Il futuro della biblioteca

Oggi alle biblioteche viene chiesto di erogare servizi diversi e di gestire nuove forme di apprendimento, che si fondano su un’inedita interazione fra persone, luoghi, oggetti. La biblioteca può generare valore e utilità sociale, accendere la curiosità e la creatività, accrescere le competenze dei cittadini, sia nelle funzioni e servizi tradizionali, sia quando si evolve in “movimento fablab”.
Salvatore Marazzita, 26 Gennaio 2019
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Filosofia della Scienza

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È possibile immaginare un mondo senza biblioteche, senza avere la possibilità di consultare 1,7 miliardi di testi e di poter usufruire di oltre 1,9 miliardi di prestiti? Sicuramente no, ma è giusto chiedersi se una istituzione tanto amata potrà sopravvivere in un contesto in cui moltissime persone vivono la loro vita in un modo diverso anche solo da ieri.
Un computer, un tablet, uno smartphone, qualsiasi dispositivo dotato di accesso ad Internet può fornire una quantità di informazioni incommensurabile. I sistemi di intelligenza artificiale avanzano e ci guidano sempre di più nella quotidiana ricerca di notizie, alla quale siamo abituati come persone digitali che interagiscono, anche inconsapevolmente, con algoritmi e feed.
L’accesso alla cultura si va modificando in maniera importante: vocaboli di origine informatica come epub, pdf, ebook sono ormai entrati a far parte del nostro vocabolario collettivo e del nostro linguaggio, oltre che nel modo di concepire la lettura e lo studio.
In un sistema a forte tendenza di informatizzazione, che ruolo hanno quelle strutture, fisiche e ideali, che per secoli hanno rappresentato, per antonomasia, il simbolo stesso e l’incarnazione di una solida cultura che aveva nella carta stampata il proprio collegamento materiale, le biblioteche? Da “ripostiglio di libri”, come suggerisce l’etimologia greca del termine, le biblioteche hanno saputo cambiare volto e visione, modificandosi e aggiornandosi nel corso della storia, ma rimanendo sempre centri di conservazione, diffusione e promozione di ogni tipo di sapere. Il libro, che da sempre si configura come il mezzo privilegiato di studio, anche solo per la carica storica che porta con sé, rappresenta ancora il valore e il proverbiale “peso” della cultura.
Data la spinta informatica che, seppur a rilento rispetto ad altre nazioni europee, l’Italia ha avuto e continua ad avere negli ultimi anni, si sarebbe tenuti a ravvisare una crisi delle biblioteche tradizionalmente intese: sembra invece che il numero di questi spazi culturali tenda ad essere in crescita, seppure con le dovute considerazioni.
Tralasciando l’importanza degli scriptoria in età carolingia, con la diffusione dei monasteri benedettini e la formazione delle grandi raccolte librarie, in Italia la diffusione e la formazione di quei luoghi di cultura speciali avvenne in maniera graduale, almeno fino al XIX secolo, periodo durante il quale vennero fondate nel nostro paese circa 900 nuove biblioteche. Un numero destinato a crescere ancora di più nel secondo dopoguerra, forse in risposta alla richiesta di accesso al mondo della cultura in un periodo in cui l’aria di una nuova formazione nazionale, appena lontani dal fantasma della guerra, ispirava il bisogno di riunirsi intorno a nuovi centri di condivisione dei saperi: dal 1948 al 1972 vennero fondate circa 2.600 biblioteche.
Un numero davvero considerevole, se paragonato a quello del secolo precedente.
La diffusione e la realizzazione di questi nuovi poli di conservazione della cultura potrebbe aver giocato un ruolo importante nell’alfabetizzazione di una popolazione ancora non del tutto unificata dal punto di vista culturale e linguistico. Possedere i libri, per molte famiglie, non era possibile per via della ancora diffusa povertà, soprattutto nelle zone rurali del paese.
La biblioteca quindi si trasforma e si distacca in parte dalla vocazione di mantenimento e custodia del passato che aveva avuto nell’Ottocento, per diventare sempre di più un “luogo del presente”, nel quale studiosi, appassionati e semplici cittadini hanno modo di incontrarsi, leggere e scambiarsi idee. Dal 1972 in poi si registra l’apertura di circa 5.000 nuove biblioteche, con una tendenza ad un aumento significativo negli anni a seguire.
Si direbbe un periodo molto prolifico per le biblioteche, considerando che oggi quelle degli enti territoriali, quindi quelle considerate pubbliche per eccellenza, soprattutto comunali, si attestano intorno a 6.500. Secondo i dati rilevati dall’ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche), nel 2017 il numero delle biblioteche è aumentato rispetto alle precedenti rilevazioni. Si è passati da 12.936 nel 2013 a 13.888 nel 2017, con un incremento del 7,4% su scala nazionale, tenendo in considerazione che la statistica ha preso in esame tutte le tipologie di biblioteche (comunali, di università statali, ecclesiastiche, accademie, fondazioni, famiglie private etc.). Ad aumentare in maniera rilevante fra il 2013 e il 2017 sono state le biblioteche comunali (+6,7%), mentre risultano in calo quelle universitarie statali (da 1.900 a 1.700 circa) che in teoria, rappresentando un tipo di cultura specializzata, dovrebbero invece essere in aumento, ma scontano forse le forme di condivisione tra i ricercatori che puntano sulla diffusione digitale di papers e documentazione ufficiale.
Il dato che vede le biblioteche comunali in aumento dovrebbe indicare un interesse maggiore da parte dei cittadini rispetto all’offerta culturale da queste messa a disposizione, ma appare in contrasto con quanto risulta da un’analisi dell’ISTAT sulla lettura dei libri in Italia nel 2015. Secondo questo studio, infatti, dal 2010 al 2015 si è registrato un rilevante calo dei lettori italiani: nel 2015, in particolare, il 42% delle persone da sei anni in su (circa 24 milioni) ha letto almeno un libro nell’anno precedente l’intervista, per motivi non strettamente scolastici o professionali. Un altro dato in possibile contrasto con il trend di aumento del numero di biblioteche pubbliche può essere rintracciato nelle classifiche riguardanti l’analfabetismo funzionale (literacy), ovvero la capacità di interpretare e comprendere un testo, che vede l’Italia agli ultimi posti, sempre secondo ISTAT.
Si potrebbe ritenere che, proprio in virtù della tendenza culturale negativa, si avverta da parte delle amministrazioni pubbliche la necessità di un tentativo di compensazione attraverso una maggiore diffusione del sapere, che passa giocoforza per la creazione di quei luoghi di cultura per eccellenza che sono le biblioteche.
Non di rado, infatti, si può notare come il ruolo delle biblioteche si vada modificando, mostrandone il volto sempre più attivo a livello di organizzazione di incontri ed eventi a scopo di promozione e diffusione culturale, con la tendenza a collaborare con associazioni, enti pubblici, università, in un’ottica di creazione di reti di sapere partecipate e attive.
La reazione ad un abbassamento del livello culturale generale è evidente anche nel fatto che le biblioteche odierne si dotano sempre più di sistemi di fruizione digitale delle opere, con la possibilità di consultazione on-line attraverso portali dedicati. Questo processo di digitalizzazione, se attivato in particolare nelle biblioteche di interesse storico, potrebbe estendere ad un pubblico molto vasto la possibilità di fruire di testi antichi, che per secoli sono rimasti appannaggio dei soli studiosi. Attraverso la digitalizzazione di questo tipo di libri si risolve in parte anche un altro rilevante problema, ovvero quello dell’usura naturale a cui questi vanno incontro passando semplicemente di mano in mano. Anche per una questione di conservazione di testi antichi di valore, i cataloghi digitali sono ormai realtà di molte biblioteche nazionali ed europee.
A livello europeo, Italia compresa, i libri si attestano in ogni caso come uno dei più utilizzati strumenti di comunicazione e come veicolo di conoscenza e idee, continuando naturalmente a svolgere un ruolo importante nell’educazione e nell’arricchimento culturale di tutti i cittadini, soprattutto in ambito professionale. Per una stima dello stato di salute delle biblioteche nel Vecchio continente si consideri che, secondo lo studio Cross-European survey to measure users’ perceptions of the benefits of ICT in public libraries (marzo 2013), a cura della Bill & Melinda Gates Foundation e TNA desk research, in Europa si contano circa 65.000 biblioteche pubbliche, ma la loro frequentazione in percentuale varia considerevolmente da paese a paese. Nei due paesi scandinavi inclusi nello studio (Finlandia e Danimarca) si registrano i livelli di utilizzo percentualmente più elevati, rispettivamente il 67% e il 57%.
D’altro canto, i livelli più bassi si registrano nei paesi dell’Europa meridionale e orientale, in particolare in Grecia (9%), Portogallo (12%), Bulgaria (12%), Italia (14%) e Romania (16%). Relativamente basso in anche in Germania (16%), che è chiaramente sbilanciata rispetto ad altri paesi dell’Europa occidentale come il Regno Unito, la Francia e i Paesi Bassi.
Un dato interessante è che l’utilizzo delle biblioteche da parte della popolazione varia a seconda degli investimenti pubblici destinati ad esse, mostrando una correlazione tra spesa, e quindi cura, e interesse dei cittadini. I paesi che investono di più sono infatti Finlandia e Danimarca, quelli che spendono meno sono Portogallo, Polonia, Romania, Lettonia e Lituania; in questo caso non sono presenti dati relativi all’Italia. La Germania è il paese che spende meno in assoluto. Secondo questo studio, frequenta le biblioteche il 23% della popolazione complessiva dell’Unione Europea.
Sarebbe interessante conoscere le statistiche di frequentazione delle biblioteche nazionali per un confronto dettagliato con la situazione Europea.
Quest’anno l’ISTAT ha annunciato l’avvio di un’indagine statistica finalizzata ad una mappatura puntuale e dettagliata delle biblioteche pubbliche e private presenti sul territorio nazionale. Si tratta di una rilevazione che avrà come riferimento l’anno 2017 e che rientra per la prima volta nell’interesse della statistica ufficiale. Sono escluse le biblioteche universitarie, quelle non aperte al pubblico e quelle esclusivamente digitali. L’interesse dell’ISTAT verte quindi sulla localizzazione delle biblioteche tradizionalmente intese, quei luoghi di conservazione storica, ricerca, lettura e studio che hanno l’obiettivo di avvicinare e coinvolgere i cittadini nel mondo della cultura.
Non di rado le biblioteche di oggi rappresentano infatti un luogo di connessione, fisico e intellettuale, con il mondo. La loro importanza come hub di comunicazione e condivisione è fuori discussione, soprattutto nei piccoli centri, lontani dalle grandi aree industrializzate del paese, luoghi in cui ancora la connessione ad internet è carente o assente per molte famiglie.
La biblioteca contemporanea, dotata di accesso gratuito ad internet, di cataloghi e testi consultabili on-line, rappresenta ancora, come un tempo, un punto di incontro importante per cittadini, studiosi e curiosi.
Una parte importante dell’attività di molte biblioteche è anche quella volta a stimolare l’interesse per la lettura da parte dei bambini, ai quali sono spesso dedicate intere aree delle strutture o spazi appositamente pensati. Molte biblioteche, avvertendo il bisogno di divulgazione e condivisione extra moenia, si sono anche dotate di servizi di bibliobus, vere e proprie biblioteche ambulanti in grado di raggiungere i comuni che non hanno una biblioteca pubblica. La biblioteca si trasforma al passo con i tempi, perché è essa stessa a detenere al suo interno, attraverso i libri, il passato e il futuro culturale e sociale di tutte le persone che vi gravitano intorno.

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