A merenda con un Nobel

Un weekend da Nobel: ieri a Perugia c'è stata la grande possibilità di ascoltare, in un incontro "a tu per tu" tenutosi al POST, il premio Nobel per la fisica 2017 Barry Barish che, insieme a Kip S. Thorne e Rainer Weiss, è stato insignito del prestigioso riconoscimento grazie al ruolo avuto nella scoperta delle onde gravitazionali.
Valentina Spasaro, 18 Novembre 2017
Micron
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Comunicazione e new media

Barry Barish arriva con calma ma senza fare ritardo. Come la scoperta che, dopo 21 anni di lavoro e ricerca, gli è valsa il Nobel per la fisica del 2017. Una scoperta nata dalla cooperazione, cooperation infatti è la parola che maggiormente userà per tutto l’incontro tenutosi venerdì 17 al POST di Perugia prima della lectio magistralis che avrà luogo in una Sala dei Notari stracolma. Barish, classe 1936, ha ancora un atteggiamento lontano da quello che si aspetterebbe da chi ha realizzato di essere passato alla storia come fra i fautori di quella che è stata definita all’unanimità come la scoperta del secolo.
Le parole che aprono l’incontro sono dedicate al ricordo del recentemente scomparso Adalberto Giazotto, padre di Virgo, il rivelatore che ha giocato un ruolo indispensabile nella scoperta delle onde gravitazionali. Barish ricorda di aver incontrato Giazotto per la prima volta nel 1994 quando Virgo era all’inizio della sua attività e Giazotto era convinto che il modo principale per misurare le onde gravitazionali fosse superare la vibrazione della terra, un’intuizione che cambiò sensibilmente l’atteggiamento scientifico nella ricerca e nello sviluppo di Virgo. Barish continua a sottolineare come il legame dell’Italia con la scienza è storicamente unico, partendo da Galileo, quindi non è sorprendente che anche in questa scoperta l’Italia abbia giocato un ruolo fondamentale.
“Lo sviluppo di molte idee è partito da Amaldi” prosegue il premio Nobel “il primo ad aver affrontato il lavoro sulle onde a livello sperimentale, fino agli anni 50 era esclusivamente teorico dunque è con Amaldi che abbiamo iniziato a lavorare seriamente su questa ricerca”.
La cooperazione in scienza è tutto per riuscire a raggiungere risultati importanti. Già nel 1987 si era riconosciuta l’importanza della condivisione, la necessità dello scambio di dati e in questo senso l’esempio trainante è rappresentato proprio dalla collaborazione nata tra Ligo e Virgo, essenziale in questa scoperta. Dietro i nomi che saranno insigniti di questo Nobel, c’è un grande gruppo di scienziati, tecnici, ricercatori, parimenti detentori di questo riconoscimento che ha come valore principale quello di attirare una grande attenzione sulla scienza e la comunità. Senza la considerazione portata dal Nobel, progetti come Ligo non avrebbero mai potuto avere un tale interessamento da parte dell’opinione pubblica e del mondo, sottolinea Barish.
A chi timidamente gli chiede, presentandosi come un semplice amatore della fisica, come si è sentito quel 14 settembre del 2015 quando sono state rivelate per la prima volta le onde, Barish risponde innanzitutto che non ci sono dilettanti o esperti nella scienza ma solo livelli differenti di farla. “Come è successo per il Nobel, anche in occasione della scoperta delle onde, dormivo. In Louisiana erano le quattro del mattino, circa le 11 in Europa, dunque ho scoperto di questi rilevamenti la mattina dopo. La mia casella mail era piena ma non era insolito poiché la nostra routine giornaliera prevedeva un costante scambio di aggiornamenti da team a team, quindi non era giunta alcuna particolare emozione. In un secondo momento ci siamo resi conto di essere davanti a qualcosa di enorme e la mia reazione è stata a metà tra il panico e il perplesso. Alcuni colleghi gridarono eureka, io non smettevo di farmi due domande: dove ci stiamo ingannando e cosa ci sta ingannando?
Il sistema era nuovo e poteva esserci il rischio che i segnali non fossero veritieri e che fosse dunque un’anomalia, per scongiurare questa ipotesi c’è voluto un mese. Inoltre poteva essersi verificato che qualcuno di noi avesse inserito delle informazioni fallaci, dunque abbiamo dovuto verificare questa opzioni in un altro mese. Solo quando siamo riusciti a riverificare i dati e ad accertarci fosse tutto corretto, mi sono emozionato e soprattutto mi sono sentito sollevato”.
La domanda ora sorge spontanea: come si riesce a passare 20 anni lavorando sempre sulla stessa cosa? Barish non ha dubbi: divertendosi! E questo è possibile solo se si ha una mentalità che non richiede gratificazioni a breve termine. La scienza ha impatto sulla nostra vita senza che ce ne rendiamo conto, dal GPS alla risonanza magnetica, dobbiamo pensare a come la scienza ci aiuta a capire il mondo che ci circonda piuttosto che concentrarci su ciò che deve aiutarci a fare.
Il Nobel in tal senso è piuttosto un riconoscimento per la scienza che alla persona.
L’impressione che si ha sentendo quest’uomo parlare del suo lavoro con estrema semplicità e umiltà, è che il valore di questo Nobel vada oltre la sua epocale portata scientifica e abbracci altresì una notevole importanza sociale, per un risultato ottenuto solo ed esclusivamente grazie alla collaborazione internazionale, gratificazione di un atteggiamento di condivisione come cuore pulsante di una ricerca unica.

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