Marie Curie e lo scandalo del secolo

Scienziata geniale, vincitrice di due premi Nobel, faro del femminismo alla fine del diciannovesimo secolo, donna anticonformista, condannata a pagare il prezzo della propria autonomia. Ripercorriamo la storia d'amore di Marie e Paul Langevin e della terribile  campagna mediatica che ne seguì. Ma perché Maria Curie fu vittima di tanto odio e rancore?
Francesco Aiello, 03 Giugno 2020
Micron
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Biologia e Comunicazione della Scienza

Era una santa. L’eroina della scienza, prima donna vincitrice del premio Nobel. Un mito. Alla sua prima lezione alla Sorbona, tutta Parigi si era mossa. Per tutti, con doveroso rispetto e ammirazione, era semplicemente Madame Curie.
Centinaia di articoli, foto e disegni, che ne negli anni ne avevano raccontato le gesta, il modo di lavorare e studiare l’uranio. Punto di riferimento di tutte le donne francesi e non solo. L’emigrata polacca che era riuscita con la propria intelligenza e tenacia a emergere in un mondo, quello della scienza, dominato dagli uomini. Tutti volevano sapere della vita e del suo lavoro, tutti poi si erano uniti a lei nel giorno più triste, quello della morte dell’amato Pierre.
Da quel momento a Marie le viene chiesto però di attenersi al suo destino: quello di vedova congelata nella sua sventura e dedita solo al lavoro. Una madre stoica vestita di nero.
Solo che il corpo di Marie dopo essere morto così giovane era risorto, amputato ma ancora vivo. Come una macchia d’inchiostro bevuta da una carta assorbente, la traccia di Pierre si era dissolta in un tenero ricordo, lasciando la strada aperta alla felicità.

Una felicità che si manifesta in una sera di primavera del 1910. Dopo aver mantenuto un lutto strettissimo per quattro anni Marie Curie partecipa a una cena del matematico Émile Borel, indossando un lungo abito bianco che reca una rosa sul seno. Agli occhi degli invitati, quell’abbigliamento così inconsueto suscita non pochi interrogativi. La risposta arriva presto, Madame Curie è di nuovo innamorata.
Il suo cuore batte di nuovo per un uomo, Paul Langevin, fisico che Marie aveva visto crescere prima come studente e poi come collega.
Ha cinque anni più di lui, ma i loro cuori e le loro menti sono sulla stessa pagina. Paul però era sposato e con quattro figli. In realtà era da tempo separato ma non ufficialmente e molto spesso per l’opinione pubblica la forma è anche sostanza. Una relazione pericolosa, non solo per il triangolo che si era formato ma soprattutto perché non si conformava alle convenzioni tipiche della Belle Époque. Ai borghesi era consentito, quasi richiesto, di avere un’amante, a patto che costei stesse nell’ombra e permettesse alla moglie legittima di essere al fianco del marito alle cene di gala. Anche lo stesso Codice Napoleonico poi glissava ed era abbastanza indulgente nei confronti dei mariti traditori. Ma Madame Curie non era un’amante anonima, non era una donna di umile origine mantenuta dal benestante di turno.

La loro storia non poteva rimanere nell’ombra specie con Jeanne Langevin a comporre un dei vertice del triangolo. La moglie di Paul era infatti una donna gelosa, violenta, interessata e calcolatrice. Orchestrato dal cognato di Paul, fece scoppiare lo scandalo.
Sulla stampa popolare e sui giornali di estrema destra, gli stessi che aveva creato e montato l’affare Dreyfus, improvvisamente la vestale della radioattività viene descritta come una donna polacca sensuale e appassionata che circuisce giovani ricercatori per il solo piacere carnale.
Marie che, finalmente, aveva il cuore leggero si ritrova a essere un ostaggio prezioso, una donna pericolosa. In realtà già qualche mese prima certa stampa l’aveva attaccata ostacolando la sua candidatura all’Accademia delle Scienze.
Tra le false voci diffuse c’era che era ebrea, non veramente francese, e quindi immeritevole di un posto nell’Accademia di Francia. Anche se la stampa liberale era andata in sua difesa, le accuse fecero il danno voluto facendo perdere le elezioni alla Curie. Insomma, al centro del dibattito francese c’era lei, Marie Curie ma non per i progressi nella chimica e nella fisica ma bensì per i suoi sentimenti. Articoli, editoriali, inchieste e interviste come quelle pubblicate da  parte de Le Journal con il titolo «Histoire d’amour: Madame Curie et le professeur Langevin» (già dal titolo si intuisce l’idea e il ruolo che si voleva affibbiare a Marie in questa vicenda).
In una di queste interviste la madre di Jeanne racconta che la figlia era in possesso delle prove dell’infedeltà del marito il quale da tempo trascorreva settimane all’estero con la polacca, a volte portandosi appresso i due figli maggiori. Minacce che diventano più concrete attraverso le parole della donna tradita: “quei due non tentino di screditarmi. Posso ridurre in polvere il loro progetto pubblicando anche una sola delle lettere in mio possesso”. Lettere (rubate da casa di Paul) che verranno pubblicate, in prima battuta, dal settimanale L’Ouevre. È l’ultima goccia: la straniera rovina famiglie è esposta al pubblico ludibrio.

I giornalisti assediano la casa di Marie, ne aspettano le figlie all’uscita della scuola finché lei si rifugia dai Borel, dove intellettuali, artisti, politici, femministe vengono a renderle omaggio, compreso Paderewski arrivato dalla Polonia a suonare per lei. Ma Jeanne la aspetta davanti all’«Ecole Normale», le urla insulti e minacce di morte. Alcuni docenti della Sorbona, dove insegnava fisica dal 1906 (prima donna nella storia dell’università), le chiedono di lasciare la Francia e il Consiglio dei ministri discute della sua espulsione dal paese.
Lo stesso Albert Einstein decide di intervenire, scrivendo alla collega: “Stimatissima signora Curie, sono talmente in collera per le maniere indecenti con cui il pubblico si sta ultimamente interessando a Lei…, sono convinto che Lei coerentemente disprezzi questa gentaglia, sia che questa elargisca ossequiosamente stima nei suoi confronti sia che tenti di soddisfare il proprio appetito per il sensazionalismo! Chiunque non appartenga a questa schiera di rettili è certamente felice, ora e anche prima, del fatto che abbiamo tra noi persone come Lei, e anche come Langevin, persone reali rispetto alle quali si prova il privilegio di essere in contatto. Se la gentaglia dovesse continuare a occuparsi di lei, non legga quelle fesserie ma piuttosto le lasci ai rettili per cui sono state prodotte…”.

In tutto questo immotivato caos, l’8 novembre 1911 Madame Curie riceva il telegramma con il quale si informava che le era stato assegnato il premio Nobel per la chimica. Il secondo, dopo quello vinto insieme al marito. Una notizia formidabile che però trova pochissimo spazio sui giornali impegnati a spiare dal buco della serratura e a dipingerla come una seduttrice di un rigoroso padre di famiglia. Anche la stessa Accademia di Svezia ha paura dello scandalo.
Svante Arrhenius, a nome di tutto il comitato per il Nobel, le consiglia di non presentarsi in Svezia per la consegna del premio, sottolineando che se l’Accademia avesse creduto all’autenticità di quelle lettere, probabilmente non le avrebbe conferito l’importante riconoscimento.

Una posizione che non lascia indifferente la scienziata, determinata invece a vedersi riconosciuti i propri meriti: “Il premio mi è stato assegnato per la scoperta del radio e del polonio e credo non vi sia alcun rapporto tra la mia opera scientifica e le vicende della mia vita privata. In linea di principio non posso ammettere che le calunnie e le maldicenze della stampa influenzino l’apprezzamento accordato al mio lavoro scientifico”.
Cosa c’entravano le calunnie con il suo lavoro scientifico? Nulla, ma erano un ottimo pretesto per dare sfogo al bigottismo più trito, e con amarezza Curie si accorse che abitavano perfino in un mondo che sarebbe dovuto esserne immune. Il discorso di accettazione del premio è pieno di rivendicazioni dei suoi meriti. La pressione sulla sua vita personale è tale che al rientro in Francia viene ricoverata.

Qualche mese dopo il ritiro del Nobel, lo scandalo si sgonfia grazie anche alla consegna di denaro a Jeanne, che ritira la denuncia. Nel 1914 Langevin tornerà sotto il tetto coniugale e con il consenso della moglie avrà un’altra amante. Questa volta, però, ne sceglierà una più in linea con la morale corrente: si trattava infatti di un’anonima segretaria.
Ma perché Maria Curie fu vittima di tanto odio e rancore? Per capirlo meglio bisogna indossare le lenti di un francese di inizio Novecento. La stampa e la società parigina erano alla ricerca da tempo di un qualcosa che facesse dimenticare la vicenda Dreyfus, una storia che aveva portato alla luce tutto il nascosto e il sommerso dell’epoca. Quale bersaglio più facile di una donna straniera e soprattutto sola.

Il peccato di Marie, per quel tempo, era quello di non essere solo un’amante ma una donna emancipata, quando donne del genere erano considerate, da entrambi i sessi, una minaccia. Marie che non era più solo l’assistente di Pierre, come la descriveva e la voleva la stampa, ma era una scienziata capace di salire da sola i gradini dell’Olimpo della ricerca.

La colpa più grande forse fu quella di aver voluto sempre scegliere. Voleva decidere da sé della sua vita, sia sul fronte scientifico che su quello privato. Forse, per questo uno dei suoi ultimi discorsi pubblici, prima di morire, sarà dedicato alla libertà: “Proprio questa è la bellezza e la nobiltà della scienza: l’inestinguibile desiderio di ampliare le frontiere del sapere, di braccare i segreti della materia e della vita senza avere idee preconcette sulle loro eventuali ripercussioni”.

La storia di Marie e dello scandalo del secolo è ancora oggi attuale. Il suo è stato un grande esempio di coraggio, genialità e resistenza. Non si è mai piegata alle discriminazioni, ha saputo guardare oltre il maschilismo che la circondava, creando con la sua storia e la sua determinazione la radice della futura emancipazione femminile.
“La vita non è facile per nessuno di noi. E allora? Noi dobbiamo perseverare e soprattutto avere confidenza in noi stessi. Dobbiamo credere che siamo dotati per qualcosa e che questa cosa deve essere raggiunta”, parola di Marie Curie.

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