DNA: il grande libro della vita si mette in mostra

A 150 anni dalla pubblicazione delle leggi dell’ereditarietà da parte di Gregor Mendel, il Palazzo delle Esposizioni di Roma ospita il “DNA. Il grande libro della vita da Mendel alla genomica” una grande rassegna internazionale che narra la storia e l’evoluzione della genetica partendo dalla vita e dalle scoperte del celebre naturalista, studioso e monaco boemo. Insieme a Telmo Pievani, filosofo delle scienze biologiche presso l’Università degli Studi di Padova e tra i curatori della mostra siamo andati alla scoperta dei segreti dell’invisibile potenza dei geni.
Valentina Daelli, 07 Marzo 2017
Micron

La sua struttura a doppia elica è ormai diventata un’immagine iconica della scienza, ma fino agli anni Cinquanta del secolo scorso il DNA è stato un oggetto invisibile, soltanto ipotizzato dagli studi sulla trasmissione dei caratteri. La storia delle scoperte di questa molecola è al centro della mostra “DNA. Il grande libro della vita da Mendel alla genomica”, ospitata dal 10 febbraio al 18 giugno al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
“Raccontare l’invisibile non è facile”, spiega Telmo Pievani, filosofo delle scienze biologiche all’Università degli Studi di Padova, che ha curato l’esposizione insieme a Bernardino Fantini, Sergio PimpinelliFabrizio Rufo. “Mettere in mostra qualcosa che non possiamo toccare o vedere a occhio nudo è stata la maggiore sfida del progetto. Abbiamo dovuto trovare il modo di far vedere il DNA in modo indiretto, attraverso le storie delle scoperte, le applicazioni, gli exhibit interattivi.”
L’idea della mostra nasce da una ricorrenza: i 150 anni dalla pubblicazione del saggio di Gregor Mendel sulle leggi dell’ereditarietà.
Nel 1866 il monaco boemo pubblicava sugli Atti della Società di Storia Naturale di Brno i risultati dei suoi studi sulla trasmissione dei caratteri nelle piante di pisello, condotti negli anni precedenti nell’orto del monastero. Risultati destinati ad avere un impatto cruciale sullo sviluppo della genetica, ma che al tempo restarono per lo più ignorati dalla comunità scientifica.
“L’anniversario dei 150 anni è stato un po’ bucato, perché la mostra è partita all’inizio del 2017”, commenta Pievani. Ma poco male, continua il curatore, perché poi è diventata una mostra più grande, che racconta tutta la parabola storica di questa disciplina: a partire dal 1866 con Mendel, il racconto copre la nascita della genetica nel corso del Novecento fino alle recenti scoperte e tecnologie degli ultimissimi anni, e quelle che ci aspettano per i prossimi.
Al monaco agostiniano è dedicata l’apertura del percorso espositivo, che ricostruisce la storia di questa figura così importante per le future scoperte della genetica. Le prime sale, immerse in una musica che evoca l’ambiente monastico, ospitano alcuni reperti originali ottenuti grazie alla collaborazione con il museo di Brno: strumenti di osservazione, appunti e documenti che danno vita al racconto sulla vita e le ricerche dello studioso.
Questa prima sezione dà già un’indicazione dell’approccio storico dell’esposizione, che ripercorre in sette sezioni alcune delle principali tappe dello studio della genetica e del DNA. A partire proprio da chi il DNA non sapeva neppure che esistesse, fino alle prime intuizioni sulla natura di un fattore ereditario in grado di determinare le caratteristiche di un organismo.
La struttura e la composizione della molecola di DNA si inizia a comprendere relativamente tardi, nei primi anni Cinquanta del secolo scorso. “Ma il suo funzionamento, i suoi effetti sul fenotipo degli organismi erano stati osservati ben prima”, spiega Pievani.
Inizialmente da Mendel, ma in seguito anche da altri ricercatori nei primi anni del Novecento. “Anche senza conoscere le basi molecolari, alcuni scienziati avevano capito che doveva esistere una qualche sostanza che garantiva l’ereditarietà e le proporzioni mendeliane, ma che al tempo stesso mutava, cambiava.”
E grazie agli studi sugli incroci di piante e animali, le applicazioni della genetica nascono ben prima che si potesse mettere mano alle sequenze del DNA.
“Nella mostra raccontiamo la storia di Nazareno Strampelli, un grandissimo agronomo italiano dell’epoca fascista. Nel rietino e poi in tutto il Lazio questo scienziato sperimentò varianti di grano, fu uno dei grandi anticipatori della selezione dei frumenti.” Selezionando le varietà di grano più produttive, Strampelli contribuì all’aumento della resa delle coltivazioni italiane.
La mostra, molto ricca di contenuti, è pensata per un pubblico stratificato. “È un approccio che ha funzionato bene nel caso di altri progetti”, commenta Pievani, che ha curato anche le mostre “Darwin” e “Homo sapiens”, dedicata alla storia dell’evoluzione umana. “Sappiamo che le scuole rappresentano poco più di metà del nostro pubblico, e per questo gli studenti sono un target importante.” A partire dai bambini più piccoli, delle scuole primarie, a cui sono dedicati percorsi guidati e laboratori più pratici, ospitati in alcuni spazi del Palazzo delle Esposizioni.
Certo l’esposizione appare più accessibile per i ragazzi più grandi, per cui sembra pensata la sezione dedicata alla genetica forense, con la ricostruzione di una “scena del crimine” a cui possono essere applicate le tecniche di analisi del DNA. O gli exhibit interattivi, come quello che permette di esplorare la genetica legata a caratteristiche fisiche, dal colore degli occhi alla capacità di riconoscere un sapore amaro.
Il percorso espositivo non ha però un approccio didattico, ed è pienamente fruibile da un pubblico adulto – famiglie, curiosi, insegnanti, ricercatori – che rappresenta l’altra metà dei visitatori. Senza dimenticare i turisti, anche stranieri: i video, i pannelli e le installazioni sono infatti bilingue (sembra un dettaglio scontato, ma non sempre avviene nei musei e nelle mostre italiane).
“L’uso di strumenti e linguaggi diversi serve anche a questo, ad andare incontro a un pubblico vario”, commenta Pievani. “La mostra è pensata per occhi diversi, culture diverse, anche tempi diversi. È prevista una visita più veloce, che si può concentrare su alcuni exhibit e oggetti curiosi, e una più approfondita, in cui si può dedicare più attenzione ai testi, ai video e ai reperti storici.”
Il percorso espositivo non tralascia anche aspetti più controversi delle applicazioni e dello studio del DNA: dall’eugenetica su base razziale alla clonazione di animali, dalla biologia sintetica al più moderno editing del genoma. “Su questi temi”, spiega il curatore, “abbiamo fatto una scelta informativa, che è anche l’unica possibile.
Spieghiamo ai visitatori queste tecniche, cosa è stato fatto negli ultimi anni e cosa si può fare, ma non diamo una risposta su come sia opportuno utilizzare queste conoscenze.”
L’importante è che una mostra di questo tipo sia l’occasione per raccontare in modo trasparente quello che sta facendo la ricerca. L’interesse del pubblico c’è, secondo Pievani. “L’Italia è un Paese in cui la domanda di comunicazione scientifica da parte del pubblico è molto forte, e in crescita. I festival della scienza sono molto affollati, e le esposizioni scientifiche fanno dei numeri che non hanno niente da invidiare alle mostre di arte.”
Un interesse che non sempre riesce a essere soddisfatto, secondo il ricercatore, anche perché l’offerta spesso non prende in considerazione le necessità del pubblico. “Lo sappiamo dai questionari e dalle indagini che sono state condotte: il pubblico italiano vuole interazione, non vuole una comunicazione della scienza paternalistica e unidirezionale.
Dobbiamo creare occasioni in cui le persone possono interagire, fare un’esperienza, vedere in modo trasparente quello che gli scienziati stanno facendo.”
Al termine dell’esposizione a Roma, è possibile che la mostra si sposti in altre sedi, come già avvenuto per gli altri progetti seguiti da Pievani.
Una possibile sede potrebbe essere il MuSE di Trento, e in futuro – perché no? – la mostra potrebbe viaggiare anche all’estero.
In attesa di sapere in quale sede si sposterà, la mostra è visitabile fino al 18 giugno 2017 al Palazzo delle Esposizioni, accompagnata da una serie di eventi e da una rassegna cinematografica sul tema della genetica.

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