Alla scoperta di Mileva Marić

L’ultimo tentativo è quello di Ksenija Martinovic, la drammaturga che sta portando in scena Mileva Marić e il suo difficile rapporto col marito, Albert Einstein. La tesi di fondo è che la ragazza della Voivodinia (oggi in Serbia) abbia dato un contributo decisivo all’elaborazione nel 1905 della teoria della relatività attribuita al noto consorte. Tentativo, quello di Ksenija Martinovic che segue altri, anche di storiche della fisica, molto generoso, ma quanto fondato?
Pietro Greco, 24 Settembre 2020
Micron
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Giornalista e scrittore

L’ultimo tentativo è quello di Ksenija Martinovic, la drammaturga che sta portando in scena Mileva Marić e il suo difficile rapporto col marito, Albert Einstein. La tesi di fondo è che la ragazza della Voivodinia (oggi in Serbia) abbia dato un contributo decisivo all’elaborazione nel 1905 della teoria della relatività attribuita al noto consorte. Tentativo, quello di Ksenija Martinovic che segue altri, anche di storiche della fisica, molto generoso, ma quanto fondato?

Precisiamo subito, a scanso di equivoci, che il giovane – ventiseienne nel suo Annus Mirabilis, il 1905 appunto – si è comportato splendidamente con Mileva nella prima parte del suo rapporto e poi, progressivamente, sempre peggio: da pessimo marito che non solo la tradisce, ma la umilia.

Insomma, un critico sereno della storia della loro relazione non può che parteggiare per questa donna coraggiosa e determinata. Ma altra cosa è la storia della scienza. In questo secondo caso, non ci sono le prove che Mileva abbia dato un contributo alla relatività ristretta e anche gli indizi sono molto deboli.

Ricostruiamo per sommi capi la vicenda. Mileva nasce nel dicembre 1875 a Titel in una famiglia colta e benestante. Fin da subito si distingue per le sue capacità scolastiche e per la forte determinazione a voler studiare, tanto che è una delle prime ragazze ammesse alla pari in un istituto superiore di Zagabria.  Non le basta. Lei punta alla laurea e la Svizzera è uno dei pochi paesi in cui una donna possa accedere all’università, così conclude le scuole medie superiori nella Confederazione dove nella primavera del 1896, a Berna, si diploma.

L’estate successiva supera l’esame di ammissione al Politecnico di Zurigo e inizia a seguire il corso che abilita all’insegnamento della fisica. Con lei solo altri quattro ragazzi. Tra loro c’è Albert Einstein, che è nato nel marzo 1879 e, dunque, ha tre anni e pochi mesi meno di lei. Il giovane tedesco ha già fama di avere una passione per le donne e che questa passione è spesso soddisfatta. Ben presto tra i due scoppia l’amore che, tuttavia, si alimenta a distanza per molti mesi, perché lei è voluta andare in Germania, ad Heidelberg, per studiare fisica a un livello che ritiene migliore di quanto offra Zurigo.

Nel 1908, però, ritorna a Zurigo e riprende la relazione con Einstein. Sarà interrotta solo da un viaggio di Mileva in Croazia, dove intanto si è spostata la famiglia. Di questo periodo sappiamo poco. Emerge qualcosa solo dalle lettere che i due si cambiano. E sono lettere di innamorati.

Nell’anno 1900 il corso di laurea termina e ci sono gli esami finali. Tutti i quattro ragazzi del corso superano la prova e si laureano. Mileva invece non ci riesce, è bocciata perché giudicata non sufficiente in matematica. Ritenterà l’anno successivo, con lo stesso esito. Ma ormai è incinta ed è molto probabile che questa condizione evidente abbia avuto un peso nella decisione della commissione, tutta maschile. Le donne sono ammesse al Politecnico, ma non ancora ben accette.

Intanto Albert combatte con la famiglia, perché i genitori (soprattutto la madre), non vogliono che lui sposi una ragazza più anziana di lui, zoppa, che ha cercato di laurearsi in una materia per maschi e che non ha esitato a vivere more uxorio con un suo compagno di studi. Ma Albert non sente ragioni e il 6 gennaio 1903 sposa Mileva. Intanto è nata Liersel, di cui presto, però, si perdono le tracce. Forse è stata data in adozione.

Intanto anche la carriera scientifica di Einstein è rallentata. Lui è l’unico dei quattro ragazzi laureati del suo corso che non ottiene una posizione al Politecnico: ha litigato con un professore di fisica applicata e di matematica, Heinrich Friedrich Weber, molto influente lì, al Politecnico. Il ragazzo, tuttavia, ha trovato lavoro come impiegato presso l’Ufficio Brevetti di Berna. E lei svolge una vita da quasi casalinga.

Diciamo quasi perché in questo periodo Einstein è membro dell’Accademia Olimpia, come si definisce il gruppo di coetanei che amano ritrovarsi al bar e discutere di tutto: di politica, di filosofia e di fisica. Mileva è con loro. E, dunque, è parte integrante di un milieu culturale aperto al nuovo in ogni campo. Tra parentesi, nel maggio 1904 nasce il primo figlio maschio della coppia. Hans Albert.

È molto probabile che in questi mesi Mileva abbia fatto di più che partecipare alle riunioni dell’Accademia Olimpia. Che abbia aiutato il marito nelle sue ricerche di fisica, fuori dall’orario di lavoro. Ma è un fatto che Einstein, a partire dal 1901 e fino al 1904, pubblica una serie di lavori in cui compare il suo nome. Lavori che in seguito lui considererà minori, ma che sono i primi tentativi di arrivare, per tappe, all’unificazione della fisica. Lavori, dunque, di un’ambizione culturale enorme.

Infine giunge il 1905, l’annus mirabilis, in cui Albert Einstein lancia, per dirla con Louis De Broglie, tre razzi fiammeggianti che improvvisamente illuminano il cielo altrimenti buio della fisica: uno sul moto browniano con cui dimostra in maniera definitiva l’esistenza di atomi e molecole; un altro sull’effetto fotoelettrico e i quanti di luce, che costituisce una delle pietre fondamentali che fanno di Einstein il padre fondatore, insieme a Max Planck e a Niels Bohr, della meccanica quantistica; il terzo razzo riguarda la relatività ristretta, con cui si dimostra l’equivalenza tra materia ed energia e con cui vengono mandati a casa i concetti di spazio e di tempo assoluto. Basterebbe anche una sola di queste elaborazioni per fare di Albert Einstein uno dei più grandi fisici di ogni tempo.

E Mileva? Come abbiamo detto non ci sono prove che abbia lavorato alla pari con Albert alla definizione dei tra passaggi fondamentali e, in particolare, nell’elaborazione della relatività ristretta. Un indizio labile è relativo alle affermazioni di un fisico sovietico di aver visto dei manoscritti sulla relatività ristretta firmati Einstein- Marić. Ma quei manoscritti sono andati persi. Un altro indizio è che spesso, a partire dal 1901, Albert scrive a Mileva parlando del “nostro” lavoro: è il riconoscimento di un lavoro davvero congiunto o solo un modo affettuoso di scrivere alla moglie di cui è ancora innamorato?

Semplicemente non è possibile dirlo. Allo stato degli attuali documenti disponibili non è possibile in alcun modo rispondere alla domanda. Non ci sono altri indizi che mettano in relazione Mileva in maniera specifica con la relatività ristretta. Resta un mistero del perché si abbini il suo nome solo al terzo dei razzi fiammeggianti del 1905 e non anche agli altri due.

C’è infine la questione del premio Nobel. Quando nel 1913 la coppia si dividerà, a causa del comportamento di Albert, lui parla di un possibile premio Nobel. Se lo vincerò, le dice, conferirò a te e ai nostri figli (intanto è arrivato terzo, Eduard) tutta la somma. È un riconoscimento del contributo dato da Mileva alle sue straordinarie scoperte o è solo il tentativo di un uomo che sa di star trattando male la moglie di ripagare in qualche modo? Ancora una volta non ci sono documenti in grado di dirimere la questione.

Alcune cose su Mileva, tuttavia, possiamo dirle. A iniziare dalla sua famiglia: aperta come poche altre in quel periodo e come non moltissime anche oggi. Chi avrebbe mandato la figlia a studiare in università di soli maschi, all’estero, con poche prospettive di lavoro? Chi avrebbe accettato a cuore aperto un rapporto more uxorio con un ragazzo senza una lira in tasca (Albert è mantenuto dalla famiglia)? Chi si sarebbe fatto carico di accettare che Mileva tornasse a casa per partorire la piccola Liersel e poi avrebbe dato il proprio consenso perché si ricongiungesse al fidanzato Albert?

Ma veniamo a lei. È una ragazza straordinaria, che supera la sua condizione fisica e accetta di misurarsi alla pari con giovani molto in gamba lì, al corso in didattica della fisica del Politecnico di Zurigo. È una ragazza che non cerca la visibilità, pur partecipando in pieno alle attività culturali del fidanzato poi diventato marito. È ancora lei che gestisce i suoi figli sia mentre il marito inizia a diventare famoso sia, soprattutto, dopo il divorzio.

Non c’è dubbio: è una ragazza straordinaria. Che accetta la sfida che le pongono i tempi e i pregiudizi contro le donne. Come, in altro modo, hanno fatto altre ragazze con la passione della fisica: da Marie Curie a Lise Meitner.

Ma allo stato delle conoscenze non si può dire che sia stata una co-autrice delle memorie sulla relatività ristretta che hanno contribuito a fare di Albert Einstein, del suo fedifrago marito, il fisico più famoso di tutti i tempi.

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