Neandertal artisti precoci

Scoperte le pitture rupestri più antiche del mondo: si trovano in Spagna e sono opera dei Neanderthal, che le hanno decorate almeno 64.000 anni fa, ossia 20.000 anni prima dell'homo Sapiens. Ne deriva, dunque, che Homo Sapiens perde definitivamente quella che riteneva fosse una sua qualità specifica: il pensiero simbolico astratto.
Pietro Greco, 26 Febbraio 2018
Micron
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Giornalista e scrittore

Li hanno trovati nella Cueva de los Aviones, nel sudest della Spagna. Sono conchiglie ornamentali e i pigmenti di ocra rossa per tingerle. Gli elementi di base per collane multicolore. Le hanno trovate i Dirk Hoffmann (Max Planck Institute di Lipsia) e Diego Angelucci (Università di Trento), con altri tre colleghi paleoantropologi e le hanno datate: risalgono a 115.000 e forse a 120.000 anni fa. Sono state realizzate dai Neandertal, come spiegano i ricercatori con un articolo pubblicato sulla rivista Science, almeno 20 se non 40.000 anni prima che qualcosa di analogo fosse realizzato da Homo sapiens.
Con un sistema di datazione analogo, all’uranio-torio (U-Th), lo stesso Hoffmann e un vasto gruppo di altri colleghi ha datato le pitture rupestri di La Pasiega (Cantabria), di stampini per dipingere mani rinvenuti a Maltravieso in Estremadura, e i dipinti rossi di Ardales, in Andalusía. Ebbene, come i ricercatori spiegano in un secondo articolo su Science, tutti questi manufatti risalgono a circa 65.000 anni fa. E sono, senza dubbio, opera dei Neandertal. Realizzate almeno 20.000 anni prima che Homo Sapiens giungesse in Europa.
I due articoli riguardano opere e tempi diversi. Ma ci propongono un unico scenario: la cultura materiale simbolica – chiamatela, se volete, arte – non è una prerogativa specifica della nostra specie. Anche i Neandertal la possedevano e, probabilmente, altre specie del genere Homo.
La cultura materiale simbolica è un carattere che indica, a sua volta, il possesso di una capacità cognitiva superiore: il pensiero astrato. Ne deriva, dunque, che Homo Sapiens perde definitivamente quella che riteneva fosse una sua qualità specifica: il pensiero simbolico astratto, appunto.
Per questo i due lavori per così dire copernicani pubblicati da Science sono destinati a restare nella storia dell’evoluzione umana. Un corollario non secondario delle scoperte di Hoffmann e colleghi è che consentono di sciogliere alcuni nodi teorici del rapporto tra Neandertal e sapiens in Europa.
Fino a oggi, infatti, sapevamo che i Neandertal avevano sviluppato una cultura materiale simbolica. Famoso, per esempio, è il flauto di Divje Babe, realizzato dai Neandertal: è il primo strumento musicale conosciuto. Risale, probabilmente, a oltre 50.000 anni fa. Almeno dieci millenni prima che Homo sapiens si affacciasse in Europa. Molti, ma non abbastanza da sciogliere ogni dubbio.
E il dubbio è (era) questo: i Neandertal hanno sviluppato una cultura materiale simbolica – chiamatela arte, se volete – in maniera precoce e indipendente o, invece, l’hanno acquisita per emulazione, osservando i comportamenti dei sapiens?
Molte fatti, a iniziare dal flauto di Divje Babe, sembravano dare una precisa indicazione per la prima ipotesi. Ma molti studiosi non escludevano che la cultura materiale simbolica dei Neandertal intorno a 50 o anche a 60.000 anni fa, poteva essere il frutto di diffusione.
In partica i Neandertal avrebbero osservato i comportamenti di Homo sapiens in terre lontane, per esempio in Medio Oriente, avrebbero imparato a imitarli e avrebbero diffuso la nuova capacità in tutte le aree occupate in Europa.
Questa opzione nasce (nasceva) dal pregiudizio che, appunto, tra tutte le specie viventi solo Homo sapiens ha la capacità di elaborare un pensiero astratto, che è la precondizione per trasferirla in materiali tangibili: siano esse collane, pitture rupestri o flauti. Ora non c’è più dubbio.
Non solo i Neandertal hanno sviluppato in maniera indipendente la loro cultura materiale simbolica. Ma l’hanno sviluppata molto prima di Homo sapiens. È evidente, dunque, che le nostre radici cognitive, anche quelle superiori, affondano in un tempo profondo, molto più profondo di quello delle origini della nostra specie. D’altra parte vi sono evidenze che già 400.000 o forse addirittura mezzo milione di anni fa, specie del genere Homo si dipingevano il corpo. E che tra i pigmenti usati vi fosse proprio l’ocra rossa.
Certo, la coloritura del corpo rispondeva a un principio estetico. Ma la ricerca e la preparazione dei pigmenti era una chiara manifestazione di una cultura materiale simbolica, oltre che di una tecnologia avanzata. Da queste ricostruzioni, si ricava che la nostra storia e la nostra specie non ha nulla di speciale. È parte di un intreccio di storie piuttosto complicato. Resta il mistero non ancora risolto: come mai tra le tante specie con capacità cognitive sofisticate – oltre ai Neandertal, molti altri gruppi appartenenti al genere Homovivevano nei tre continenti connessi intorno a 50.000 anni fa – negli trenta o quarantamila anni solo i sapiens siano sopravvissuti. Qual è il segreto della nostra fortuna di specie?

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