Elena Lucrezia, prima donna laureata al mondo

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia riceve il titolo di Magistra et Doctrix Philosophiae nello Studio di Padova, superando la discussione su due temi filosofici estratti a sorte “in maniera tanto egregia ed eccellente che rappresentò una prova rara e ammirevole” e diventando la prima donna laureata al mondo. Che cosa ci rimane oggi della figura della prima donna laureata in Italia e in Europa
Pietro Greco, 03 Settembre 2020
Micron
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Giornalista e scrittore

Anche Benedetto Croce la ricorda nel capitolo X, Donne letterate del Seicento, del suo Appunti di letteratura seicentesca inedita o rara: «Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, che passò per dottissima e fu laureata in Padova nel 1678 e morì giovane, a cui elogio furono stampati molti volumi, fino ai giorni nostri». Non è un granché entusiasta, don Benedetto, della ragazza nata a Venezia il 26 giugno 1646 in una casa, quella di papà Giovan Battista Cornaro e di mamma Zanetta Boni, che aveva accolto anche Galileo Galilei per sapienti discussioni molti anni prima. Il nonno di Elena Lucrezia, Giacomo Alvise Cornaro, era uomo di scienza e amico del toscano allora docente di matematica a Padova.

Ebbene, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia è la prima donna laureata in Italia e in Europa. Ma il filosofo napoletano sembra non volerla accreditare più di tanto. Infatti non esita ad andare controcorrente e a citare Girolamo Tiraboschi che così la tratta nella sua Storia della letteratura italiana pubblicata nel 1772: «Le sue opere nondimeno non sembra che adeguino la fama che ella godè vivendo».

Povera Elena Lucrezia, costretta a subire una nuova umiliazione. Ma giudichi il lettore se la sua non è una storia eccezionale. Partiamo dal padre, Giovan Battista Cornaro, uno degli uomini più ricchi e influenti di Venezia. Un nobile di vedute assai liberali, ma assai addentro al potere cittadino. La madre, Zanetta Boni, era invece una signora di umili origini, una serva. Il nobile e la serva si amano e hanno, come abbiamo detto, sette figli. Ma fuori dal matrimonio consacrato. Tutti illegittimi, come usa dire. Certo, Giovan Battista Cornaro li riconosce subito quei figli, ma il peccato originale resta. I due fratelli maggiori di Elena Lucrezia, non possono essere iscritti al Libro d’oro della nobiltà veneziana fino al 1664 e solo dopo che papà Giovan Battista ha sborsato la non banale cifra di 105.000 ducati. E sì che infine, nel 1654, lui, Giovan Battista, sposa l’amata Zanetta, facendo mormorare ancor di più, se possibile, Venezia la pettegola.

Ma veniamo a Elena Lucrezia. Fin da piccola mostra una speciale attitudine per gli studi: non solo è curiosa e ha voglia di imparare, ma impara in fretta.  Tanto da poter parlare ben presto alla pari con i suoi tutori, sempre più qualificati. Donna Zanetta teme per quell’ardita vocazione della figlia: non le sarà causa di accuse e di infelicità? Ma il padre, Giovan Battista, è ammirato dalle qualità di sua figlia e vuole che essa possa seguire la sua vocazione. Anche quando si tratta di passare a un livello di studi che pretendono l’accesso all’università.

Nelle università del tempo, compresa quella molto famosa di Padova, tre sono le tipologie di studi: teologia, filosofia e medicina. Elena Lucrezia spicca nell’ambito delle prime due discipline. Con una predilezione con la prima. Elena Lucrezia ha, infatti, una forte sensibilità religiosa. E magari sarebbe andata volontariamente in convento se avesse potuto, al chiuso di un monastero, continuare i suoi studi. A diciannove anni, in pieno accordo con il padre, prende gli ordini da oblata benedettina: il che le consente di consacrarsi a Dio pur restando in casa e potendo continuare a sfogliare – o meglio, a consumare – gli amati libri.

Non la portiamo per le lunghe, in breve tempo la ragazza non solo agguaglia i suoi docenti in teologia, filosofia e scienze naturali. Ma raggiunge un’enorme fama in tutta Italia e anche in tutta Europa. Non ha ancora trent’anni e tutti la conoscono nella penisola e nel continente come una delle menti più brillanti dell’epoca. A Venezia si parla ancora di una pubblica disputatio in greco e latino tenuta da Elena Lucrezia in fil di filosofia. E così numerose accademie la accolgono tra lo loro fila, suscitando l’ira di tutti i conservatori che mai avrebbero non solo voluto, ma neppure immaginato che si potesse osare dare a una donna un riconoscimento che è naturaliter degli uomini.

Manca, a questo punto, il riconoscimento più ufficiale che ci possa essere: la laurea. La laurea presso l’università di Padova. Il padre Giova Battista muove tutte le leve che può (e sono tante) per farle ottenere la laurea in teologia. E allo stesso modo si mobilita il suo maestro di filosofia, Carlo Rinaldini, autore di un apprezzato De resolutione et compositione matematica e, soprattutto, docente di filosofia presso l’Università di Padova. Rinaldini ha servito due papi, ha insegnato a Pisa, reso edotto Cosimo III, Granduca di Toscana, e ha scritto un libro, Philosophia rationalis, atque entità naturalis, che lo ha reso oltremodo degno di salire sulla prestigiosa cattedra patavina.

Con questi due sponsor, l’ateneo sarebbe favorevole a concedere una chance a Elena Lucrezia, ma non c’è nulla da fare contro il veto dell’arcivescovo di Padova, Gregorio Barbarigo: una donna con la laurea è già un’oscenità, una donna con la laurea in teologia sarebbe un attacco diretto a Dio o, almeno, alla sua Chiesa. No, non si può.

Elena Lucrezia, che certo è schiva di suo, lascerebbe cadere la cosa: a lei interessano i contenuti, non i riconoscimenti formali. Ma il padre ne fa una questione di principio: la geniale e ormai dottissima ragazza non può essere discriminata solo perché donna. La sua influenza conta, Elena Lucrezia può laurearsi, ma in filosofia non in teologia.

L’ateneo che si pregia di perseguire la “patavina libertas” è più che disponibile. L’arcivescovo nulla può più opporre. Il cambio nel tipo laurea e la querelle che l’ha preceduto fa aumentare l’attesa per l’evento: un inedito assoluto. Così a Padova, il 25 giugno 1678, accorrono in moltissimi per assistere alla discussione che dovrà laureare (o meno) la ragazza che ha ormai 32 anni. Vengono da ogni dove e sono di ogni strato sociale. Sono così tanti che bisogna cambiare l’aula dove Elena terrà la sua dissertazione.

Quando infine le viene data la parola, la giovane veneziana discute i due punti di filosofia che le sono stati assegnati. Riguardano entrambi la dottrina di Aristotele. Come previsto l’esposizione è brillante. Dopo che l’ha pronunciata, Elena Lucrezia fa ritirarsi e attendere che la commissione esaminatrice si ritiri per deliberare. Ma, dopo aver rapidamente ascoltato i colleghi, il presidente della commissione, Domenico Tessari, vicepriore del Sacro Collegio, annuncia che la candidata è stata così chiara ed esaustiva, così brillante appunto, da rendere del tutto superflua la discussione segreta tra i commissari. Alla candidata può essere conferita la laurea per acclamazione.

Ma Elena Lucrezia dissente: no, non è giusto che io ottenga una deroga alla prassi. Mi accomodo fuori e attendo la vostra decisione. Non deve attendere molto. In capo a pochi minuti Domenico Tessari la richiama per proclamarla dottore in filosofia. Non fa passare che pochi minuti. A quel punto, recita il verbale, Carlo Rinaldini

si alzò prontamente e davanti a tutte le persone suddette con un’elegante ed erudita orazione lodò la nobiltà e la virtù della predetta valorosa giovane con sommo plauso degli uditori, e alla fine le cinse il capo della corona d’alloro, le porse i libri, le infilò l’anello e le coprì le spalle con un mantello di pelliccia.

            E il collegio fu sciolto.

È così che si laurea Elena Lucrezia Cornaro Piscopia: prima donna al mondo a diventare dottore. Ma la studiosa è già malata. Morirà, sempre più ammirata da tutti, pochi anni dopo, il 26 luglio 1684.

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