Alla scoperta dei testi sconosciuti dei filosofi greci

Sono stati recentemente resi noti, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, i risultati di due diverse ricerche che si propongono entrambe di svelare uno dei misteri più affascinanti dell’archeologia mondiale e affrontare una tra le sfide più complesse: la lettura dei papiri carbonizzati di Ercolano, alla scoperta dei testi sconosciuti dei filosofi greci.
Romualdo Gianoli, 24 Ottobre 2019
Micron
Micron
Giornalista Scientifico

Tra il 1752 e il 1754, durante lo scavo a Ercolano della cosiddetta ‘Villa dei Pisoni’ (dal nome del suo presunto proprietario, Lucio Calpurnio Pisone), vennero alla luce circa 1800 rotoli di papiro manoscritti, sepolti da uno strato di materiale lavico di circa 25 metri nell’eruzione del 79 d. C. La stessa lava che li aveva parzialmente carbonizzati, una volta raffreddatasi li aveva, però, anche protetti e conservati, seppure in condizioni di estrema fragilità, consentendoci di entrare in possesso dell’unica biblioteca ancora esistente dell’antichità classica.

Si tratta di un vero tesoro di testi greci e latini su vari argomenti, soprattutto filosofia, ma anche commedie, testi giuridici, opere storiografiche e di politica. Grazie a questo ritrovamento è stato possibile recuperare testi greci sconosciuti perché mai pervenuti attraverso la tradizione medievale, come l’opera di Epicuro sulla natura o il corpus delle opere di Filodemo di Gadara e di altri filosofi epicurei. Queste scoperte e il fatto di avere a disposizione un potenziale patrimonio di testi classici ancora sconosciuti e impossibili da leggere perché carbonizzati, ha da subito scatenato l’ansia degli studiosi di trovare il modo di srotolare quegli antichi papiri senza distruggerli. È a questo scopo che già verso la metà del Settecento nacque quella che oggi è l’Officina dei Papiri Ercolanesi, ora una sezione della Biblioteca Nazionale di Napoli  che conserva la maggior parte dei 1800 rotoli.

Tuttavia anche altri, nel corso del tempo, hanno cercato un modo per leggere i testi celati nei rotoli carbonizzati con tecniche non invasive, senza correre il rischio di perdere per sempre il loro prezioso contenuto. E questo ci porta ai giorni nostri e alle due ricerche appena pubblicate.

DA ERCOLANO ALL’OXFORDSHIRE, PASSANDO PER PARIGI E IL KENTUCKY
È qui che ci conducono le ricerche internazionali del prof. Brent Seales che all’Università del Kentucky guida la Digital Restoration Initiative, un programma di ricerca finalizzato allo sviluppo di software in grado di recuperare testi illeggibili contenuti in libri e altri supporti particolarmente fragili. E quale sfida migliore se non i papiri di Ercolano che, per dirla con Seales, rappresentano la ‘tempesta perfetta’ dei testi a rischio, perché uniscono il contenuto potenzialmente unico e un supporto estremamente danneggiato e fragile, in cui è difficile individuare l’inchiostro usato.

Seales ha dunque deciso che non era il caso di tentare di srotolare fisicamente i papiri – visti gli scarsi successi (e gli ingenti danni) che simili tentativi avevano ottenuto in passato – e così ha pensato di usare un approccio diverso: lo ‘srotolamento virtuale’. Per farlo ha utilizzato una particolare tecnica che aveva già adoperato con successo in precedenza, apportando le opportune modifiche. Nel 2015, infatti, Seales era riuscito per primo, dopo un lavoro di decenni, a recuperare digitalmente e rendere leggibili i testi che si credevano intrappolati per sempre in cinque rotoli ebraici, ritrovati nella località israeliana di EnGedi, impossibili da aprire senza distruggerli.

Ora Seales si propone di fare lo stesso anche con due rotoli di Ercolano e quattro frammenti, ottenuti da un precedente tentativo di srotolamento di fine Ottocento. Questi reperti fanno parte di quei pochi esemplari di papiri ercolanesi che non si trovano alla Biblioteca Nazionale di Napoli ma all’estero perché, a suo tempo, donati dal re di Napoli a funzionari e ambasciatori di altre nazioni. Alcuni sono alla Biblioteca Bodleiana di Oxford, altri alla British Library e alcuni a Parigi. I due rotoli e i quattro frammenti studiati da Seales provengono proprio dalla Collezione Ercolanense dell’Institut de France di Parigi, che li ha messi a disposizione per lo studio.

Con un sistema di contenitori appositamente progettati per trasportare i preziosi reperti maneggiandoli il meno possibile, i papiri sono stati portati nel cuore dell’Oxfordshire, nei laboratori nazionali del Regno Unito, dove si trova ‘Diamond’ una sorgente di luce di sincrotrone ottenuta accelerando gli elettroni fin quasi alla velocità della luce, tanto da generare fasci di luce dieci miliardi di volte più luminosi del Sole. Questa luce viene poi incanalata verso vari laboratori lungo percorsi chiamati beamlines, dove gli scienziati la usano per una gran varietà di scopi: dalla formulazione di nuovi farmaci, alla sperimentazione di tecnologie ingegneristiche d’avanguardia.

RENDERE VISIBILE L’INVISIBILE
Nel Diamond i rotoli e i frammenti di Ercolano sono stati esposti al beamline I12 JEEP (Joint Engineering, Environmental, and Processing), una sorgente di raggi X ad alta energia (53-150 keV) usata per imaging, diffrazione e scattering. A questo punto i quattro frammenti sono stati usati come chiave per decifrare i due rotoli interi. I frammenti, infatti, sono costituiti da vari strati e mostrano del testo visibile che è stato usato come base di dati per un algoritmo di machine learning che serve a rendere visibile l’inchiostro al carbonio.

Secondo Seales, questo è uno dei fattori cruciali del metodo perché è proprio la presenza di inchiostro al carbonio che, finora, ha impedito la decifrazione dei papiri. Il punto è che la densità dell’inchiostro al carbonio, contrariamente a quanto avviene per gli inchiostri basati sui metalli, lo rende indistinguibile dal papiro carbonizzato su cui è deposto e quindi praticamente invisibile ai raggi X. Come ricorda Seales: «Non ci aspettiamo di vedere subito il testo ma, prima di tutto, vedremo la struttura interna dei rotoli con una definizione mai raggiunta prima. In secondo luogo, siamo convinti di poter rivelare con la tomografia dei rotoli la presenza di inchiostro non basandoci sulla densità, anche quando le tracce non sono visibili nelle scansioni. È a questo punto, infatti, che interviene l’intelligenza artificiale del machine learning che amplifica il segnale dell’inchiostro e fa sì che l’algoritmo impari a riconoscere pixel per pixel dove si trova esattamente l’inchiostro, analizzando fotografie di frammenti di papiro aperti. Una volta fatto questo, il metodo può essere esteso ai rotoli ancora chiusi per identificare dove si trova l’inchiostro e renderlo così visibile a qualsiasi lettore».

Ciò che ora stanno facendo i ricercatori del team di Seales, nel frattempo tornati in Kentucky dopo l’analisi dei papiri svolta in Inghilterra a fine settembre, è aspettare che il software completi il suo percorso di apprendimento. Una volta fatto ciò, sarà come se gli scienziati fossero riusciti a srotolare virtualmente il papiro,riuscendo a leggerne il contenuto ritornato finalmente visibile. Questa metodologia è stata resa pubblica il 2 ottobre scorso.

INTANTO IN ITALIA…
Il 4 ottobre, invece, sulla rivista Science Advances è apparso uno studio che presenta un altro importante risultato raggiunto da un team internazionale con guida italiana. A capo del progetto, l’Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee del Cnr (Iliesi) affiancato dal Nanotec del Cnr, dalla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli, dal Cnrs/Museo di Storia Naturale di Parigi e dal Dipartimento di fisica dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Gli esperimenti sui papiri sono stati condotti a febbraio 2018 presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, grazie ai laboratori mobili del Museo di Storia Naturale di Parigi e rientrano nella Convenzione operativa tra Cnr e Biblioteca Nazionale di Napoli, per l’applicazione di tecniche chimico-fisiche avanzate alla lettura e analisi non invasiva di manoscritti e papiri.

Lo studio ha svelato e decifrato il testo greco nascosto sul verso della celebre Storia dell’Accademia di Filodemo di Gadara, uno dei tanti rotoli preservati dalle ceneri del Vesuvio e parte di un’opera più ampia intitolata Rassegna dei Filosofi, la più antica storia della filosofia greca in nostro possesso. Il fatto che sul verso di un’opera ve ne fosse un’altra non è insolito, perché spesso i rotoli greco-egizi, venivano riutilizzati anche nel verso e, come racconta il coordinatore del team Graziano Ranocchia: «Le indagini effettuate sul rotolo papiraceo PHerc. 1691/1021, hanno svelato per la prima volta resti di ampie colonne appartenenti al medesimo testo vergato sul recto, destinate a essere successivamente inglobate nella versione finale del libro. Dei 1840 papiri greco-ercolanesi, catalogati e custoditi presso l’Officina dei Papiri della Biblioteca Nazionale di Napoli, solo otto sembrano avere questa caratteristica».

Per raggiungere il risultato i ricercatori hanno usato l’hyperspectral imaging, una metodologia di analisi non invasiva che usa la radiazione infrarossa a onda corta (SWIR HSI, 970-2500 nm), associata a un approccio statistico ben noto conosciuto come PCA (Principal Components Analysis), un metodo comunemente usato per apprendere grandi quantità di dati riducendo il numero delle variabili, in questo caso le bande di frequenza. Il vantaggio di questa tecnica è che riesce a penetrare in profondità negli strati di materiale, al contrario della fotografia a infrarossi a 950 nanometri finora adoperata, aumentando il contrasto tra l’inchiostro e la superficie sottostante e quindi la leggibilità. Un altro importante risultato ottenuto con questo progetto è l’aver reso leggibili le note a margine del papiro, apposte molto probabilmente da un secondo scriba dopo la stesura della prima bozza, forse con l’intenzione di incorporarle in seguito nel testo principale.

Queste ricerche condotte sui papiri di Ercolano, non solo in Italia ma anche all’estero, dimostrano che non solo è possibile migliorare la leggibilità di quanto già noto, ma addirittura scoprire nuovi testi completamente sconosciuti che possono rivoluzionare le nostre conoscenze nel campo della filosofia e della letteratura classica o svelare quanto ancora si cela nei rotoli impossibili da aprire. Il punto debole, però, è il fattore tempo perché ogni giorno che passa questi preziosi e insostituibili reperti si deteriorano un po’ di più, diventando sempre più fragili, con il rischio di non fare in tempo a salvarne il contenuto prima che vada perduto per sempre.

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