Ernst Haeckel e l’invenzione dell’ecologia

Inizia con un ritratto di Ernst Haeckel - biologo e filosofo tedesco del XIX secolo cui si deve la prima definizione del termine ‘ecologia’ - la nostra nuova rubrica “Custodi di futuro”, dedicata a ricostruire il percorso di vita e di ricerca di quei pionieri che hanno reso lo studio dell'ambiente e la sua difesa un ambito cruciale di azione scientifica e sociale.
Marco Boscolo, 19 Dicembre 2018
Micron
Illustrazioni di Francesco Montesanti
Micron
Giornalista scientifico

«Per ecologia intendiamo l’intera scienza delle relazioni dell’organismo con l’ambiente, comprese, in senso ampio, tutte le ‘condizioni di esistenza’. Queste, in natura, sono in parte organiche, in parte inorganiche; entrambe […] sono di grande importanza per la forma degli organismi, poiché li costringono ad adattarsi. Tra le condizioni di esistenza inorganiche alle quali ogni organismo si deve adattare appartengono, prima di tutto, le proprietà fisiche e chimiche degli habitat, il clima […], i nutrienti inorganici, la natura dell’acqua e del suolo, ecc.».
È la prima definizione del termine ‘ecologia’ fornita nel 1866 da Ernst Haeckel nella sua opera più ambiziosa, Generelle Morphologie der Organismen (Morfologia generale degli organismi), in cui tenta di riorganizzare la zoologia secondo una visione darwiniana. Come lui stesso avrebbe scritto qualche anno più tardi, in un’opera divulgativa intitolata Natürliche Schöpfungsgeschichte (Storia della creazione naturale, 1868), si trattava del “primo tentativo di applicare la dottrina generale dello sviluppo all’intera gamma della morfologia organica (anatomia e biogenetica), e quindi di sfruttare l’imponente avanzamento che il genio di Charles Darwin ha impresso a tutte le scienze biologiche con la sua riforma della teoria dell’ereditarietà e la sua formulazione della dottrina delle selezione”. Ma l’intento di dare seguito a questa visione unitaria del mondo naturale non porterà immediatamente i frutti sperati dal suo stesso propugnatore, il quale, anzi, si troverà a un certo punto della propria vita a predicare più contro le religioni che a dissertare di filosofia naturale. Intanto, però, aveva gettato il seme per l’apertura di un nuovo campo di indagine scientifica, l’ecologia, che nel secolo successivo troverà interpreti in grado di allargare lo sguardo e aggiustare la traiettoria inizialmente impressa alla parola stessa.

UN AMORE INFINITO PER GLI INVERTEBRATI MARINI
Ernst Heinrich Philipp August Haeckel (1834-1919) cresce in Prussia con il mito di Alexander Humboldt, l’esploratore e naturalista tedesco che ha rivoluzionato l’idea stessa di viaggio scientifico. Vorrebbe dedicarsi alla botanica, sua vera passione, ma il padre, un ufficiale governativo, lo spinge a studiare medicina, una disciplina che odierà sempre. Per sua fortuna, nel cammino verso il camice bianco incontra all’università di Berlino l’ittiologo Johannes Müller, che nel 1854 lo porta con sé in una spedizione nelle acque attorno all’isola di Helgoland, nel Mare del Nord. Quello che sboccia tra Haeckel e gli invertebrati marini è amore: “tra le alghe si trovavano molti dei più amabili piccoli animali”, scrive in una lettera ai genitori mentre sta per pubblicare il suo primo articolo scientifico nel 1855. La tesi di dottorato è sul gambero di fiume, tra il 1859 e il 1860 viene in Italia per studiare la fauna marina, ma in quegli anni è soprattutto uno dei primi lettori dell’Origine delle specie di Darwin in traduzione tedesca. Il risultato di questa prima fase di studi è il già citato doppio volume sulla morfologia degli organismi in cui compare per la prima volta la parola Oecologie, neologismo che Haeckel conia fondendo due parole greche: οκος, ‘casa’ o ‘ambiente’, e λογία, ‘studio’.

Fig. 1 – Muscinae (Ernst Haeckel: Kunstformen der Natur, 1904)

L’idea che traspare dal programma di riorganizzazione della Morphologie è che tutti gli organismi che popolano la Terra siano parte di una unica grande famiglia e che siano legati gli uni agli altri, nonostante le grandi differenze apparenti, da legami talvolta molto intimi di aiuto reciproco o di antagonismo. Per dirla in altri termini, l’ecologia era per Haeckel la scienza che si occupa delle relazioni tra gli organismi viventi e il mondo esterno. Nel 1869, durante la lezione inaugurale del suo corso all’università di Jena, aggiungerà un esplicito riferimento a Darwin, definendo l’ecologia come “quel corpo di conoscenze che riguardano l’economia della natura, […] lo studio di tutte quelle complesse interrelazioni a cui Darwin ha fatto riferimento come alle condizioni di lotta per la sopravvivenza”.

UNA PAROLA VUOTA?
Il più famoso risultato della ricerca ecologica di Haeckel è senza dubbio la sistemazione di tutti gli esseri viventi allora noti in un unico albero della vita, che mette implicitamente in evidenza la storia evolutiva e i legami di parentela tra le specie. Ma il termine ecologia non prendeva piede tra i suoi contemporanei. La seconda metà dell’Ottocento è un momento di grande trasformazione per le discipline biologiche, non solo per la diffusione sempre più ampia dell’evoluzionismo darwiniano, ma anche per una generale settorializzazione della ricerca. Per dirla brevemente, la figura del filosofo naturale conosce una progressiva decadenza, mentre emergono figure di biologi specializzati in questo o quell’ambito specifico della disciplina.

Fig. 1 – ‘Monophyletischer Stambaum der Organismen’ da Generelle Morphologie der Organismen (1866) con Plantae, Protista, Animalia

Nel capitolo della sua storia dell’ecologia (Nature’s Economy: The Roots of Ecology, 1977) dedicato a Haeckel, Donald Worster si domanda allora se il termine coniato dallo zoologo prussiano non fosse all’epoca in realtà privo di contenuto. Una domanda simile se la pone anche lo storico dell’ecologia Frank Egerton nel 2013 quando si chiede se, oltre ad aver coniato il termine, Haeckel sia stato un ecologo egli stesso. Entrambi gli autori ricordano che già Darwin, implicitamente, aveva cominciato a esplorare questo nuovo ambito di indagine della natura. E lo stesso hanno fatto, tra gli altri, Humboldt e Alfred Wallace. Le spedizioni scientifiche a cui ha partecipato Haeckel, inoltre, sono state relativamente poche, sebbene fruttuose sul piano scientifico, ma non hanno portato alla stessa notorietà del diario del Beagle o ai bestseller dei viaggi di Humboldt.
Per quanto riguarda il termine ecologia, addirittura, in certi ambienti di ricerca circola invece una certa diffidenza. Molti contemporanei di Haeckel faticano a capire l’utilità del termine, legati come sono alla precedente idea di economia della natura, oppure convinti che non sia necessario disporre di una disciplina fatta in questo modo: in fondo, la specializzazione che si sta delineando così nettamente tra le diverse sotto-discipline biologiche permette di immaginare un futuro in cui tutti i segreti della natura saranno spiegati grazie a un’attenta classificazione dei viventi e una altrettanto attenta analisi degli specimen che affollano le bacheche dei musei di storia naturale. A sancire il relativo successo del termine, e il parallelo affermarsi della disciplina, sono uno stuolo di altri studiosi, non necessariamente successivi a Haeckel, che – rimanendo nella metafora di Worster – daranno sostanza alla parola.

LA NATURA E IL TUTTO
Con il passare degli anni, Haeckel continua a produrre ricerca di buonissimo livello. A lui si devono, per esempio, le descrizioni di oltre 4.000 specie marine fino ad allora sconosciute (soprattutto invertebrati, il primo amore) e alcune delle più belle illustrazioni naturali di tutti i tempi. A Jena, però, si trova progressivamente ai margini dell’università, sostituito in fama e notorietà da alcuni dei suoi stessi allievi.
La sua attività pubblica, intanto, si è pian piano allargata. Dapprima con una serie di conferenze pubbliche di divulgazione che avrebbero dovuto portargli maggior sostegno sul fronte anche scientifico per la diffusione delle sue idee ecologiche. In un secondo momento, forse amareggiato per l’insuccesso dei suoi tentativi si dedica sempre più alla diffusione di un’idea religiosa monista, in cui un unico principio che chiama ‘sostanza’ è l’essenza stessa del mondo e continua a evolversi e trasformarsi. Il monismo di Haeckel nega il dualismo spirito-sostanza, affermando che tutto è uno e negando neanche troppo indirettamente il fondamento del Cristianesimo e dell’Ebraismo. “Era un crasso materialista e ateo e ha ridicolizzato la Cristianità in moltissimi modi”, scriverà di Haeckel, due anni dopo la morte, Ludwig Plate (1862-1937), suo studente e successore a Jena.
Come ricostruisce Frank Egerton, per far coincidere al meglio la sua visione filosofica con i risultati scientifici, Haeckel non esita a forzare le sue famose illustrazioni degli stadi di sviluppo dell’embrione in modo che coincidano con la sua ipotesi di ricerca “l’ontogenesi ripercorre la filogenesi” e non teme di sbagliare anche quando critica oltre il razionale gli studi di alcuni colleghi.

Fig. 2 – Confronto sviluppo fetale umane e canino (Ernst Haeckel: Natürliche Schöpfungsgeschichte, Georg Reimer, Berlin 1868) Fig. 3 – Illustrazioni di vari stadi di sviluppo di feti di diversi animali (Ernst Haeckel: Anthropogenie,1874)

Nel frattempo, però, il termine da lui coniato, come un seme, ha trovato terreno fertile in altri ricercatori che potremmo definire i primi veri ecologi moderni: August Grisebach (1814-1879), Clinton Hart Merriam (1855-1942) e Eugenius Warming (1841-1924). Quest’ultimo, in particolare, pubblica nel 1895 (poi rivista nel 1909) un’opera che fin dal titolo sembra voler a tutti i costi dare una spinta al termine coniato da Haeckel: Plantesamfund – Grundtræk af den økologiske (che in italiano può essere tradotta come Comunità vegetali – Fondamenti dell’ecologia). Il libro circolerà moltissimo tra i botanici, soprattutto dall’altra parte dell’oceano, dove il termine ‘ecologia’ avrà molta fortuna anche grazie a intellettuali come Henry Thoreau, Ralph Waldo Emerson e nuove generazioni di studiosi che contribuiranno in modo essenziale a plasmare l’ecologia come la conosciamo oggi.

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