Le Università sono pronte per il 2030?

In Italia soltanto il 27,5% di persone tra i 30 i 34 anni ha una laurea o altro titolo di istruzione superiore. Siamo penultimi in Europa, secondo Eurostat. C’è ancora da lavorare tanto: l’istruzione di qualità sarebbe uno degli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite per il 2030. Ma come andiamo con gli altri 16 obiettivi? Una classifica globale pone sotto i riflettori numerosi atenei. L’ 1,3% delle università entrate nella lista dei migliori è italiana.
Giulia Annovi, 25 Maggio 2020
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Osserviamo gli atenei attraverso diverse lenti. La capacità di innovare o pubblicare, la presenza di nomi illustri o l’offerta didattica. Sono solo alcuni degli indicatori che aiutano a fare classifiche. La posizione raggiunta a livello nazionale o globale guida studenti e ricercatori nella scelta di un ateneo.
E se ci fossero anche altri parametri a orientare le nostre scelte? Il Times Higher Education o THE dall’anno scorso ha introdotto nuove misure per stimare quanto le università stanno lavorando per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), fissati dalle Nazioni Unite per il 2030.
THE, con l’Impact Ranking, fa luce su quelle istituzioni che si sono impegnate ad affrontare questioni globali come la disuguaglianza di genere, un’istruzione di qualità per tutti, i cambiamenti climatici, la tutela della pace nella società e la crescita economica.

UN PO’ DI NUMERI PER MISURARE LA SOSTENIBILITÀ
L’edizione di quest’anno dell’Impact Ranking comprende 767 istituzioni (+38% rispetto al 2019) e 86 paesi.
I paesi più ricchi sono i padroni della classifica. Delle 164 istituzioni in grado di presentare dati su tutti e 17 gli OSS, 95 provenivano da paesi ad alto reddito. Mentre 124 istituti, localizzati in regioni a reddito medio-basso, sono entrati in classifica perché hanno presentato dati su almeno 4 OSS.


Per visualizzare la mappa interattiva | Mapped: Impact Rankings 2020

L’82% delle prime 200 posizioni della classifica sono occupate da università dell’Asia orientale, del Pacifico, dell’Europa occidentale e dell’America settentrionale. La metà delle università dell’America Latina è classificata nella fascia 301-500. La maggior parte delle università degli stati arabi e delle regioni dell’Europa centrale e orientale si collocano al di fuori delle prime 400 posizioni.
Il Giappone è il Paese con il maggior numero di istituti universitari presenti nella classifica (63), seguito da Russia (47) e Turchia (37).
Il grafico sottostante ci mostra quali sono gli obiettivi di sviluppo sostenibile su sui hanno puntato gli atenei. Gli obiettivi raggiunti da una minor percentuale di istituti sono l’eliminazione della fame nel mondo e il rispetto degli ecosistemi marini e terrestri.
La selezione degli OSS riflette in parte il profilo di un’istituzione, la missione e i punti di forza delle discipline studiate. Anche la posizione geografica incide sulla scelta.

LA SOSTENIBILITÀ E GLI ATENEI ITALIANI
Anche l’Italia è presente nella classifica con ben 10 istituti.
Tra le università italiane si è distinto l’Ateneo di Bologna. Quest’anno si trova sesto in classifica, guadagnando ben tre posizioni rispetto all’anno scorso.
Per meritare tale riconoscimento, Bologna si è distinta per il miglioramento del benessere della comunità. Ha promosso un’economia di sviluppo basata sulla conoscenza e l’equità sociale. Ha sostenuto la cooperazione per il raggiungimento del bene comune.

Molto più in basso, all’87esima posizione, troviamo l’Università dell’Aquila. La parità di genere e la promozione del benessere, oltre a un’eccellente offerta formativa, sono i fiori all’occhiello per questo ateneo.
Nella fascia 100-200 troviamo l’Università di Firenze, di Padova e la Sapienza di Roma. Nella fascia 200-300 le università di Parma e Pavia. Tra le posizioni 400 e 600 le Università di Brescia, della Calabria e l’Istituto Italiano di Design.

STORIE DELLE PRIME DELLA CLASSE IN SOSTENIBILITÀ
Ma come hanno fatto le prime tre Università a raggiungere le vette della classifica a livello globale? L’Università di Auckland in Nuova Zelanda ha brillato per il suo impegno tanto nella tutela dell’ambiente quanto nel rispetto della salute, del benessere e dell’equità di genere dell’intera comunità nazionale.
L’Università di Sidney ha promosso iniziative che diminuiscono l’impatto ambientale del campus e della città australiana.
Molti sono i progetti volti all’educazione, alla ricerca e all’applicazione di soluzioni per difendere l’ambiente.

OCCHI PUNTATI SULLA PARITÀ DI GENERE
Ugual paga, stesse opportunità di lavoro o anche solo la stessa possibilità di andare a scuola. Sono solo alcuni esempi per parlare di parità di genere nell’ambito dell’educazione e del lavoro.
Le università che nell’Impact Ranking 2020 hanno spiccato per la promozione della parità di genere sono quelle che si sono impegnate nella ricerca sul tema. Hanno definito linee guida per far fronte al problema. Si sono dimostrate attente a un’equa assunzione tra i generi e hanno promosso miglioramenti nell’accesso all’istruzione femminile.
La Trobe University si trova al primo posto della classifica per aver promosso iniziative quali un’Agenzia per l’equità di genere sul posto di lavoro, il SAGE Pilot (un programma di accreditamento e miglioramento incentrato sulla parità di genere per le organizzazioni di ricerca e di istruzione superiore) e Square the Ledger, che mira a celebrare la vita delle donne che hanno studiato, insegnato e lavorato all’università.

La Western Sidney University si è distinta al secondo posto per la lotta contro la violenza sessuale nel campus, attraverso lo sviluppo di un programma di educazione alle relazioni. Inoltre, ha messo in atto una strategia e un piano d’azione per la parità di genere nei luoghi di lavoro.

Anche l’Ateneo bolognese ha guadagnato un quarto posto per questo obiettivo. Ha proposto un Piano sull’uguaglianza di genere per promuovere la carriera delle donne e per prevenire l’abbandono del lavoro. L’università prevede di pubblicare annualmente i dati di genere che riguardano l’ateneo e di istituire un help desk per gli studenti LGBTQ +. Per prevenire la violenza di genere, l’ateneo sosterrà progetti in collaborazione con la polizia civile e varie associazioni di volontariato.

L’obiettivo perseguito dall’Università di Bologna è importante in un contesto italiano in cui le donne, soprattutto se hanno figli, sono ancora penalizzate. Secondo il Rapporto SDGS di ISTAT 2020, nel 2019 solo il 55,2% delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare è occupata, contro il 74,3% delle donne senza figli.
Nel 2020 la percentuale di donne negli organi decisionali italiani è appena pari al 18,6%. Sebbene in aumento, è un valore ancora lontano dall’equa ripartizione.
Anche la violenza sulle donne è aumentata di ben 7 punti percentuale nel nostro paese rispetto al 2017. C’è bisogno di sensibilizzare e educare.

LA SOSTENIBILITÀ È UN’OPPORTUNITÀ PER L’ISTRUZIONE SUPERIORE?
Qualcuno guardando a questi dati potrebbe commentare che è solo una classifica. cSe produrre dati, misurare indicatori e registrare miglioramenti costa fatica, ci sono anche vantaggi a entrare in un ranking internazionale.
Il 32% degli Istituti che sono rientrati nella classifica delle Università sostenibili non è compreso nell’altra classifica del THE, il World University Rankings. Solo 82 università si trovano nei primi 300 posti di entrambe le classifiche. Quindi la partecipazione all’Impact Ranking può essere un veicolo per ottenere visibilità a livello globale.

Lo sviluppo sostenibile può essere un’opportunità per creare posti di lavoro nei nostri atenei. Le informazioni richieste per entrare nella classifica sono numerose. L’applicazione delle regole per rientrare nei parametri richiede un lavoro costante di monitoraggio. E per scalare la classifica bisogna introdurre misure e attività qualificanti.
I risultati delle classifiche possono essere utilizzati dalle istituzioni per una varietà di scopi. Ad esempio, per aumentare la consapevolezza sugli obiettivi di sviluppo sostenibile. Oppure come base per migliorare e per incorporare e garantire i goals delle Nazioni Unite in ogni aspetto dell’attività universitaria.

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