Malattie, dieta, ambiente: la storia raccontata dalle toilette

Fino a poco tempo fa erano pezzi dimenticati del passato e a cui si dedicava scarsa attenzione. Oggi è divenuto un campo di ricerca nuovo che coinvolge esperti di diversi settori. Perché studiare le antiche latrine ci dice molto non solo su condizioni igieniche e patologie dei nostri antenati, ma anche, ad esempio, sulla varietà di cibi che consumavano e persino su alcune credenze e miti.
Micron
Micron
Giornalista Scientifica

I primi a inventarli sembra siano stati gli abitanti della Mesopotamia nel quarto millennio avanti Cristo. Niente a che vedere con quelli a cui siamo abituati noi, ma comunque una rivoluzione rispetto al farla nei campi. Questi primi gabinetti erano fosse di circa 4,5 metri di profondità, rivestite con cilindri di ceramica cavi di circa 1 metro di diametro impilati l’uno sull’altro. Gli utenti si sedevano o si accovacciavano sulla toilette e gli escrementi finivano nei cilindri dove rimanevano finché non venivano svuotati, a parte i fluidi che invece filtravano all’esterno attraverso dei fori praticati nei cilindri stessi. Una tecnologia semplice ma efficace, poco costosa e facile da installare. Tuttavia, purtroppo, non tutte le case erano dotate di toilette così concepite. Solo gli abitanti di un’abitazione su cinque probabilmente potevano usufruire di questa novità. Gli altri continuavano ad andare per campi, o al massimo ad utilizzare il vecchio (già all’epoca) vaso da notte.
Peccato, perché i benefici per la salute dell’invenzione del gabinetto possono essere enormi. Separare le persone dai propri escrementi è il primo passo di un buon sistema di servizi igienico-sanitari perché previene il contagio oro-fecale delle malattie e, quindi, evita lo scoppio di alcune epidemie. Ma, secondo uno studio dell’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti, perché si vedano i segni di un miglioramento nella salute collettiva, almeno il 75% della popolazione deve avere accesso alla toilette.

ARCHEOLOGI E INFETTIVOLOGI A BRACCETTO
Quello delle antiche latrine è un campo di ricerca nuovo, come spiega un articolo pubblicato su Nature a maggio scorso. Fino a poco tempo fa erano pezzi dimenticati del passato e a cui si dedicava scarsa attenzione. Basti pensare che nel 1913 l’archeologo Giacomo Boni, scavando sul Palatino, aveva rinvenuto una stanza che agli occhi di oggi appare sicuramente come una latrina pubblica romana, ma che all’epoca venne interpretata come parte di un complesso meccanismo per pompare l’acqua e fornire energia al palazzo sovrastante. Si sa, un secolo fa non era cosa educata discettare di gabinetti e defecazione. Questo ha fatto sì che per anni nessuno si occupasse dell’argomento.
Oggi le cose stanno cambiando. In particolare stanno nascendo gruppi di ricercatori provenienti da settori disciplinari diversi(archeologi, infettivologi, igienisti…) che vogliono gettare luce sul mistero delle latrine, dall’antica Mesopotamia fino al Medioevo. Le collaborazioni tra studiosi hanno aperto nuove strade per scoprire qualcosa anche sulle diete, le malattie, le abitudini delle antiche popolazioni e l’ambiente in cui vivevano. In particolare le informazioni riguardano gli strati più bassi delle società, quelli che frequentavano le latrine pubbliche e quelli, peraltro, che hanno ricevuto sempre meno attenzione dall’archeologia.
Si è scoperto così che la civiltà minoica, fiorita sull’isola di Creta tra il 1700 e il 1450 avanti Cristo, aveva migliorato le latrine inventate in Mesopotamia aggiungendo lo sciacquone, per dir così, almeno nei palazzi nobiliari. C’era infatti la possibilità di far scorrere l’acqua per portar via i residui e spingerli nel sistema fognario che esisteva sotto il Palazzo di Cnosso. Ma è con i romani che le latrine prendono il volo. Nel I secolo avanti Cristo i gabinetti pubblici divennero un elemento importante delle infrastrutture romane, mentre quelli privati si diffusero notevolmente. Le latrine pubbliche romane erano stanze lungo le cui pareti correvano sedili di marmo o legno. Su queste lunghe panche erano praticati dei fori della dimensione di un piatto alla distanza di circa 56 centimetri l’uno dall’atro. I sedili erano situati sopra a una fogna che portava via i rifiuti organici. I fori erano tondi, ma davanti avevano una fessura che permetteva di pulirsi con la spugna, di solito fissata su un bastoncino. Davanti ai sedili poi correva un rivolo d’acqua che probabilmente serviva a sciacquare le spugne. La privacy non era molta (56 centimetri di distanza dal vicino è pochino), ne veniva garantita un po’ giusto grazie agli indumenti lunghi. Le toilette private invece consistevano in sedili posizionati di solito o direttamente in cucina o nelle sue prossimità. Comodo per gettarvi anche gli avanzi del pranzo. Tuttavia, raramente erano collegate alla rete fognaria. Quando il vaso era pieno veniva svuotato, probabilmente nei campi. In effetti le fogne, è emerso dai nuovi studi, erano meno diffuse nell’antica Roma di quanto si pensasse precedentemente e avevano anche diversi difetti di progettazione che le facevano intasare piuttosto spesso. E anche i gabinetti romani presentavano diversi problemi. Uno dei principali era il fatto che i tubi sotto al sedile non venivano piegati ad “S”, creando una continuità con l’esterno.
E in effetti, un gruppo di archeologi inglesi, analizzando il contenuto di una fogna connessa a diverse latrine presenti in un blocco abitativo di Ercolano, hanno scoperto moltissime pupe di mosche ormai mineralizzate. Questo vuol dire che le mosche avevano libero accesso al contenuto delle fogne e quindi, volando, trasferivano materia fecale e patogeni alle persone. Il paleoantropologo Piers Mitchell dell’università di Cambridge ha visto che la prevalenza di parassiti intestinali non è andata affatto diminuendo dall’età del bronzo all’antica Roma. Probabilmente anche perché le deiezioni venivano usate come fertilizzanti e, quindi, le uova dei parassiti passavano nel cibo e di lì ad altri esseri umani.

IL CIBO NELLA LATRINA
Anche la pratica di gettare i resti del cibo nelle latrine non era sicuramente igienica, però oggi è una grande fonte d’informazionesui modi di vita delle antiche popolazioni. Gli archeologi ad esempio si sono stupiti di quanta varietà di cibi si trovi nelle fogne di Ercolano, in particolare perché si tratta di fogne collegate ad abitazioni povere. Scopriamo così che i poveri ad Ercolano mangiavano dozzine di cibi diversi, i più comuni dei quali erano fichi, uova, olive, uva e molluschi. I piatti venivano insaporiti con aneto, menta, coriandolo e semi di mostarda. Inoltre, i numerosi resti di pesci fanno ritenere che il commercio ittico fosse più ampio di quanto pensato finora dagli studiosi.
Anche per quanto riguarda credenze e miti romani i gabinetti possono dirci molto. Ad esempio, molta letteratura latina parla di demoni che infestano le latrine. Ebbene, probabilmente dicono oggi gli studiosi, perché si trattava di luoghi piuttosto pericolosi. Ad esempio, gas esplosivi si producevano all’interno delle condutture e potevano poi prendere fuoco facendo uscire fiamme dai fori dove le persone dovevano sedere. Oppure topi, insetti ed altri parassiti potevano uscire da quegli stessi fori e invadere la stanza.
Nonostante gli studi stiano progredendo, ancora molto rimane da scoprire. Ad esempio non è chiaro se uomini e donne frequentavano le stesse latrine pubbliche nell’antica Roma. Inoltre ancora molto c’è da scoprire sulle toilette di altre culture, ad esempio quella cinese. Ora che le latrine non sono più un tabù, si aprono nuovi orizzonti.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

otto + 6 =

    X