L’eclissi, la luna e tu

Tra qualche ora potremo assistere in Italia a un’eclissi totale di Luna. Dai Greci a Dante, da Petrarca a Leopardi, la luna ha da sempre ispirato i più illustri poeti nel corso dei secoli. Questa sera saremo tutti con il naso all'insù, un po’ come quella notte del 21 luglio del 1969.
Francesco Aiello, 27 Luglio 2018
Micron
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Biologia e Comunicazione della Scienza

Tra qualche ora potremo assistere in Italia a un’eclissi totale di Luna.
Il fenomeno inizierà intorno alle 19, quando ci sarà ancora il Sole a illuminare il cielo, ma raggiungerà comunque il suo picco dopo le 22, quando sarà buio a sufficienza per osservarlo al meglio. Anche se sono spesso riprese dai media con grande enfasi, le eclissi lunari sono un fenomeno piuttosto frequente: se ne registrano in media tre ogni due anni, ma non mancano i periodi in cui ne avvengono tre in un solo anno, considerando sia quelle parziali sia quelle totali. Negli ultimi anni le eclissi visibili dall’Italia sono state poco frequenti e inoltre quella di venerdì sarà la più lunga di tutto il Ventunesimo secolo.
Paladina delle nascite, dea dei buoni raccolti, causa di maree e terremoti, di umori stravaganti, capace di far emergere bizzarri istinti bui e reconditi. Capro espiatorio di tragedie per alcuni, affascinante portatrice di buona fortuna per altri. Da sempre la luna affascina l’uomo che ci ha costruito sopra miti e leggende, storie fantastiche di  licantropi, incantesimi, maledizioni di stregoni che scattano nelle notti di luna piena.
Questa sera saremo tutti con il naso all’insù, un po’ come quella notte del 21 luglio del 1969. Quando alle 4:56 italiane il comandante della missione Apollo 11, Neil Armstrong posava il primo piede umano sul suolo lunare: “Questo è un piccolo passo per l’uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”. “La  Luna divenne qualcosa di religioso e i due uomini divennero qualcosa di santo: – per usare le parole di Oriana Fallaci – un simbolo di tutti noi, vivi o morti, stupidi e intelligenti, noi pesci che cerchiamo sempre altre spiagge senza sapere perché”. Da lì è iniziata una nuova era nella storia umana: la conquista degli altri mondi, la scalata ai corpi celesti, l’assalto allo spazio. Non più prigioniero del proprio pianeta, l’uomo si è proiettato verso approdi ignoti. Finita la preistoria spaziale, si entrava nell’era cosmica.
Lo sbarco sulla Luna fu il coronamento della vita di Neil Armstrong. Ma fu anche e soprattutto un evento epocale nella storia dell’umanità, destinato a segnare l’apice della corsa allo spazio fra Stati Uniti e Unione Sovietica.
Per quasi 20 anni le imprese spaziali furono un nuovo teatro della Guerra Fredda, una gara tecnologica senza risparmio di colpi cominciata ufficialmente il 4 ottobre 1957 con il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1. In Italia più che in qualunque altro paese d’Occidente, la conquista della luna si caricò di significati letterari. Per l’ovvia importanza dell’Orlando Furioso nella nostra memoria culturale, ma anche per la singolare presenza, entro il canone della letteratura italiana, di una tradizione che andava ben oltre Ariosto. Non era forse l’Italia il paese di Galileo, primo scienziato a studiare seriamente la luna? Il paese di Leopardi, poeta di un dialogo con la luna fra i più intensi della letteratura moderna? Il paese di Calvino, che appena pochi anni prima del ’69 aveva immaginato, nelle Cosmicomiche, una luna vicina vicina, buona per le escursioni di amanti e perfino per la raccolta di latte?
Le immagini del ‘nuovo mondo’ trasmesse dai centri spaziali di Houston e Cape Kennedy sono state emozionanti ed hanno aperto la strada. La discesa di Armstrong e Aldrin sulla Luna trasmessa in diretta televisiva fu un evento mediatico di enorme portata, con seicento milioni di televisori accesi su quelle immagini, in un tempo in cui gli apparecchi televisivi erano ancora diffusi quasi soltanto nei paesi sviluppati.
Anche nel nostro Paese lo Studio Tre della Rai in via Teulada a Roma fu il crocevia di attese e paure provocate dalle oltre 25 ore di diretta condotta da Tito Stagno, Andrea Barbato, Piero Forcella.
Per la telecronaca del secolo ogni sede Rai ha giornalisti, ospiti, programmi speciali, numerosi collegamenti con la sede centrale: duecento le persone impiegate, tra cronisti, tecnici e operai, mezzo migliaio di invitati. ”Anche la televisione, sia pure giovane d’anni, entra nell’era spaziale – aveva detto tempo dopo Andrea Barbato -. In pochi mesi, sotto i nostri occhi, la tecnica dell’informazione è stata rivoluzionata e il linguaggio televisivo ha subito mutamenti irreversibili”.  Una telecronaca minuto per minuto non priva di tensione in studio: tra l’incertezza delle trasmissioni dell’epoca e il tentativo di rubare la scena, Tito Stagno anticipò di qualche secondo – con l’ormai storico ”ha toccato” – il primo passo di Neil Armstrong, facendo andare su tutte le furie il corrispondente dagli Usa che poco dopo replica con un ”ha toccato in questo momento”. Da allora la diretta televisiva di grandi eventi scientifici divenne “normale”, e non solo in campo astronautico: la decifrazione completa del genoma umano fu presentata in diretta mondiale dal presidente americano Clinton e dal primo ministro del governo inglese Blair; in streaming mondiale avvenne l’annuncio della scoperta della particella di Higgs, e poi quello delle onde gravitazionali. Non tutto fu bene. Da allora è diventato più difficile dare il giusto valore a notizie scientifiche importanti ma non spettacolari.
Ma a distanza di 50 anni dallo sbarco sulla Luna, digitando su Google uno dei primi risultati che ci appare è l’associazione dell’atterraggio sul nostro satellite al termine “farsa”. È sì, perché da quella sera afosa di luglio sono ancora molti i sostenitori della teoria del complotto. Negli Stati Uniti la quota di quanti credono che quella di Neil Armstrong e Buzz Aldrin fu tutta una messa in scena ammonta al 6% della popolazione americana, mentre la Rete e gli scaffali delle librerie di nicchia (e non solo) si riempiono di nuove critiche e, spesso, anche di materiale contraffatto, creato con dolo e riproposto ingenuamente. Ultimo iscritto al club dei complottisti il campione del mondo spagnolo,
Iker Casillas che sui social si è fatto promotore di un sondaggio: “Tra un anno si celebreranno i 50 anni (presumibilmente) da quando l’uomo ha calpestato il suolo della luna, io sono a cena con gli amici … discutiamo di questo”. Il sondaggio di Iker ha avuto un grande impatto social: più di 200.000 voti. Le preferenze? Il 60% crede nello sbarco sulla Luna, ma il restante 40% pensa a un complotto.

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La teoria del complotto parte da William Charles Kaysing che ha lavorato, sia pure indirettamente, per la Nasa pubblica, a sue spese, un libro, We Never Went to the Moon: America’s Thirty Billion Dollar Swindle , in cui sostiene che quel famoso passo Neil Armostrong non lo ha mai compiuto, che l’astronauta non è mai stato sulla Luna e che il progetto Apollo è stato, per l’appunto, una grande truffa ricostruita a Terra in uno studio presso la Norton Air Force Base di San Bernardino in California, grazie alla collaborazione di un regista cinematografico esperto in effetti speciali: probabilmente Stanley Kubrick, autore del celebre film 2001: Odissea nello spazio. Dopo il libro di Kaysing, una serie di altre pubblicazioni divulgative escono ad alimentare la tesi della «Grande Cospirazione». In pratica l’Agenzia spaziale americana avrebbe realizzato una truffa spettacolare per non perdere i 30 miliardi di dollari messi a disposizione del governo federale per il Progetto Apollo. Fino al 2001 la Nasa decide di non rispondere a queste accuse ma cambia atteggiamento quando la Fox, manda in onda una trasmissione, Conspiracy Theory: Did We Land on the Moon?, in cui ripropone la tesi del clamoroso falso. Con la discesa in campo della televisione, il rischio che l’opinione pubblica si modifiche diventa più alto.
Sta di fatto che questa volta la Nasa decide di rispondere: con un documento, The Great Moon Hoax (La grande beffa della Luna), in cui sostiene che i fatti oggettivi e anche il buon senso dimostrano che gli astronauti del Programma Apollo sono davvero sbarcati sulla Luna.
Quali sono, infatti, le tesi che si contrappongono? Per chi volesse saperne di più rimandiamo al libro Luna? Sì, ci siamo andati! (scaricabile gratuitamente) di Paolo Attivissimo. In breve possiamo dire che fautori della cospirazione sostengono che tutto è falso perché: a tutt’oggi non ci sono prove inequivocabili che lo sbarco sia davvero avvenuto; molte foto originali sono irrealistiche o comunque molto ambigue; che non era possibile per un uomo, con le tecnologie degli anni ’60, arrivare sulla Luna e ritornare vivo a casa.
La Nasa risponde che, invece, tutto è vero perché: le rocce portate a Terra dagli astronauti e distribuite a una serie di laboratori in tutto il mondo sono inequivocabilmente lunari; esiste una serie di altre prove e dati di fatto inconfutabili; e, in ogni caso, non era neppure pensabile allestire una cospirazione sotto gli occhi del mondo. Inoltre non c’è, a tutt’oggi, un solo documento scientifico che possa corroborare la tesi che l’uomo non è stato sulla Luna, un po’ come per i clima scettici.

Scettici o non scettici, appuntamento per questa sera alle ore 22, ma attenzione che quando la luna “si avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti”.

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