Muscoli, autostima e barba lunga: i consigli di Walt Whitman per il benessere degli uomini americani

Rimasto sconosciuto per 150 anni, viene pubblicato ora il curioso vademecum del poeta sulla salute maschile: allenarsi costantemente, mangiare carne, non esagerare con il sesso e farsi crescere la barba. Qualcosa resta valido ancora oggi.
Micron
Micron
Giornalista Scientifica

La sveglia all’alba o poco più tardi, una doccia fredda tonificante e poi fuori di casa per la quotidiana mezz’ora di allenamento: una camminata veloce, una corsa o della ginnastica all’aria aperta. Segue la colazione proteica: un po’ di carne, oppure un uovo crudo, una fetta di pane e una tazza di tè non troppo caldo.
Difficile immaginare che consigli come questi, così simili a quelli di tanti recenti manuali su “come mantenersi in forma”, possano avere attirato l’attenzione degli storici della letteratura. Eppure così è stato. Perché l’autore di quelle indicazioni non è un personal trainerqualunque, ma il grande poeta americano Walt Whitman, che con lo pseudonimo di Mose Velsor aveva pubblicato nel 1858 una raccolta di articoli giornalistici dal titolo Manly Health and Training, rimasti finora sconosciuti e finalmente pubblicati on line su The Walt Whitman Quarterly Review.
Un vademecum d’autore per rimediare ai danni della modernità e alla poco salutare vita cittadina, una guida in 13 capitoli per migliorare il benessere e la salute degli uomini americani.
E per lasciare in eredità alle future generazioni i pilastri dell’ottimismo a stelle e strisce: muscoli, fitness e autostima.
Whitman non trascura nessun aspetto, anticipando le tendenze più moderne: dall’alimentazione iperproteica a base di carne per mantenere il peso sotto controllo, alle scarpe da ginnastica più indicate, quelle indossate dai giocatori di baseball, le attuali “trainer” per intenderci, ai benefici dell’abbronzatura integrale. Ci sono anche avvertimenti sul sesso e la barba: non esagerare nel primo caso, assecondare la natura nel secondo. Perché una barba folta può proteggere la gola dalle infezioni. E il barbutissimo Whitman, evidentemente, era il primo a crederci.
L’inno al corpo umano, o meglio alla prestanza fisica maschile, è anche, come hanno sottolineato alcuni critici, giustificabile con la probabile omosessualità di Whitman. Ma è prima di tutto figlio di quel “sogno americano” che il poeta stesso ha incarnato e contribuito a costruire. Per dirla con Ezra Pound, Whitman «è l’America».
E lo è anche quando difende strenuamente il motto della “mens sana in corpore sano”, dimostrando, una volta per tutte, che a prendere alla lettera le parole di Giovenale sono stati più di tutti gli americani. Convinti forse anche dal Mose Velsor di Manly Health and Training a elevare lo sport a vera e propria disciplina accademica, al pari della matematica o della letteratura. «Noi diciamo ai giovani non solo che lo sviluppo mentale va di pari passo con quello fisico- scrive Whitman – ma che effettivamente questo è l’unico modo in cui dovrebbero andare avanti, entrambi insieme. È di più che trarre vantaggio l’uno dall’altro. Se sei uno studente diventa anche uno studente del corpo».
Il poeta della democrazia si rivolge a tutti senza distinzioni di ceto o di appartenenza etnica e sogna un’intera nazione fatta di uomini atletici e sani, incoraggiati a fare sport dal governo, dalle istituzioni che si occupano di salute pubblica, ma soprattutto dalle scuole. «Siamo stati a lungo dell’opinione – afferma Whitman – che nessuna scuola dovrebbe essere istituita in città o in campagna senza il suo dipartimento dedicato all’allenamento, la palestra, dove la salute, la prestanza, l’igiene e le leggi della fisiologia vengono spiegate ai ragazzi». Il petto ampio, le braccia e le gambe muscolose, ammette sotto mentite spoglie Whitman, sono tanto importanti per il futuro di uno studente quanto la geometria, la storia, la cultura classica, la legge o la medicina.
Sciocchezze? Neanche un po’, perché avere un bell’aspetto apre le porte all’autostima e al successo, con le donne, con gli uomini, con gli amici, con gli sconosciuti. Chi è che non vorrebbe essere ammirato e amato? Chiede con tono retorico il poeta.
Sarà pure arrivato in eredità dall’antica Grecia, che ha tanto da insegnare sull’armonia tra corpo e mente, ma il consiglio che Whitman rivolge a tutti i lavoratori sedentari dell’epoca ricorda tanto i titoli delle più recenti campagne di prevenzione sul diabete o le malattie cardiovascolari: «A te, impiegato, uomo di lettere, sedentario, benestante, pigrone, lo stesso consiglio: in piedi!».
Il poeta non si stanca di ripetere che è arrivato il momento di cambiare stile di vita e cominciare a muoversi all’aria aperta, di fare attenzione a ciò che si mangia e si beve, evitando patatine fritte, zuccheri e salse grasse, di allenarsi costantemente per tutta la vita, ma senza strafare. Di smettere di affidarsi esclusivamente al sovrastimato potere di una medicina che non può curare tutti i mali e di iniziare, piuttosto, a puntare sulla prevenzione.
La rivoluzione che può cambiare la vita degli uomini passa attraverso semplici abitudini: svegliarsi e coricarsi presto, fare esercizio, mangiare cibo sano. E poi, adottare minuzia, perseveranza e gradualità nell’attività fisica, coltivare atteggiamenti positivi, frequentare gli amici e lavorare ogni giorno regolarmente.
Le attuali linee guida sulla prevenzione delle moderne malattie non dicono nulla di tanto diverso. Whitman è senza dubbio l’America ma, con i dovuti aggiustamenti, è anche un po’ l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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