L’incredibile vita di Billy Barr, l’uomo della neve

La storia dell’uomo che per quarant’anni ha vissuto come un eremita su una montagna in Colorado raccogliendo dati ambientali e che per questo è diventato una star tra gli studiosi dei cambiamenti climatici.
Romualdo Gianoli, 07 Febbraio 2017
Micron
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Giornalista Scientifico

Per la scienza i dati sono tutto. Senza dati anche le più geniali intuizioni o le più innovative teorie non possono essere confermate e, senza queste conferme, la scienza non può progredire. Quindi non è sbagliato dire che uno degli obiettivi principali di scienziati e ricercatori di tutto il mondo sia raccogliere dati. È per questo che laboratori e centri di ricerca sorgono in tutto il mondo e migliaia di persone sono quotidianamente impegnate, prima nella raccolta e poi nello studio dei dati. Un esempio su tutti, uno dei più grandi laboratori del mondo, l’LHC di Ginevra, dove è stato “visto” per la prima volta il bosone di Higgs, la cosiddetta “particella di Dio”. Ma questi, per la scienza, sono dati voluti, cercati, per i quali i governi sono disposti a spendere milioni e milioni di dollari.
Poi, però, ci sono casi in cui in certi dati ci s’inciampa quasi per caso. E quando questo accade, per gli scienziati è un po’ come trovare un tesoro, come per un archeologo scoprire per caso un’antica tomba inviolata, ricca di promesse e di tesori.

L’UOMO DELLA NEVE
Questa, dunque, è la strana vicenda di Billy Barr, l’uomo che per quarant’anni ha vissuto, da solo, tra le nevi delle Montagne Rocciose e che, per combattere la noia, iniziò un diario diventato leggenda tra gli studiosi dei cambiamenti climatici.
La storia inizia nel 1973 quando un giovane studente di scienze ambientali alla Rutgers University nel New Jersey, ad appena ventidue anni, decide di lasciare la costa est degli Stati Uniti, per trasferirsi in una vecchia baracca sgangherata ai piedi della Gothic Mountain, un massiccio di oltre 3800 metri nel cuore delle Montagne Rocciose, in Colorado. La scelta del luogo non era stata casuale perché in quella zona sorgeva (e sorge ancor’oggi) il Rocky Mountain Biological Laboratory (RMBL), uno dei più importanti centri di ricerca al mondo sulla fenologia, quella branca della biologia che studia i legami tra i fattori climatici e i fenomeni che riguardano la vegetazione, con evidenti e importanti ricadute sull’agricoltura e gli allevamenti. Il giovane Billy Barr era intenzionato a trascorrere un’estate sulla Gothic Mountain, come studente in un progetto di ricerca sulla chimica dell’acqua, bandito proprio dal RMBL. A dirla tutta, però, il vero motivo della sua decisione, com’egli stesso ha rivelato molti anni dopo, è che si sentiva depresso e voleva starsene un po’ da solo, in un posto tranquillo e lontano dal mondo. Per questo decise di stabilirsi in una vecchia baracca di legno che una volta faceva parte di una miniera, ormai abbandonata, risalente a quando, nel 1880, su quelle montagne era stato scoperto l’argento e, dove oggi sorge il RMBL, c’era una fiorente cittadina mineraria. Ma, di quell’epoca, quando arriva Billy Barr, non era rimasto più niente, se non quella vecchia baracca della quale i responsabili del RMBL pensavano appartenesse al Servizio Forestale, mentre quest’ultimo credeva fosse di proprietà del RMBL. Sfruttando questo equivoco, Billy decide di occupare quella baracca che per otto anni condividerà con una puzzola e una martora.

IL RACCOGLITORE DI DATI
Billy trascorre la maggior parte del tempo nei boschi a tagliar legna da ardere e per risistemare la sua nuova “casa”. Ma l’estate passa, arriva il primo inverno e la solitudine che Barr tanto aveva cercato, si trasforma in totale isolamento perché la neve, per mesi, blocca completamente le poche strade che portano al più vicino centro abitato, a 16 chilometri. Con temperature massime che non superano i 10 gradi sotto zero e minime che scendono anche sotto i -20, d’inverno non c’è molto da fare sulla Gothic Mountain e così, per combattere la noia, Billy inizia a tenere un diario nel quale annota meticolosamente tutta una serie di dati: i livelli delle precipitazioni nevose, le temperature, l’inizio dello scioglimento della neve, le date delle prime fioriture di piante e alberi e quelle del ritorno degli uccelli. Una passione, quella di raccogliere dati, che doveva essere innata dal momento che già da bambino annotava con cura e precisione tutti i punteggi dei suoi giocatori di baseball preferiti.
Dunque la prima estate e il primo inverno a Gothic Mountain passano, ma Billy non sembra intenzionato a fare ritorno alla “vita civile”, anzi. Approfittando del fatto che il RMBL è un’organizzazione no-profit che ogni anno campa quasi di miracoli e grazie alla distrazione degli scienziati che vanno e vengono senza far caso a lui che si occupa di piccoli lavoretti, Billy diventa, di fatto, il custode e il tuttofare del laboratorio, anche se in maniera non ufficiale. Però, quando alla fine degli anni ’70 il direttore del RMBL si accorge di questa situazione, gli propone di conseguire un titolo di studio, con il quale potrà avere un vero lavoro. Così, nei primi anni ’80, dopo essersi diplomato in ragioneria per corrispondenza, senza lasciare il suo rifugio montano, Billy Barr diventa, questa volta ufficialmente, il ragioniere del Rocky Mountain Biological Laboratory. Nel frattempo si è anche costruito una nuova casa, a poca distanza dal laboratorio. Questa volta, però, in comune con la vecchia baracca della miniera c’è solo il legno dei boschi, perché Billy ha installato pannelli solari che producono tutta l’energia di cui ha bisogno, ha costruito una serra che gli fornisce cibo e finanche una sala per il tempo libero, con tanto d’impianto home theater e un videoproiettore, per guardare i film di Bollywood di cui è un grande appassionato.

LA SCOPERTA DI UN TESORO
Gli anni passano diventando decenni e le stagioni, su alla Gothic Mountain, si alternano, così come gli scienziati del RMBL, ma Billy Barr è l’unico che resta sempre sulla montagna, anche durante i rigidi inverni, che trascorre in quasi totale isolamento. Ciononostante, Billy non smette di raccogliere dati e annotare le sue osservazioni nei diari che continuano ad accumularsi. Nel corso del tempo diventa anche amico di molti degli scienziati che, periodicamente, si recano al laboratorio per le loro ricerche e che vedono in lui una figura familiare, ormai parte del paesaggio, con la quale si fermano volentieri a conversare. Tra questi, Billy lega particolarmente con un biologo, David Inouye, oggi professore alla University of Maryland, che dal 1971 frequenta il laboratorio delle Rocky Mountains per le sue ricerche sulla fioritura delle piante e il loro rapporto con gli insetti, in relazione a fattori ambientali e climatici. Questi studi oggi sono alla base della maggior parte delle conoscenze sui cambiamenti climatici nell’habitat montano di quella regione.
È solo alla fine degli anni ’90, proprio durante una delle chiacchierate con Billy Barr, che Inouye, per caso, viene a sapere dell’incredibile lavoro svolto dall’uomo e capisce subito che si trova davanti a un vero e proprio tesoro, perché sa che cosa si può ricavare da una serie di dati così lunga e dettagliata, che nessuno aveva mai raccolto prima. Per oltre trent’anni, infatti, Barr aveva stenografato pagine su pagine di dati precisi, per i quali aveva anche inventato un proprio codice e un sistema di numerazione. C’era di tutto: le condizioni meteo di ogni giorno, le temperature, i livelli della neve al mattino e alla sera, gli avvistamenti della fauna selvatica, i primi risvegli dal letargo degli animali, l’arrivo degli uccelli che preannunciavano la primavera, l’inizio dello scioglimento delle nevi e così via.

DALLA SOLITUDINE ALLA FAMA
Inouye aveva visto giusto perché quei dati, una volta arrivati nelle mani dei ricercatori, si sono rivelati fondamentali per comprendere numerosi meccanismi naturali e per riconoscere che gli effetti dei cambiamenti climatici si stanno manifestando molto più velocemente di quanto si pensasse. Grazie alle rilevazioni di Barr, infatti, Inouye ha scoperto che oggi la primavera nell’ambiente montano delle Rocky Mountains, arriva almeno un mese prima di quanto non accadesse quarant’anni fa, all’inizio dei suoi studi.
E ancora, i dati raccolti da Barr sono stati utilizzati e citati in dozzine di pubblicazioni scientifiche. Ad esempio, i dati sulle nevicate sono usati, assieme ad altri, da numerosi idrologi, come Rosemary Carroll del Desert Research Institute, per modellare i flussi delle acque sotterranee verso il fiume Colorado. A questi modelli, poi, si affidano quaranta milioni di persone, per soddisfare i loro fabbisogni idrici e programmare le attività agricole.

COME IN UN FILM
La vita di Billy Barr è insolita e affascinante e certamente mai, con la sua ricerca di tranquillità, avrebbe pensato di diventare, un giorno, tanto famoso tra gli studiosi dei cambiamenti climatici. Ancor meno, poi, avrebbe immaginato, quarant’anni fa, che sulla sua vita sarebbe stato realizzato addirittura un lungometraggio, The end of snow, vincitore di premi nella categoria dei documentari ambientali e che sarà narrato dalla voce di Morgan Freeman. Eppure, tutto questo è accaduto e dimostra, ancora una volta, che la curiosità verso i fenomeni della natura, può portare a risultati imprevedibili.
Oggi Billy Barr ha 66 anni e vive ancora sulla “sua” montagna, da solo ma non in solitudine, come ama sottolineare. Continua a raccogliere dati sull’ambiente che lo circonda, ma ora li rende disponibili sul suo sito web Gothic Weather che, come spiega con il suo tipico tono scanzonato, «è diventato, se non altro, un luogo d’intrattenimento per persone, qui in giro, che sono molto divertite dalla neve. In fondo, quello che sto facendo è solo scavare tra decenni di dati meteorologici per ricavarne informazioni che altre persone potrebbero trovare utili o divertenti».

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