Clima, quella strana alleanza tra scrittori e scienziati

Narrano le cronache che i cambiamenti climatici hanno tenuto letteralmente banco alla Buchmesse, la tradizionale fiera del libro che si è chiusa nei giorni scorsi a Francoforte. Centinaia di titoli, due sale che a ciclo continuo hanno ascoltato gli accalorati interventi di scrittori e scienziati. Ma non è il solo caso: pare proprio che il clima sia il tema letterario del momento.
Pietro Greco, 23 Ottobre 2019
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

Narrano le cronache che i cambiamenti climatici hanno tenuto, letteralmente, banco alla Buchmesse, la tradizionale fiera del libro che si è chiusa nei giorni scorsi a Francoforte. Centinaia di titoli, due sale che a ciclo continuo hanno ascoltato gli accalorati interventi di scrittori e scienziati. Pare proprio che il clima sia il tema letterario del momento.

Molti gli scrittori del nord Europa che ne parlano a ritmi incalzanti. Dalla norvegese Maja Lunde, che ha appena terminato una raccolta di racconti ambientati nel 2064, a Gert Nygardshaug, anche lui norvegese, ed esponente di spicco di un nuovo genere letterario, che potremmo definire giallo verde, perché introduce il tema ecologico nei suoi polizieschi. I due scandinavi erano presenti entrambi a Francoforte.

Ma non c’è mica solo la Buchmesse a conferire un valore letterario alla narrazione dei cambiamenti climatici. Ha avuto grande successo, per esempio, Amitav Ghosh con il suo Nella grande cecità, ove si dimostra che a pagare il conto più salato del climate change saranno (come sempre) i poveri della Terra.

Intanto, è appena stato pubblicato da Guanda il nuovo libro di Jonathan Safran Foer: Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Perché il clima siamo noi. Il titolo in inglese suona così: We are the Weather. Saving the Planet Begins at Breakfast: ci azzardiamo a tradurlo in italiano in questo modo: ‘Il clima siamo noi. La salvezza del pianeta inizia a colazione’. Due domande, speriamo non troppo irriverenti. Quello che possiamo fare, magari seguendo i consigli di Foer e rendendo sostenibile la nostra agricoltura, non è salvare il pianeta (non corre rischi e non ha bisogno del nostro aiuto) ma rendere il futuro climatico desiderabile per l’umanità. Ci sembra più corretto. Quanto alla traduzione italiana, chissà perché il tempo della salvezza si è spostato dalla colazione alla cena. Forse perché noi abbiamo capacità di decisione e/o bioritmi più lenti? Scherziamo, ovviamente. Il libro di Foer resta un libro molto importante. Da leggere e da assimilare.

Quanto a Guanda, come non ricordare che è la casa editrice che ha pubblicato forse il primo e (a nostro avviso) certamente il migliore romanzo sul destino climatico che ci attende: Qualcosa, là fuori di Bruno Arpaia.

Proviamo, ora, a generalizzare. Perché i cambiamenti del clima sono, a nostro modesto parere, la più recente espressione del travaso di nuove conoscenze scientifiche in letteratura, tanto che il giornalista Dan Bloom ha individuato la nascita di un nuovo genere, la cli-fi (climate fiction): il genere che narra con gli effetti dei cambiamenti del clima in corso anche la scienza più attuale del climate change. Se Arpaia ne è una delle prime espressioni in Italia, Bloom annovera tra i pionieri del nuovo genere letterario Marcel Theroux con il suo Far North (2009), Ian McEwan con Solar (2010) e Nathaniel Rich con Odds Against Tomorrow (2013). Potremmo aggiungere, ancora, Roy Scranton con Learning to Die in the Anthropocene del 2015 e War Porn del 2016), o Ashley Shelby con South Pole Station (2018).

Ma fermiamoci qui, sapendo di essere clamorosamente incompleti. E poniamoci una domanda impertinente: è utile alla causa della prevenzione del cambiamento del clima questa emergente letteratura? La domanda è impertinente perché la letteratura non deve essere utile. La sua utilità consiste nell’essere inutile (in apparenza). In apparenza, perché Nuccio Ordine ha mirabilmente dimostrato tutta “l’utilità dell’inutile”.

Ma la nostra domanda perde – almeno un po’ – la sua patina di non pertinenza se diventa: il genere letterario che ha i cambiamenti del clima al centro può aumentare la consapevolezza del rischio? E questa consapevolezza è utile nella prevenzione?

Non c’è dubbio, la letteratura e l’arte in generale sono gli strumenti più potenti a disposizione della scienza (compresa la scienza del clima) per diventare cultura diffusa. Cultura generale.

Quanto alla consapevolezza di massa è l’unica possibilità che abbiamo per spingere – stavamo per dire “costringere” (con metodi non violenti, s’intende) i governi ad agire con rapidità e determinazione. Con la rapidità e la determinazione che consigliano gli scienziati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite.

Ecco, dunque, che si profila un’alleanza necessaria. L’alleanza tra scienziati, scrittori e cittadini comuni per trasformare il cambiamento climatico da tema scientifico a tema politico.

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