Jean Pierre Sauvage: “un Nobel vuol dire responsabilità”

Perugia accoglie oggi un altro Nobel. Si tratta Jean-Pierre Sauvage, vincitore del Premio Nobel per la chimica nel 2016 assieme a Fraser Stoddart e Bernard Feringa. Abbiamo avuto l'opportunità di scambiare un paio di battute con Sauvage partendo dal ruolo che uno scienziato deve giocare nel mondo della comunicazione della scienza.
Valentina Spasaro, 04 Maggio 2018
Micron
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Comunicazione e new media

L’atteggiamento, che la visione collettiva di un Nobel Prize restituisce, è quello di scienziati inavvicinabili, come se vivessero per tutto il resto della loro vita congelati nei frac inamidati con cui vanno a ritirare il prestigioso riconoscimento.
La serie di meeting con premi Nobel
ideati dal Museo della Scienza Post e realizzati in collaborazione con il Comune di Perugia e Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, controvertono sensibilmente questo dato. Gli incontri fanno parte dell’ambizioso progetto “Guardare lontano: sulle spalle del Nobel” che ha già portato in città altri due importanti colossi del mondo scientifico, l’ultimo lo scorso 17 novembre, il premio Nobel per la Fisica 2017 Barry Barish.
I premi Nobel, queste figure “mitologiche” si lasciano avvicinare, sorridono e con grande smania attendono domande dal pubblico, che sia esso un parterre di giornalisti, addetti ai lavori o giovani curiosi. Si percepisce chiaramente questo senso di responsabilità nei confronti dell’immagine della professione dello scienziato, della necessità di umanizzarla.
Il chimico francese Jean Pierre Sauvage ha ben chiara l’importanza a livello divulgativo che ha ricevere un Nobel, a lui consegnato nel 2016 per il suo lavoro, insieme a Bernard Faringa e Fraser Stoddart, sulla progettazione e sintesi di macchine molecolari. Prima dell’incontro aperto al pubblico, presso la Sala dei Notari di Perugia, scambiamo un paio di battute con Sauvage proprio sul ruolo comunicativo del premio ma per il chimico la strada è ancora lunga per la scienza: “è importante comunicare, io cerco di dare il mio massimo in questo senso provando a incontrare più giovani possibili, ad esempio visitando i licei, ma credo che le persone non abbiano ancora familiarizzato con la scienza e per questo motivo sono deluso dall’atteggiamento delle persone che ricoprono ruoli di rilievo, con la politica mondiale, che danno ancora poco peso alla scienza e agli scienziati”.
Come sottolinea Sauvage, essere detentori di un premio Nobel è senza dubbio una responsabilità. E per questo motivo è proprio di oggi la notizia sulla decisione dell’Accademia svedese di cancellare la consegna del Nobel per la letteratura del 2018 a seguito dello scandalo che ha colpito Jean-Claude Arnault, marito di una giurata, accusato di molestie da 18 donne. Come si legge sul comunicato ufficiale, l
a decisione è stata presa sia per un infievolirsi della condizione numerica dell’Accademia, e sia per una questione di immagine, danneggiata da una forte perdita di fiducia da parte dell’opinione pubblica mondiale. Il riconoscimento sarà conferito il prossimo anno, contemporaneamente a quello del 2019.
Ritornando a Sauvage ed il suo Nobel, come abbiamo
scritto già all’epoca della consegna, porta con se un ricordo malinconico su un premio quasi italiano. Infatti dagli anni Novanta proprio Sauvage, insieme Stoddard, dunque due dei tre premiati, hanno sviluppato le loro ricerche in stretta collaborazione con il gruppo di ricerca italiano guidato da Vincenzo Balzani, dell’Università di Bologna. Il chimico italiano ha firmato insieme a Sauvage 26 articoli scientifici, e oltre 70 con Stoddart. Nel 1993 è proprio dalla collaborazione tra Balzani e Stoddart che si ottiene il primo caso di risposta a uno stimolo luminoso di una supramolecola e ancora in seguito Balzani collabora con Sauvage per studiare come azionare, mediante l’assorbimento di luce un catenano, un sistema supramolecolare composto da due o più molecole cicliche incatenate. Ci piace allora pensare che incontri come quello di oggi siano anche un omaggio all’Italia e alle sue risorse umane d’eccellenza impiegate a servizio della scienza. Concludiamo il nostro breve scambio di battute con Sauvage con una domanda rischia-tutto: chi lo vince il prossimo Nobel per la chimica? Lo scienziato francese, dopo aver rotto l’istituzione della sua figura in una risata spontanea, non ha dubbi nel rispondere: “anche se lo sapessi, non lo direi mai!”

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