Impressioni da Shanghai: verso quale futuro urbano?

Lo sviluppo urbano che ha caratterizzato Shanghai negli ultimi anni ha assunto, secondo gli studiosi, i contorni di un interessante e innovativo laboratorio. In grado di aprire inedite prospettive anche sulle metropoli occidentali.
Irene Sartoretti, 09 Dicembre 2015
Micron
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Architetta e sociologa

«La contemporaneità è una singolare relazione
che aderisce al proprio tempo e, insieme, ne prende le distanze.»

Giorgio Agamben, Che cos’è il contemporaneo?

Di ogni periodo storico è possibile eleggere la capitale simbolica. Vale a dire il luogo i cui tratti non solo riflettono spiccatamente la propria epoca, ma sono in grado di darle forma e in qualche modo di disegnare uno scarto, un’anticipazione rispetto al proprio presente. Detto in altri termini, la capitale di un’epoca è quel luogo in cui si verifica una particolare accelerazione della storia. È quel luogo che esprime e al contempo prefigura l’idea della contemporaneità che va fissandosi nell’iconografia e nell’immaginazione collettiva.
Per Benjamin, Parigi è stata la capitale del ventesimo secolo, il luogo in cui alcuni fondamentali tratti urbani della modernità hanno preso forma, anzi si può dire che siano proprio esplosi (1939). Per Rem Koolhaas, una delirante New York è la capitale del ventesimo secolo (2001).
Il fotografo Eijkelboom (2007) avanza l’idea che Shanghai possa essere la capitale della nuova epoca, ruolo rispetto al quale l’Expo Universale del 2010 dal titolo Better city, Better Life ha fatto da investitura ufficiale (Dreyer, 2012). Al di là delle definizioni a impatto, il frammentato arcipelago di intensi e dissonanti momenti urbani che caratterizza Shanghai, insieme alla sua futuribile esuberanza estetica, sono sempre più spesso il terreno di interessanti riflessioni da parte dei ricercatori. Gli studiosi vedono in questo interessante laboratorio urbano, traversato da enormi cantieri e grandi trasformazioni in fieri, qualcosa di innovativo, in grado di aprire inedite prospettive anche sulle metropoli occidentali.
Ciò che rende la fabbrica urbana Shanghainese il laboratorio di qualcosa di nuovo è un processo di modernizzazione e di urbanizzazione che da oltre un ventennio si dispiega con una velocità e una portata senza precedenti.
Dopo che, con l’avvento del comunismo nel 1949, la vitalità economica e il cosmopolitismo di Shanghai avevano subito una pesante battuta di arresto, col progressivo ingresso della Cina nell’economia di mercato la città è diventata il terreno di profondi mutamenti socio-spaziali e ha acquistato un ruolo economico di primo piano nella scacchiera globale.
Attraverso una singolare sovrapposizione di elementi di esaltazione e di repressione, la vita urbana ha assunto un’effervescenza data dalla rapidità dei processi di internazionalizzazione, di rincorsa al benessere, di moltiplicazione degli stili di vita, di forte mobilità sociale, residenziale e professionale, la cui contropartita è una altrettanto forte polarizzazione sociale (Casbetan, 2014).
Lo spazio urbano è un nodo centrale della globalizzazione capitalistica di Shanghai. Si inserisce in un’utopia urbana che mobilita architetti, costruttori, o anche solo immaginari transnazionali. Qui giocano un ruolo di primo piano la finanziarizzazione e la globalizzazione del mercato immobiliare, attraverso la presenza di grandi operatori nella gestione di mega-progetti di sviluppo e di valorizzazione immobiliare, spesso tarati sugli orizzonti di attesa delle élites transnazionali. L’area finanziaria di Pudong è altamente significativa in tal senso.
Con le sue architetture fortemente iconiche, è un’area centrale nelle politiche di place-branding, che giocano sul doppio filo di un’immagine rassicurantemente globalizzata e al tempo stesso unica, che fornisca un senso del luogo altamente vendibile (Sklair, 2012). Da un lato, ci sono le forze omologanti che agiscono a livello transnazionale, per cui sono individuabili pattern ricorrenti, pur nelle differenze che questi assumono con le declinazioni e con le rifrazioni nelle politiche e nei contesti locali. Dall’altro, ci sono situazioni specifiche e localismi che definiscono configurazioni altamente singolari e raramente allineate su condizioni similari.
La città è poi irriducibile a qualunque forma di unitarietà. Presenta un caleidoscopio di situazioni urbane differenti, che, ancor più che in altre metropoli globali, si alternano senza soluzione di continuità, come in un collage cinematografico. Situazioni socio-spaziali completamente differenti convivono gomito a gomito come frammenti disgiunti e accostati in modo paratattico (Sha, Wu et al.). Questo spazio urbano, altamente composito, è al centro dell’azione di un variegato insieme di forze e controforze economico-culturali, in cui  la promozione di un’immagine fortemente proiettata nel futuro si incontra e si scontra con le affollate condizioni di vita quotidiane dell’abitare tradizionale.
In più, Shanghai è il terreno in cui, come in altre città globali, l’immagine del futuro è costruita non solo attraverso architetture futuribili, ma anche per mezzo di un uso ad hoc dell’immagine del passato. Gli attori politici ed economici che formano la governance si servono dell’eredità urbana pre-comunista come marcatore di unicità, attraverso massicce politiche di marketing urbano e di gentrificazione. L’eredità architettonica spendibile in termini di place making comprende innanzitutto le iconiche architetture dall’aria occidentale del Bund e i tradizionali lilong, isolati popolari delimitati da un tessuto denso di edifici a cortina e traversati da una griglia di vicoli interni, i cui tratti architettonici sono un ibrido fra la tradizione europea e cinese.
Accanto a questi elementi più visibili, c’è il resto della composita eredità architettonica lasciata dalla presenza straniera ottocentesca e dalle concessioni occidentali stabilitesi nella seconda metà del diciannovesimo secolo, ciascuna con i suoi stili architettonici e le sue leggi extraterritoriali. La visione del futuro promossa da Shanghai è perciò una visione che si costruisce anche attraverso un’immagine selettiva del passato, ritenuta funzionale all’azione presente (Gandelsonas 2002).
Come detto in apertura, Shanghai offre configurazioni urbane inedite e interessanti spunti cui guardare. Fra questi si possono sottolineare gli sviluppi verticali dello spazio pubblico, dati dalle numerose passerelle pedonali.
Lontane dalle passerelle pedonali di molte città europee, che sono spazi angusti che quasi respingono il pedone, a Shanghai assumono il carattere di sorprendenti promenades urbane rialzate, spesso intrecciate con altre infrastrutture soprelevate per il traffico automobilistico. Fra le configurazioni urbane più interessanti si possono anche sottolineare gli usi pubblici inventivi di quelle frange urbane situate fra le infrastrutture e lo spazio pubblico, che nelle metropoli occidentali rimangono tradizionalmente inutilizzate (Gandelsonas ivi, p. 216). Vivaci spazi di mercato e aree verdi intensamente frequentate si insinuano fin sotto gli intrecci delle infrastrutture viarie soprelevate.
E non è neppure raro trovare una grana molto fine di trattamenti dello spazio pubblico che, in diversi quartieri per classi medie, danno una dimensione umana anche agli spazi sottostanti le altissime torri residenziali.

Bibliografia
Abbas, A. (2002), “Play It Again Shanghai: Urban Preservation in the Global Era”, in Gandelsonas, M., a cura di, Shanghai Reflections. Architecture Urbanism and the Search for an Alternative Modernity, New York, Princeton Architectural Press, pp. 36-55.
Benjamin, W. (1939), Paris, capitale du XIXe siècle, trad.it (2014), Parigi, Capitale del XIX secolo, Brescia, Temperino Rosso.
Casbetan, J. P. (2014), Le Système politique chinois. Vers un nouvel équilibre autoritaire, Presses de Sciences Po, 2014.
Dreyer, J. (2012), “Shanghai and the 2010 Expo: Staging the City”, in Bracken, G., a cura di, Aspects of Urbanization in China. Shanghai, Hong Kong, Guangzhou, Amsterdam, Amsterdam University Press, pp. 47-58.
Eijkelboom, H. (2007), Paris New York Shanghai: A Book about the Past, Present, and (Possibly) Future Capital of the World. New York: Aperture.
Gandelsonas (2002), “Exchange/Translation/Identity”, in Gandelsonas, M., a cura di, Shanghai Reflections. Architecture Urbanism and the Search for an Alternative Modernity, New York, Princeton Architectural Press, pp. 212-214.
Koohlaas, R. (1978), Delirious New York. A Retroactive Manifesto for Manhattan, trad.it (2001) Delirious New York, Milano, Mondadori.
Fan, L. (2015), Les relations de voisinage dans la métropole asiatique d’aujourd’hui. Types d’habitat et perspectives de cohabitation au prisme de la notion d’« harmonie » à Shanghai,  Tesi di dottorato, direzione di Cristiana Mazzoni, Valérie Lebois, Yannis Tsiomis, Université de Strasbourg, mimeo.
Sha, Y., Wu, J., Ji, I., Chan, S., Lim, W. (2014), Shanghai Urbanism at the Medium Scale, Verlag-Berlin-Heidelberg, Springer.
Sklair, L. (2012), “Towards an Understanding of Architectural Iconicity in Global Perspective”, in Bracken, G., a cura di, Aspects of Urbanization in China. Shanghai, Hong Kong, Guangzhou, Amsterdam, Amsterdam University Press, pp. 27-46.

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