverse misure possono essere messe in atto per limitare l’inquinamento nella baia di Rio. Queste includono il trattamento delle acque reflue o fluviali, così come la deviazione di quelle piovane in eccesso. L’OMS ha raccomandato di fare tutte le opportune ispezioni sanitarie e analisi microbiologiche. I test si basano sulla misurazione di alcuni indicatori batterici, come gli enterococchi intestinali e l’Escherichia coli, che si trovano comunemente nelle feci umane e permettono di valutare la presenza di liquami o agenti patogeni. Le loro concentrazioni forniscono un’indicazione sul livello di rischio per la salute umana. Per esempio, meno di 40 enterococchi ogni 100 millilitri indicano un rischio di contrarre una malattia gastrointestinale inferiore all’1% durante il nuoto. Le misurazioni delle concentrazioni di virus enterici umani in acqua si basano su tecniche di analisi molecolare, come nel caso della reazione a catena della polimerasi, che determinano la quantità di materiale genetico virale presente in acqua.
Le feci umane o animali sono in grado di trasmettere una vasta gamma di malattie, tra cui la più comune è la gastroenterite. Gli organismi responsabili di queste infezioni comprendono virus, batteri e protozoi, che possono anche essere trasmessi attraverso l’assunzione di alimenti contaminati oppure tramite il contatto diretto con altre persone. Ulteriori problematiche includono infezioni respiratorie oppure otiti. Le malattie causate dai cosiddetti microrganismi a vita libera sono rare, ma possono causare gravi infezioni delle ferite e leptospirosi.
Per quanto riguarda i siti olimpici, un rischio significativo è associato alle gare di nuoto (10 km) di fronte a Copacabana. Quelle di canottaggio-canoa a Lagoa Rodrigo de Freitas e quelle di vela presso la Marina da Gloria hanno un rischio più basso visto che è meno probabile ingerire acqua.
Il monitoraggio degli organizzatori ha finora mostrato che vicino alla Marina e a Lagoa non si è ancora riusciti a soddisfare tutti gli standard di qualità. Guanabarra Bay dovrebbe invece avere condizioni accettabili, pioggia permettendo.
In generale, l’OMS raccomanda una serie di vaccinazioni per i viaggiatori diretti in Brasile, a seconda delle zone da visitare. Quelli per il tifo e per l’epatite A potrebbero contribuire a ridurre il rischio di contrarre una malattia legata all’acqua contaminata. Spettatori e turisti dovrebbero poi scegliere le spiagge catalogate come sicure. Sarà anche opportuno coprire eventuali tagli con cerotti impermeabili, facendo la doccia subito dopo essersi immersi e non entrando in acqua per diversi giorni dopo forti piogge. Gli atleti dovranno rispettare regole simili, per quanto possibile, ma ovviamente il grado di esposizione dipenderà soprattutto dalla singola disciplina. In ogni caso, si tratta di soluzioni parziali e di breve durata, che non risolvono il problema.
Come riportato dal New York Times, nel 2009 il Brasile si era impegnato a spendere 4 miliardi di dollari per ripulire l’80% dei liquami non trattati che scorrono nella baia. In realtà, il governo dello Stato di Rio ne ha poi spesi molti di meno, solo 170 milioni, motivando la riduzione con problemi di bilancio. Le barche per la raccolta dei rifiuti e le banchine mobili in grado di fermare fango e detriti sono state spesso definite come misure “cosmetiche” poco efficaci. Un altro sforzo, finanziato da donatori internazionali, ha prodotto una rete di 35 impianti per il trattamento delle acque reflue, 500 miglia di condutture e 85 pompe, ma di queste ne funzionano appena tre. Non va meglio per gli impianti, con solo due attualmente in uso. Il resto è stato abbandonato o è stato oggetto di vandalismo.
È un vero peccato perché queste strutture avrebbero fatto davvero comodo agli atleti, ma ancora di più alla popolazione locale. Con l’inizio delle competizioni, tutta l’attenzione si sposterà sui campi di gara, ma dopo la fine dei Giochi l’inquinamento delle acque non dovrà essere dimenticato.