Gli italiani e la scienza: esame superato ma senza lode

Gli elettroni sono più piccoli degli atomi? Gli antibiotici uccidono i virus e i batteri? Il sole è un Pianeta? Se nel 2007 gli italiani in grado di rispondere correttamente a queste domande erano tra il 38,3 e il 50,6%, oggi la percentuale di risposte corrette cresce più di 10 punti. Sono questi gli ultimi dati pubblicati da Observa Science in Society. Ma come si spiega questo miglioramento delle competenze scientifiche degli italiani?
Andrea Rubin, 14 Agosto 2016
Micron
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Sociologia, Comunicazione della Scienza

Il caso Stamina, ma prima ancora il caso Di Bella, il recente movimento antivaccinista, gli oppositori agli Ogm, il movimento contro la sperimentazione animale o gli antinuclearisti sono l’espressione di un Paese caratterizzato da un grave analfabetismo scientifico che supporta un gran numero di movimenti contro la scienza e contro l’innovazione tecnologica e mal sopporta la ricerca scientifica.
Così almeno hanno più volte commentato autorevoli osservatori che hanno individuato nella storia italiana una lunga tradizione di cultura antiscientifica.
A perpetrare lo stereotipo di un’Italia antiscientista si sono messi anche esponenti politici e i mass media che hanno più volte rafforzato questa visione del complicato – e talvolta conflittuale – rapporto tra scienza e società. Si vedano articoli come «Così combattiamo l’analfabetismo scientifico» (Corriere della Sera, 13 dicembre 2009) o «Scienza padrona» (Corriere della Sera, 7 giugno 2007).
Qualche giorno fa però, Observa, che da anni effettua il più ampio e continuativo monitoraggio nell’ambito del rapporto tra scienza, tecnologia e società, ha pubblicato online un’infografica che raccoglie i dati di dieci anni di ricerche. I dati più recenti dell’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società sfatano decisamente questo stereotipo: dal 2007 al 2016 il grado di conoscenze scientifiche degli italiani è cresciuto parecchio, toccando quest’anno vette mai raggiunte prima.
L’andamento del cosiddetto «alfabetismo scientifico» viene monitorato attraverso la somministrazione, a un campione statisticamente rappresentativo della popolazione, di tre domande standardizzate su scala internazionale: gli elettroni sono più piccoli degli atomi? Gli antibiotici uccidono sia i virus che i batteri? Il Sole è un pianeta?

Tra i cittadini italiani solo il 13% degli intervistati non sa rispondere correttamente a nessuna delle domande poste mentre tre su dieci lo fanno in modo corretto a tutte le domande. Il 62,5% degli italiani sa che il Sole non è un pianeta, il 59,4% riconosce correttamente la funzione degli antibiotici e il 57% sa che gli elettroni sono più piccoli degli atomi. Rispetto a dieci anni fa, la percentuale di risposte corrette cresce di più di 10 punti percentuali: l’incremento è addirittura del 10% per la domanda sul Sole e raggiunge quasi il 20% nella domanda sugli elettroni.
In un Paese considerato talvolta mitologico per gli sviluppi tecnologici e scientifici come gli Stati Uniti, non va meglio. Sembra semmai peggiore. Oltre Oceano la comprensione dei concetti e dei fatti scientifici fondamentali lascia a desiderare. Sia negli Stati Uniti che in Europa però si registrano interessanti miglioramenti. Per esempio riguardo all’inefficacia degli antibiotici contro i virus: negli ultimi anni è infatti aumentata la percentuale di risposte corrette al quesito che cerca di testare se i cittadini sanno che una malattia virale non è contrastabile con una terapia antibiotica.

Ma come si spiega questo miglioramento delle competenze scientifiche degli italiani? Una prima risposta viene da un’analisi più approfondita dei dati. L’alfabetismo scientifico è infatti fortemente legato all’età e al livello di istruzione. Solo il 6% dei cittadini compresi tra i 15 e i 29 anni non riesce a dare neppure una risposta corretta, mentre tra gli ultrasessantenni il 22% si attesta al livello più basso di alfabetismo scientifico. Quasi quattro giovani italiani su dieci si collocano al livello più alto di alfabetismo scientifico, esattamente il doppio rispetto alla quota della fascia di età più elevata.
In linea con gli anni precedenti quindi le conoscenze scientifiche dei cittadini diminuiscono al crescere dell’età e aumentano al crescere del livello di istruzione. È tra gli italiani ultrasessantenni e con un basso titolo di studio che si trova la percentuale più alta di chi non sa rispondere a nessuna delle domande poste, mentre la percentuale di chi riesce a rispondere a tutte e tre le domande supera il 50% tra i laureati.

L’Italia non è dunque un Paese “scientificamente analfabeta”, pervaso da diffusa ignoranza e scarso interesse nei confronti della scienza. Secondo Massimiano Bucchi, professore di Sociologia della Scienza all’Università di Trento e responsabile scientifico dell’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società di Observa – Science in Society: “Nel complesso, i dati dell’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società ci dicono che il vero problema non è l’assenza di una cultura scientifica. Il nodo critico resta la fragilità di una cultura della scienza e della tecnologia nella società: di una cultura che sappia discutere e valutare i diversi sviluppi e le diverse implicazioni, potenzialità e limiti della scienza e della tecnologia evitando le opposte scorciatoie della chiusura pregiudiziale e dell’aspettativa miracolistica. È in questa direzione che forse varrebbe la pena indirizzare discussioni e iniziative, anziché fermarsi alla consueta litania (mai ‘scientificamente’ documentata) degli ‘italiani antiscientifici’ “.
Il livello delle conoscenze scientifiche è uno degli indicatori più diffusi nelle analisi internazionali sul rapporto tra scienza e società. Le rilevazioni europee sulla percezione pubblica della scienza hanno avuto inizio nel 1977 ma tuttavia non hanno certo mancato di sollevare critiche e obiezioni ai risultati via via emersi. Le batterie di domande somministrate anche dall’Eurobarometro per testare il livello di alfabetizzazione scientifica, prevedono da parte dell’intervistato risposte “vero” o “falso”. In questo modo si potrebbe obiettare che si misura più una conoscenza nozionistica o “oggettiva”. Fino al 2001 tuttavia veniva rilevata anche una comprensione metodologica della scienza. Ciò veniva misurato attraverso sondaggi atti a rilevare in che misura i cittadini europei (e anche italiani) capissero la natura e la funzione del metodo sperimentale o il concetto di probabilità. Ora questa valutazione è stata rimossa. Tuttavia i cambiamenti nell’alfabetismo scientifico vanno anche visti nel quadro più ampio del rapporto tra gli italiani e la scienza e dei suoi mutamenti. L’indagine dell’Osservatorio infatti è molto più ampia (con domande su fiducia nella scienza, percezioni e aspettative verso il mondo della ricerca) e l’indice di alfabetismo scientifico è solo uno degli aspetti considerati.

TV PRIMA FONTE DI INFORMAZIONE SU SCIENZA, IL WEB BATTE I GIORNALI
Altri dati Observa, così come di altre indagini recenti, ci mostrano una propensione rilevante e crescente ad informarsi di scienza e tecnologia. Negli ultimi cinque anni sono cresciuti di oltre 20 punti gli spettatori che guardano programmi tv dedicati a scienza e tecnologia; Internet è divenuto un medium molto utilizzato per informarsi e approfondire temi scientifico-tecnologici, soprattutto tra i più giovani (arrivando a coinvolgere, almeno occasionalmente, addirittura il 93% tra i 15-29enni). Crescono anche le partecipazioni a iniziative pubbliche di comunicazione della scienza: più cittadini frequentano musei scientifici, festival della scienza e conferenze pubbliche. Non se la cavano male nemmeno i libri di divulgazione (si pensi all’inaspettato successo di Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli) e i film o serie tv che sempre più spesso hanno come protagonisti figure del mondo scientifico. Tutto bene, quindi? Ovviamente no. Restano significative lacune, soprattutto trai più anziani e tra i meno scolarizzati. E sebbene il quadro delle competenze sia nettamente migliorato, per quasi quattro italiani su dieci (ma erano uno su due nel 2007) “il Sole è ancora un pianeta”.

Dovrebbero però preoccuparci anche le forti aspettative che, a fronte della fiducia e dell’interesse, gli italiani riversano sulla scienza. La scienza, soprattutto in Italia, è fortemente associata alla biomedicina e alle sue applicazioni. Dalla scienza quindi gli italiani si attendono prevalentemente nuove applicazioni tecnologiche e opportunità terapeutiche. La scienza è percepita come una possibilità di migliorare il proprio “benessere” ma non certo priva di rischi e implicazioni sociali. Simili aspettative – quasi miracolistiche – possono aiutare a comprendere la genesi e lo sviluppo di vicende tristemente balzate alla cronaca come il recente “caso Stamina”, ma non solo. Alla scienza si chiede molto e ci si aspettano soluzioni nel breve periodo. Questo denota una scarsa cultura soprattutto del metodo scientifico. Seppur molto resti ancora da fare per costruire una “cultura della scienza nella società” evitando le opposte scorciatoie della chiusura pregiudiziale e dell’aspettativa miracolistica, occorre però prima di tutto sgombrare il campo da pregiudizi e stereotipi sempre meno fondati: agli italiani la scienza piace e interessa.
Le indagini sociali su scienza, tecnologia e società intanto proseguono e in un’epoca in cui le immagini hanno assunto un ruolo rilevante, la prossima tappa sarà rilevare il livello di alfabetismo scientifico visuale. Sapete indicare correttamente cosa rappresentano queste tre figure?

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