L’insostenibile peso dell’ignoranza scientifica

L’idea che nel 2018 ci sia ancora qualcuno convinto che il Sole giri intorno alla Terra, vi fa sorridere? Beh, non dovreste. La National Science Foundation ha condotto un sondaggio sulle conoscenze scientifiche dei cittadini statunitensi. Ne è emerso che il 26% della popolazione statunitense non sa che la Terra ruota attorno al Sole. Ma la questione non riguarda solo gli USA.
Christian Lenzi, 05 Agosto 2018
Micron
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Comunicatore della scienza

L’idea che nel 2018 ci sia ancora qualcuno convinto che il Sole giri intorno alla Terra, vi fa sorridere? Beh, non dovreste.
La National Science Foundation ha condotto un sondaggio sulle conoscenze scientifiche dei cittadini statunitensi. Ne è emerso che il 26% della popolazione adulta non sa che la Terra ruota attorno al Sole. Si tratta solo di un esempio di quella che può essere una mancanza di conoscenze scientifiche basilari che dovrebbero esser proprie di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro formazione o specializzazione professionale. Un virus implacabile, che non si riesce a debellare e che, anzi, sembra creare sempre più danni. Nel gergo comune questa problematica la si può definire come “ignoranza scientifica”.
Al giorno d’oggi le informazioni, di ogni più disparato argomento, viaggiano quasi alla velocità della luce e risultano accessibili a chiunque possegga un semplice dispositivo, fisso o mobile, in grado di collegarsi a Internet.
E quindi, ad esempio, per far luce su un mio qualsivoglia problema di salute mi basterà rivolgermi al Dott. Google, digitare sulla tastiera, anche in maniera approssimativa, qualche sintomo e immediatamente avrò una diagnosi (che il più delle volte include il rischio di morte imminente) specifica per la mia presunta patologia. E dalla cura “fai-da-te” per la tubercolosi al complottismo sui vaccini, il passo è breve. Talmente breve che ormai, in Italia, non serve più essere laurearsi in Medicina o Biologia (o affini) per avere un’opinione competente su una tematica così delicata come quella delle vaccinazioni. A molte persone basta aver visto due o tre video su YouTube per poter dire la loro e sminuire lapidariamente le affermazioni di un professionista del settore.
Negli ultimi anni in Italia si è discusso moltissimo riguardo a questioni prettamente scientifiche, se non addirittura tecniche. Il tema che ha acceso maggiormente il dibattito dell’opinione pubblica è sicuramente quello dei vaccini. Se ne è parlato tantissimo, praticamente ovunque, e il risultato è stato solo quello di aver creato molta, moltissima confusione.
Ad ogni modo, nonostante la nostra pessima reputazione in fatto di scienza, secondo i dati raccolti e pubblicati da Observa – Science in Society la situazione del nostro paese è abbastanza incoraggiante. Secondo l’Annuale del 2016, ad esempio, il 57,3% degli italiani è a conoscenza che gli elettroni sono più piccoli degli atomi, il 59,4% sa che gli antibiotici contrastano solo le forme batteriche mentre oltre il 60% della popolazione sa che il Sole non è un pianeta. Se si lancia uno sguardo ai risultati pubblicati nel 2017 dalla stessa agenzia di indagine, le cose si fanno ancora più interessanti. Non solo gli italiani hanno una buona conoscenza scientifica, ma dimostrano anche di avere un certo senso critico per temi difficili come quello della sperimentazione scientifica. Ad esempio, gli atteggiamenti verso la sperimentazione animale vedono il 42% degli italiani assolutamente contrari e un altro 40% orientato a un suo utilizzo limitato. La motivazione prevalente indicata dai contrari è il riconoscimento di diritti animali equiparabili a quelli umani, una conferma di come i cambiamenti sociali e culturali vanno ad influenzare lo sviluppo di nuove sensibilità. Nonostante questi dati incoraggianti, comunque, la lotta contro l’ignoranza scientifica in Italia è ancora lunga. Ma la questione non riguarda solo la nostra bella penisola.
La Turchia di Erdogan, ad esempio, a partire dall’anno scorso ha eliminato dai programmi didattici delle scuole la teoria dell’evoluzionismo di Darwin. Sarà possibile quindi approfondire le dinamiche sulla nascita e sviluppo della biodiversità sulla Terra solo nell’ora di religione oppure, per i più fortunati, durante gli studi all’Università.
In generale, diversi studi hanno dimostrato che tra le popolazioni più ignoranti (e non solo in termini scientifici) al mondo vi sono anche quelle degli Stati più avanzati in termini di infrastrutture e sviluppo economico. Secondo l’indagine “The Perils of Perception 2017” condotta da Ipsos MORI ancora una volta sono i Paesi del Nord Europa (in particolare quelli della penisola scandinava) quelli con i risultati migliori per quanto riguarda l’ignoranza generale; tra i peggiori compaiono alcuni Paesi del sud-est Asiatico come India, Taiwan e Thailandia.
Secondo altri dati, invece, la Spagna è inserita come fanalino di coda tra i Paesi europei in relazione all’ignoranza scientifica. Nello studio realizzato dalla  Fundación BBVA, il 46% della popolazione spagnola adulta non è in grado di citare un nome di una persona qualsiasi che abbia avuto una certa rilevanza nel mondo scientifico. Lo Stato con la percentuale migliore è stato, ovviamente, un Paese del Nord Europa (la Danimarca) con una percentuale di poco inferiore al 15%; l’Italia ottiene un dignitoso 30,5%, mentre si salvano la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, entrambe con una percentuale del 27%.
Tornado a parlare di Stati Uniti, secondo un sondaggio dell’Innovation Center for US Dairy (i cui risultati hanno fatto il giro del mondo) il 7% della popolazione adulta crede che il latte al cioccolato venga prodotto da vacche marroni e il 48% degli intervistati non ha la minima idea del modo in cui venga effettivamente prodotto il latte al cioccolato.
Il problema dell’ignoranza scientifica coinvolge tantissimi lati della nostra società moderna. Esiste addirittura una disciplina (scientifica, ovviamente) che se ne occupa: la “Sociology of scientific ignorance”. Visto che in molti casi il problema dell’ignoranza scientifica non risparmia nemmeno la classe politica, nel 2014 alcuni ricercatori (tra cui l’italiano Francesco Sylos) hanno deciso di intervenire e scrivere una lettera aperta indirizzata alla Comunità Europea. Il rischio, che continua ad esistere, è che i decisori dell’Unione Europea possano fare scelte poco ponderate in materie scientifiche ed ambientali, a causa di una mancata conoscenza approfondita dei problemi.
Ad esempio in questa lettera aperta, pubblicata su Eurosciencee ripresa anche da Nature, è stato lanciato l’allarme contro i tagli dei fondi destinati alla ricerca scientifica di base. Chiaramente, il reale obiettivo della petizione è stato quello di attivare sia i ricercatori che i cittadini per difendere il ruolo della scienza nella società di oggi. Ma quando si parla di ignoranza scientifica si va ben oltre a questioni puramente tecniche o complicate. E andando oltre si arriva al quotidiano, ai fatti di tutti i giorni.
Ad esempio si potrebbe pensare al problema “come si cura un’influenza”, e quindi alla conoscenza sull’uso appropriato degli antibiotici contro i Batteri e non contro i Virus. Oppure ci potrebbero venire in mente i sempre più numerosi sostenitori e seguaci di diete fantasiose (ad esempio i “melariani” oppure i “respiriani”) basate sull’alimentarsi di (quasi) nulla. Le stesse diete che talvolta vengono imposte, con danni potenzialmente molto gravi, anche ai neonati.
Appare quindi evidente come nello scatolone “ignoranza scientifica” non troviamo nozioni complicatissime da cervelloni della NASA. Stiamo parlando di conoscenze elementari che dovrebbero riguardare tutti noi, nessuno escluso. Perché prima ancora di essere ingegneri, avvocati, tabaccai, netturbini o carpentieri siamo esseri umani, individui della specie Homo sapiens. E questo deve valere sempre, non solo quando ci fa comodo.
Ad ogni modo, in maniera frettolosa si potrebbe far ricadere la colpa di tutto questo alla vita dell’epoca moderna, ad internet, alla globalizzazione e quant’altro. E magari, riprendendo un intervento fatto da Piero Angela qualche tempo fa in un’intervista, il tutto è dovuto a questa “tendenza da parte delle persone di avere un pensiero magico”, che trova strada spianata in un modo multi-informatico come quello di oggi. Ma la verità è che, ovviamente, la questione dell’ignoranza scientifica ha origini molto antiche ed ha subito una forte evoluzione nel tempo.
Basti pensare a Nicolas Hartsoeker il quale, nel 1694 (non in epoca preistorica), ipotizzò l’esistenza di un “omuncolo”, ovvero un piccolo essere umano in miniatura, già preformato, completo e potenzialmente pronto a crescere, all’interno di ciascuno spermatozoo.
Oppure si potrebbe citare il medico Ignác Semmelweis il quale, con una “geniale intuizione”, riuscì a far diminuire le morti per febbre puerperale tra le madri partorenti fino all’1% con un semplice accorgimento: lavarsi le mani! Sì, “semplicemente” questo. Veniva richiesto il lavaggio delle mani (con una soluzione di cloruro di calce) per i medici che passavano dalla camera mortuaria alla sala parto. Peccato però che i suoi colleghi dell’epoca (e parliamo della metà del 1800) si ritenevano troppo gentiluomini per lavarsi le mani ed il povero Semmelweis finì per morire in un manicomio. Ci sono voluti molti anni affinché le sue scoperte fossero ritenute valide e fossero generalmente applicate.
In conclusione, quindi, emerge un quadro tendenzialmente preoccupante: l’ignoranza scientifica, se così la si vuol chiamare, è fortemente radicata nella nostra società. Forse più di quando ci si possa rendere conto. Ed è in un mondo come quello di oggi, così dinamico e reattivo dal punto di vista informatico e social, che si deve puntare su una corretta educazione scientifica della popolazione (anche se capita spesso che siano proprio gli stessi “informatori” a mostrare ignoranza e incompetenza).
La scienza deve poter essere di tutti…e anche per tutti.

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