Se procediamo alla velocità con cui stiamo consumando il suolo oggi, entro il 2050 avremmo perso l’equivalente di 10 laghi di Garda di terreno. Se invece facessimo peggio, cioè procedessimo come gli scorsi decenni, ci ritroveremmo fra trent’anni con un quinto della Pianura Padana in meno. Per inciso, l’Unione Europea nel 2016 ha intimato di azzerare, non di ridurre, il consumo di suolo entro il 2050, cioè smettere di impermeabilizzare il terreno coprendolo artificialmente con strade, case e costruzioni di ogni genere.
A denunciare la situazione è l’ultimo rapporto di ISPRA  pubblicato qualche giorno fa, che raccoglie i dati del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente – SNPA del 2016 sul consumo del suolo in Italia, regione per regione e che si apre con un dato non confortante: il consumo di suolo in Italia continua a crescere, pur segnando un importante rallentamento negli ultimi anni.
Solo nei primi 6 mesi del 2016 le nuove coperture artificiali hanno riguardato 50 chilometri quadrati di territorio: 3 metri quadrati di suolo perso ogni secondo. Un fenomeno che secondo le stime di ISPRA ci costerebbe annualmente circa 760 milioni di euro – circa 37 mila euro per ettaro consumato – in termini di stoccaggio e sequestro del carbonio, qualità degli habitat, produzione agricola e legnosa, protezione dall’erosione, regolazione del microclima, infiltrazione dell’acqua e rimozione di particolato e ozono.

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Sebbene si tratti di un fenomeno comune in Europa, l’Italia si colloca fra le prime posizioni con un tasso pari a quello di Germania e Regno Unito, di certo molto più basso rispetto a Olanda e Belgio, anche se comunque doppio rispetto alla media europea, che tuttavia risente dei tassi di consumo del suolo molto bassi dei paesi dell’ex-Unione Sovietica e in quelli scandinavi.

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LOMBARDIA E VENETO MAGLIA NERA
La situazione non è grave ovunque allo stesso modo: le cose vanno particolarmente male nelle aree non alpine del settentrione, in primis Veneto e Lombardia, nell’asse Firenze-Pisa, nel Lazio, in Campania e anche nel Salento, tanto amato dai turisti. Nel 2016 ben cinque regioni hanno superato il 5% come percentuale di suolo consumato, e in Lombardia e Veneto si tocca addirittura il 12%.
La Lombardia è anche la regione con più territorio coperto artificialmente in Italia: quasi 310 mila ettari, circa il 13% dei 2,3 milioni di ettari del consumo di suolo nazionale. Insomma: l’area della Pianura Padana, che è una delle zone d’Europa dove l’aria è più inquinata soprattutto per colpa del traffico (dati EEA), è anche l’area a cui stiamo rubando più suolo per costruire.
E c’è di più: la Lombardia ha anche la percentuale più alta di suolo perso in aree ad alta pericolosità sismica: il 14% delle aree ad alta pericolosità sismica lombarde è consumato.
Segue il Veneto con il 12,6% e la Campania con il 10% di suolo consumato in aree sismiche. Interessante è infine vedere per quali attività consumiamo suolo, e di certo la risposta in Italia non è per costruire nuove aree verdi entro e fuori dalle città. Si tratta in grossa parte di abbandono di aree agricole, a cui segue a grande distanza il consumo di suolo per densificazione e riuso di territorio urbano (Milano, Modena, Trieste, Pescara, Bari, Brescia, Padova), espansione urbana di tipo diffuso (Padova, Perugia, Milano) o dovuta ad aree industriali e commerciali (Foggia, Bari, Milano, Salerno, Verona).

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IL SUOLO RUBATO FRA FRANE E ALLUVIONI
Un altro aspetto pericoloso è anche il fatto che continuiamo a consumare suolo a poca distanza da bacini idrici e da zone ad alta pericolosità di frana. Come avevamo raccontato “Il 2015 in Italia ha visto 28 morti, 25 feriti e oltre 3500 tra sfollati e senzatetto per mano di frane e alluvioni, in 88 comuni appartenenti a 19 regioni. Un totale di 106 frane e 33 inondazioni in un solo anno. Ampliando il periodo di indagine, fra il 2010 e il 2014 il numero cresce fino a contare 145 morti, 2 dispersi, 205 feriti e oltre 44 mila sfollati. Se abbracciamo gli ultimi 50 anni poi, si toccano i 2000 morti e ben 430mila persone che hanno perso la propria casa”. Eppure, secondo quanto riporta ISPRA, circa il 7% delle aree entro i 150 metri dai corpi idrici permanenti è impermeabilizzata, con livelli molto elevati in Liguria (circa il 24% di tale superficie è coperta artificialmente), Trentino Alto Adige (oltre il 12%) e Veneto (oltre il 10%). Quanto alle zone ad alta pericolosità (classe P4, la più elevata), il 2,8% di esse è impermeabilizzata, a cui si aggiunge un 3,2% delle aree a pericolosità elevata (P3).

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