Elie Metchnikoff, il demone della scienza

Per conoscere Elie Metchnikoff non è necessario ripercorre gli articoli o i numerosi libri che sono stati pubblicati sullo scienziato russo. Molti storici hanno tentato di esaminare, criticamente, la sua ricerca in termini di genesi, fondamenti concettuali e impatto scientifico. Per raccontare la storia di Metchnikoff basta un episodio, l’ultimo della lunga vita del demone della scienza.
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Illustrazioni di Francesco Montesanti
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Biologia e Comunicazione della Scienza
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Illustratore freelance

Per conoscere Elie Metchnikoff non è necessario ripercorre gli articoli o i numerosi libri che sono stati pubblicati sullo scienziato russo. Molti storici hanno tentato di esaminare, criticamente, la sua ricerca in termini di genesi, fondamenti concettuali e impatto scientifico. Per raccontare la storia di Metchnikoff basta un episodio, l’ultimo della sua lunga vita.
Elie ha 71 anni quando viene trasferito dall’ospedale all’appartamento di Louis Pasteur all’interno dell’omonimo istituto di ricerca. È molto malato ma non perde il suo sarcasmo, al proprio medico dice: “Guarda come la mia vita è legata a questo istituto. Ho lavorato qui per anni, sono qui durante la mia malattia; per completare la connessione, dovrei essere incenerito nel grande forno dove vengono bruciati i nostri animali, e le mie ceneri potrebbero essere conservate poi in un’urna in uno degli armadi della biblioteca”.

Illustrazioni di Francesco Montesanti

Il 15 luglio 1916, alle 17.30, Metchnikoff muore, dopo 28 anni all’Istituto Pasteur, dove era stato vicedirettore dal 1904. Lui, pacifista convinto, stava morendo il giorno dopo la celebrazione della presa della Bastiglia e mentre i soldati francesi stavano marciando a Parigi prima di tornare al fronte della guerra. A distanza di anni la sua popolarità rimase forte come illustrato anche da un’intera pagina del New York Timesa lui dedicata nella primavera del ’22. Popolarità dovuta principalmente al suo lascito scientifico ma anche a una biografia, scritta a quattro mani con la moglie, che lasciava poco spazio alla fantasia. “L’uomo che prolunga la vita” , lo definì il giornalista inglese Charles J. Brandreth. Per Brandreth, quell’uomo “coperto da una massa di capelli selvaggi e spettinati” era “posseduto” ma non con un demone malvagio. Lo spirito che lo trasfigurava, che si fa sentire nel suo cervello chiaro, il suo occhio brillante e il suo discorso armonioso e illuminante, è il nobile genio della scienza applicata alla causa della razza umana”. Allora, cerchiamo di ripercorre la vita del “demone della scienza”.
Elie Metchnikoff nasce il 15 maggio 1845, in un villaggio chiamato Ivanovka in Russia. Suo padre è un ufficiale della Guardia Imperiale. Elie è uno studente brillante che impara il tedesco all’età di 15 anni per potere leggere gli autori tedeschi.
Si iscrive alla facoltà di Scienze biologiche, dopo esser stato fortemente dissuaso dalla mamma a intraprendere il corso di Medicina, riconoscendo nel proprio figlio un carattere emotivo e sensibile alla sofferenza altrui.
Una volta laureato, Elie inizia a girare l’Europa tuffandosi in varie ricerche su piccoli vertebrati, ma immediatamente capisce quanto dura possa essere fare scienza per una giovane mente senza malizia. Un episodio su tutti: in Germania il famoso zoologo Leuckart pubblica segretamente una scoperta del giovane Metchnikoff con cui collaborava, attribuendosi l’esclusività della scoperta, senza alcun riferimento ad Elie. Questo episodio segna l’animo dello scienziato russo, che decide di approdare a Napoli per continuare i suoi studi con serenità.
Qui, alla Stazione Zoologica “Anton Dohrn” si trova a lavorare in un centro di ricerca di fama internazionale: colpito dalle teorie evoluzionistiche darwiniane, si interessa allo studio dell’embriologia. La possibilità di osservare gli eventi che portano alla formazione di un organismo lo affascina e lo scienziato passa ore e ore al microscopio, ma la sua vista si indebolisce e l’avvento dell’epidemia di colera lo costringe a lasciare la città partenopea. Ritorna quindi in Russia, dove diventa professore all’Università di Odessa.

Illustrazioni di Francesco Montesanti

Ben presto però la subdola politica accademica si scontra di nuovo con il suo carattere impulsivo e particolarmente irritabile alla vista di trame perfide. Ma se dal punto di vista lavorativo le cose non vanno bene anche la vita sentimentale è piena di ostacoli e difficoltà.  La ragazza di cui è innamorato si ammala di tubercolosi; nonostante questo, decidono di sposarsi ma lei arriva all’altare in sedia a rotelle. Qualche anno dopo la Ludmilla Fedorovitchmuore; Mechnikov, cade in depressione e cerca di uccidersi, inghiottendo una grande dose della morfina che sua moglie stava usando per limitare il suo dolore. Non muore. Tuttavia continua a adoperare la morfina per superare la propria visione pessimistica della vita. Si sposa per la seconda volta con una ragazza giovanissima, Olga Belokopitova, ma l’inquietudine e il pessimismo non lo abbandonano, tanto da spingerlo a tentare di nuovo il suicidio. Non solo: le sue idee politiche sono contrarie al governo reazionario che si è insediato in Russia dopo l’assassinio dello zar Alessandro II e ancora una volta lo scienziato si lascia trasportare dal suo temperamento, rinunciando alla Cattedra a Odessa e partendo di nuovo per l’Italia.
«Fu a Messina che ebbe luogo il più grande evento della mia vita scientifica…». È proprio qui che nel 1882 lo scienziato fa la scoperta che gli permetterà cambiare gli ingranaggi della storia della medicina. Attraverso un intuizione improvvisa, Elie infila delle spine in alcune larve di stella marina e, tramite il microscopio, osserva che le spine dopo un giorno vengono ricoperte da cellule mobili, formulando così la teoria delle cellule dell’immunità che attaccano e mangiano (ecco perché li chiamerà “fagociti”) i batteri che ricoprivano la spina. Per noi sembra una cosa banale, ma basti pensare che all’epoca era dato per certo il meccanismo totalmente opposto, ovvero che i leucociti non solo non distruggessero i batteri, ma che fossero addirittura i trasportatori dei batteri attraverso il corpo, così da essere considerati i principali disseminatori delle infezioni nell’intero organismo. Nonostante lo scetticismo di molti colleghi, durante un congresso a Vienna Louis Pasteur gli manifesta grande stima e lo invita a lavorare a Parigi. È qui che lo scienziato russo si impegnerà senza sosta per trovare una conferma dell’importanza della fagocitosi nei meccanismi di difesa dell’organismo. Dopo 25 anni la sua teoria verrà definitivamente accettata e nel 1908 Mechnikov verrà insignito, assieme a Paul Ehrlich, del Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina.
A Parigi prova che la sifilide può essere trasmessa alle scimmie. In seguito intraprende un approfondito studio sulla flora dell’intestino umano e sviluppò una teoria secondo cui la senilità è dovuta dall’avvelenamento del nostro organismo da parte di sostanze prodotte da alcuni dei batteri costituenti la flora intestinale. Era ossessionati dagli abitanti di certi villaggi bulgari che si dicevano vivessero anche più di cento anni, e attribuì tale longevità al latte acido che bevevano di frequente; in particolare, ai batteri “buoni” che lo rendevano acido.
Metchnikoff non è stato solo uno scienziato ma anche un filosofo-pensatore. Condivideva con Darwin l’ammirazione dell’armonia tra gli insetti e le orchidee, come il fiore offre il suo nettare agli insetti mentre loro, a loro volta, contribuiscono alla fertilizzazione delle piante. Ma Metchnikoff elencava anche gli elementi di disarmonia del corpo umano come l’appendice, i peli del corpo, i denti del giudizio, l’imene, l’utilità limitata dell’intestino crasso. Considerava il mancato raggiungimento dell’istinto di morte naturale la più grande disarmonia della natura umana. Nonostante i titoli dei suoi libri si riferiscano all’ottimismo, l’ottimismo metchnikovianoè molto limitato all’aspettativa che la scienza possa aiutare a risolvere i problemi umani. Da giovane adulto depresso, divenne una persona saggia invecchiata. Essendo giovane, era pessimista e ammetteva che il male supera di gran lunga il bene. A un’età più avanzata, la sua valutazione dell’esistenza è totalmente cambiata.
Era anche convinto che esistevano strette relazioni tra l’attività intellettuale e le funzioni sessuali. Ma, ed è questa la cosa più importante, Metchnikoff era un ardente credente nella scienza: “Qualsiasi ideale che possa essere capace di unire l’umanità in qualche religione del futuro deve basarsi su principi scientifici, e se, come ci viene detto, è impossibile vivere senza fede, allora quella fede può solo essere fede nel potere della scienza “.

 

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