La XXI Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre del 2015. L’obiettivo principale è quello di raggiungere un accordo vincolante per la protezione del clima, possibilmente accettato da tutte le nazioni. Le aspettative sono alte, anche come conseguenza dell’ottimismo dimostrato da Barack Obama. Il presidente degli Stati Uniti d’America ha infatti dichiarato alla rivista Rolling Stone che a Parigi saremo per la prima volta tutti uniti nell’affrontare il problema, fissando obiettivi importanti e aiutando finanziariamente i Paesi più poveri.
Tuttavia, nonostante i buoni propositi, i negoziati preliminari hanno mostrato sino a questo momento una scarsa coesione tra le parti, come successo durante il meeting tenutosi a Bonn dal 19 al 23 ottobre 2015, che ha sì permesso di ampliare la bozza programmatica dell’accordo da 20 a 51 pagine, con l’inserimento di quasi tutte le richieste avanzate dai Paesi in via di sviluppo, ma ha anche aumentato notevolmente il numero dei nodi da sciogliere. Di fatto, il testo è ora poco conciso, come affermato dalla responsabile per il clima delle Nazioni Unite Christiana Figueres. Ogni sezione del documento è stata integrata con numerose varianti e opzioni, oltre mille, che saranno oggetto di discussione a Parigi.

Le discussioni di Bonn sono state difficili e intense per tutta la settimana. Spinti dall’urgenza di raggiungere un accordo vincolante nel mese di dicembre, i negoziatori si sono confrontati fino all’ultimo momento per mettere a punto il testo preliminare, chiuso solo nella tarda serata del 23 ottobre. Secondo il ministro francese degli Affari Esteri e dello Sviluppo Internazionale, Laurent Fabius, si tratta di un draft certamente più lungo e con molti punti aperti, ma anche maggiormente equilibrato rispetto alla versione precedente. Come Presidente della COP21, il suo intento è infatti quello di ascoltare tutte le posizioni, in uno spirito di grande trasparenza e dialogo, con la ferma determinazione di giungere a un accordo definitivo e giuridicamente vincolante. Da questo punto di vista, la pre-COP di Parigi dell’8-10 novembre, a cui hanno partecipato circa 80 delegazioni, è stata senza dubbio l’occasione per fare i progressi sperati nel poco tempo a disposizione.
Nonostante le difficoltà, la settimana di negoziati ha permesso di chiarire le posizioni su diversi aspetti, come la verifica degli impegni nazionali di riduzione dei gas a effetto serra. Un totale di 146 Paesi ha presentato le iniziative da adottare per la riduzione delle emissioni globali dopo il 2020 (Intended Nationally Determined Contributions, INDCs), pari all’86% della quantità totale di gas a effetto serra nel 2010. In generale, si è cautamente ottimisti sulla possibilità di riuscire a contenere l’aumento della temperatura globale entro 2 °C sino all’inizio del prossimo secolo. Da questo punto di vista, appare molto interessante il rapporto pubblicato il 30 ottobre 2015 dal segretariato UNFCCC, che valuta l’impatto collettivo di questi 119 contributi per la protezione del clima. Secondo le stime, le emissioni dovrebbero già diminuire del 4% entro il 2025 e del 5% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2010.

I governi sembrano finalmente determinati a fare la loro parte, secondo le proprie competenze e capacità. Tra le varie cose da fare, sarà molto importante definire un meccanismo di compensazione per i paesi più poveri, magari tramite opportuni finanziamenti in nuove tecnologie green. Se le previsioni verranno rispettate, l’impatto complessivo degli INDCs porterà a un calo delle emissioni nei prossimi 15 anni, frenando l’aumento della temperatura a circa 2.7-3.0 °C entro il 2100.
Si tratta di un valore ancora insufficiente, ma comunque già meglio rispetto ai 4.5-6.0 °C inizialmente preventivati per lo scenario peggiore, senza INDCs. Per rimanere entro i 2 °C sarà fondamentale il ruolo svolto nei prossimi anni da Stati Uniti, Cina e Unione Europea, specialmente se questi tre grandi soggetti daranno il via a piani di riduzione della CO2 ambiziosi e duraturi nel tempo.