Quell’urlo nel silenzio

Ai nostri giorni una giovanissima ragazza, Greta Thunberg, è stata capace di mobilitare grandi masse e portare in tutto il mondo un potente messaggio in difesa del pianeta. Sessant’anni fa un’altra donna, Rachel Carson, aveva saputo risvegliare le coscienze e far spalancare gli occhi al mondo sull’impatto che le azioni umane hanno sull’ambiente, gettando le basi dell’ecologismo moderno.
Pietro Greco, 30 Ottobre 2020
Micron
Immagine: it.wikipedia.org
Micron
Giornalista e scrittore

La giovanissima ragazza svedese Greta Thunberg ha il grande merito di aver spalancato alla consapevolezza di grandi masse – soprattutto di giovani, ma non solo – che il clima del pianeta Terra sta cambiando a causa dell’uomo. Ha così aperto una partita politica che coinvolge la seconda potenza mondiale, l’opinione pubblica, nella lotta per costruire un futuro climatico e, più in generale, ambientale desiderabile.

E allora mai come in questo momento dobbiamo ricordare un’altra donna di grande coraggio, la biologa americana Rachel Carson, che quasi sessant’anni fa ha spalancato gli occhi al mondo sull’impatto che le azioni umane hanno sull’ambiente. Il motivo di gran lunga più importante per ricordarla è la pubblicazione di un libro, The Silent Spring (La primavera silenziosa), il 27 settembre 1962. Un testo spartiacque. Da molti considerato (a ragione) come il libro che segna l’inizio di (ma dovremmo dire, più propriamente, che catalizza) uno sviluppo della coscienza ambientale di massa e della nascita dei movimenti ecologisti, compresi i partiti verdi, negli Stati Uniti come in Europa.

La denuncia della primavera resa silenziosa dalle uova di uccelli che non schiudono a causa dell’uso abnorme della chimica nei campi è come Eva che coglie la mela dall’albero della conoscenza e improvvisamente si rende della differenza tra il bene e il male. In questo caso l’Eva che coglie la mela del peccato è il sistema produttivo (in agricoltura, ma non solo) che improvvisamente si rende conto che l’uso dei “capitali della natura” non è gratuito. Comporta sempre dei prezzi da pagare, talvolta questi prezzi sono insostenibili.

Rachel Carson denuncia un modello di sviluppo, dunque. Propone un cambio di paradigma in economia. E non solo in quella capitalistica, ma nell’economia centralmente pianificata dell’URSS, perché entrambe non prendono in considerazione il valore dei “capitali della natura”. Forse la seconda, la sovietica, più della prima, la occidentale. Rachel Carson indica con cristallina chiarezza a tutti, al colto e all’inclita, che l’economia umana ha raggiunto il medesimo ordine di grandezza dell’economia della natura e che, pertanto, l’uomo è diventato un attore ecologico globale capace di interferire con i grandi cicli biogeochimici del pianeta.

L’uomo è, dunque, un attore ecologico globale. In realtà, l’uomo è attore ecologico globale da molti millenni, da quando ha smesso di essere cacciatore e raccoglitore ed è diventato agricoltore e allevatore. Tuttavia ora più che mai, grazie alla scienza, l’attore ecologico globale “sa di esserlo”. Ha assunto una “coscienza enorme”.

Forse The Silent Spring ne è non la prima, ma certo la più clamorosa dimostrazione di questa novità. The Silent Spring non è un fulmine a ciel sereno. Ma è la punta di un iceberg che si sta staccando dal polo e inizia a navigare in mare aperto. Il libro viene pubblicato in un tempo (inizio anni ’60) e in un luogo (Stati Uniti d’America) in cui molti studiosi, per lo più fisici, vanno denunziando sia l’impatto che i test nucleari in atmosfera hanno sull’ambiente e sulla salute, sia l’impatto che avrebbe una guerra nucleare totale sul clima terrestre e sulla sopravvivenza della specie. Il tema della sicurezza nucleare, dunque, inizia a intersecarsi con il tema dell’ambiente e a nutrire quell’embrione di consapevolezza ecologica di massa che The Silent Spring fa esplodere.

Ma quelli della prima pubblicazione del libro di Rachel Carson sono anche gli anni in cui inizia anche l’esplorazione dello spazio (lo Sputnik è del 1957; Jurij Gagarin vola il 12 aprile 1961; Valentina Tereskova volerà il 16 giugno 1963) e gran parte dell’umanità guarda con ammirazione alla “potenza della tecnologia”. In Italia Gianni Rodari cambia l’ ambientazione delle sue opere e sostiene: io inizio a scrivere per i ragazzi di oggi, astronavi di domani. L’impressione diffusa in tutto il mondo è che la civiltà umana sia entrata in una nuova era, che rende non solo il presente irrimediabilmente diverso dal passato, anche recente, ma consegna alle nuove generazioni un universo cognitivo del tutto inedito.

Se lo spazio è la punta dell’iceberg della “potenza tecnologica” e diventa una manifestazione della hubris di Homo sapiens, il libro di Rachel Carson, The Silent Spring, è la punta di un iceberg di natura uguale e contraria, che denuncia “i limiti della tecnologia” e denuncia quell’“apprendista stregone” che si sta rivelando Homo technologicus.

Sono gli anni della contraddizione, quelli iniziali degli anni ’60. Anche simbolica. Se, infatti, Valentina Tereskova, la prima donna a volare nello spazio, è, insieme, la rappresentazione della “potenza della tecnologia” e, anche, la figura di una “tecnologia che non ha bisogno di eroi”, ma raggiunge vette inedite anche con “persone normali”, Rachel Carson è la rappresentazione dei “limiti della tecnologia”. Lei più di ogni altro mette in crisi il paradigma del “progresso scientifico”, di quelle che Giacomo Leopardi indicava con ironia come le “magnifiche sorti e progressive”, su cui si fonda la cultura americana e del mondo intero dopo la Seconda guerra mondiale.

No, non è davvero un caso se queste due figure femminili toccano la sensibilità del grande pubblico proponendo “le due facce della tecnologia”, praticamente negli stessi mesi. Valentina e Rachel sono l’emblema dell’altra metà del cielo che si sta ribellando a millenni di marginalizzazione e rivendica la compartecipazione alla costruzione di una società più giusta e consapevole. Sono l’emblema del riscatto femminile. Il volto e la mente di quel movimento femminista che diventerà dirompente di lì a qualche anno.

Ma chi è Rachel Carson? È una donna che nasce il 27 maggio 1907 a Springdale, in Pennsylvania. Il padre è un assicuratore e la famiglia possiede una grossa fattoria. È qui, in campagna, che Rachel passa molto tempo, nel corso della sua infanzia. Ama stare a contatto con la natura (ancorché antropizzata), è sensibile ai suoni, agli odori, ai ritmi di quella terra. E tuttavia ama soprattutto leggere e scrivere, in primo luogo storie di animali. I suoi primi componimenti li butta giù a otto anni. A dieci ha già pubblicato una sua storia sul giornale che predilige, il St. Nicholas Magazine. Legge molto: tra gli altri Melville, Conrad, Stevenson.

È attratta dalla natura e, soprattutto, dall’oceano. A Springdale frequenta le scuole elementari. Poi si sposta a Parnassus per la high school, dove si diploma nel 1925. È la prima in una classe di 45 studenti. Non è particolarmente socievole. Né lì alla high school né lo sarà all’università. Ha però voglia di studiare e, dopo il diploma, si iscrive al Pennsylvania College for Women. Dapprima frequenta il corso di laurea in inglese, poi, nel 1928, passa a biologia, continuando a scrivere sia per i giornali universitari che per i supplementi culturali.

Sebbene sia ammessa alla Johns Hopkins University proprio nel 1928, è costretta a restare al Pennsylvania College for Women, per questioni economiche. Si laurea col massimo dei voti l’anno dopo. Nell’estate del 1929 frequenta il Marine Biological Laboratory ed ecco che, in autunno, può finalmente approdare alla Johns Hopkins University e coltivare i suoi interessi per la zoologia e la genetica. È brava e, in breve, diventa assistente di laboratorio di Raymond Pearl, lavorando con “animali modello” come i topi e la Drosophila. Infine, compila una tesi sui pronefri (lo stato embrionale dell’apparato urinario) dei pesci.

Ottiene il PhD, nel giugno 1932. Inizia la sua attività di brillante ricercatrice. Ma nel 1935 muore il fratello e lei si deve occupare dell’anziana madre. La situazione economica è più che mai precaria. Ottiene però una posizione presso lo US Bureau of Fisheries e scrive i copioni per una serie di trasmissioni radiofoniche popolari, note come il Romance Under the Waters, che si occupano di vita nel mare. Intanto pubblica articoli sia di ricerca che divulgativi sulla biologia marina della Chesapeake Bay.

Nel 1936 è assunta a tempo pieno e indeterminato dal Bureau of Fisheries: è la seconda donna in assoluto a conquistare un simile impiego. Può continuare a coltivare così, le sue passioni: la ricerca e la comunicazione della scienza, pubblicando su riviste e anche su quotidiani come The Baltimore Sun. La sua famiglia non è fortunata. Nel 1937 muore anche la sorella più grande e per Rachel gli impegni crescono. Ciò non impedisce, proprio nel luglio di quell’anno, che l’Atlantic Monthly pubblichi il suo primo successo: The World of Waters, il racconto di un vivido viaggio sui fondali oceanici. Un estratto viene pubblicato anche dalla rivista Undersea. Ed è proprio quest’ultima pubblicazione che segna la svolta, perché una grande casa editrice, la Simon & Schuster, la contatta e le propone di trasformare il tutto in un libro, che uscirà nel 1941 con il titolo Under the Sea Wind. Il libro è ben recensito, eppure vende poco. Ma ormai lei è una scrittrice affermata, che scrive con regolarità sul Sun Magazine, su Nature, su Collier’s.

Alla fine della Seconda guerra mondiale, nel 1945 incontra per la prima volta il DDT, la sostanza chimica insetticida da poco messo a punto i cui effetti sull’ambiente e sulla salute umana sono pressoché sconosciuti. Rachel Carson nutre qualche diffidenza per la sostanza che sta dimostrando di poter vincere la battaglia contro una malattia molto diffusa, la malaria. La studiosa amante della divulgazione cerca di proporre articoli a varie riviste sull’argomento DDT. Ma gli editori e i caporedattori glieli rifiutano, perché poco appealing. Intanto, proprio nel 1945 diventa supervisor e poi, nel 1949, direttrice dell’ufficio comunicazione del Fish and Wildlife Service: chi meglio di lei? D’altra parte ormai ha deciso: non si limiterà a scrivere un nuovo libro, ma diventerà scrittrice a tempo pieno. Trova anche un’agente letteraria, Marie Rodell, con cui formerà un sodalizio stabile.

Nel 1950 la nuova aspirante scrittrice professionista pubblica, The Sea Around Us con la Oxford University Press. Ottiene riconoscimenti straordinari, primo fra tutti il George Westinghouse Science Writing Prize dell’American Association for the Advancement of Science, la più grande società scientifica del mondo. Nove capitoli del suo nuovo libro vengono pubblicati a puntate da The New Yorker. L’opera resta nella classifica dei best seller di The New York Times per 86 settimane. Rachel Carson ne ricava anche un film.

Nel 1952, la biologa ormai scrittrice vince il National Book Award for Nonfiction e la Burroughs Medal. Per chiara fama ottiene due dottorati ad honorem. Ormai è una donna di successo con un’ampia fama. Nel 1952 lascia davvero il suo lavoro di ricercatrice e, ormai con una posizione economica solida, diventa scrittrice a tempo pieno. Incontra anche le prime insoddisfazioni. Non è affatto contenta, per esempio, di come Irwin Allen interpreta il ruolo di direttore e di produttore di un documentario basato sul suo primo libro. Lo considera poco rigoroso. Ma Allen va avanti, realizza il documentario e nel 1953 vince anche l’Academy Award for Best Documentary Feature.

Proprio quell’anno Rachel Carson incontra Dorothy Freeman, con cui sarà legata da amicizia per tutta la vita. Una relazione che sarà soprattutto epistolare (900 lettere in 12 anni; molte delle quali pubblicate in Always, Rachel: The Letters of Rachel Carson and Dorothy Freeman, 1952–1964: An Intimate Portrait of a Remarkable Friendship, del 1995, dalla casa editrice Beacon Press. Dorothy, che in realtà nasce Murdoch, è un’economista che si è sposata con Stanley Freeman nel 1924. La coppia ha avuto un figlio, Stanley Freeman Jr., nel 1926. Linda Lear, biografa di Rachel Carson, scriverà che quando la incontra Rachel Carson ha bisogno di un’amica devota e di una persona che l’ascolti, senza alcuna necessità che la accetti per intero, come scrittrice e come donna. La biologa ormai scrittrice trova questa persona in Dorothy, che condivide con lei molti interessi, primi fra tutti quelli per la natura.

È un amore soprattutto platonico, tra le due. Molte le lettere. Rari gli scambi di baci o passeggiate mano nella mano. Dorothy fa leggere alcune lettere al marito, per spiegargli il tipo di relazione. Ma non gli fa leggere tutte le lettere. E poco prima di morire, Rachel ne brucerà centinaia, in pieno accordo con Dorothy. Nel 1953 Rachel Carson si dedica allo studio dell’ecologia e degli organismi che vivono nell’Atlantico. Nel 1955 pubblica il suo terzo libro sul mare, The Edge of the Sea, in cui si sofferma sugli ecosistemi costieri. Ancora una volta è un successo. Subito dopo si prepara a scrivere un nuovo libro, Remembrance of the Earth, ed entra in contatto con il gruppo The Nature Conservacy. Intanto pianifica di comprare e preservare una vasta area nel Maine che lei e Dorothy battezzano Lost Woods. Nel 1957 un nuovo lutto: le muore uno dei nipoti più cari all’età di 31 anni, lasciando un figlioletto, Roger Christie. Rachel Carson adotta il piccolo nipote pur continuando a prendersi cura della sua anziana madre. Per meglio accudire il ragazzo, si sposta a Silver Spring, nel Maryland.

È a partire dal 1957 che la scrittrice biologa inizia a occuparsi sistematicamente di pesticidi, anche perché non accetta le nuove norme che ne consento l’irrorazione su vasta scala. Lo studio lungo e attento la porta a pubblicare nel 1962 il suo capolavoro: The Silent Spring. Non è certo lei la prima a occuparsi di pesticidi e di DDT in particolare. Ma il combinato disposto di conoscenza scientifica e scrittura poetica contribuiscono a segnarne il successo in un momento in cui la sensibilità ambientale di massa non chiede che di emergere.

È il libro che separa le epoche nel campo dell’ecologismo di massa. La sua fama resta intatta per decenni. Nel 1994, The Silent Spring verrà ripubblicato con una prefazione di Al Gore. E nel 2012 viene riconosciuto come un National Historic Chemical Landmark dall’American Chemical Society proprio per quel ruolo di catalizzatore dello sviluppo del movimento ambientale di massa.

Il libro suscita consenso. Rachel riceve molti riconoscimenti, anche accademici. L’opera ha un enorme successo, anche negli ambienti che iniziano a guardare con accentuato e spesso esagerato spirito critico alla scienza. Nelle settimane precedenti la sua pubblicazione è scoppiato il caso talidomide: un farmaco che si è rivelato un veleno. Il libro e Rachel Carson sono però soggetti anche ad aspre critiche. Soprattutto da parte di grandi industrie chimiche, come la DuPont e la Velsicol Chemical Company.

Contro la scrittrice ambientalista scendono in campo scienziati e politici. La accusano di voler tornare al Medio Evo e di essere una comunista. Rachel Carson si appresta alla lotta combattendo contemporaneamente anche un cancro, con la radioterapia. La malattia e la terapia non ne minano lo spirito. Accetta di testimoniare presso lo Science Advisory Committee istituito dal presidente John Kennedy.

Purtroppo, Rachel non ha molto tempo per godersi tanta fama. Indebolita dal cancro al seno, nel gennaio 1964 ai ammala a causa di un virus che attacca il suo sistema respiratorio. Le complicazioni nel corso delle settimane successive aumentano. Nell’aprile del 1964 Rachel Carson muore nella sua casa di Silver Spring, stroncata da un infarto. Il mondo ha qualche debito nei suoi confronti.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

4 × 4 =

    X