Ricordando l’esempio della “signora delle stelle”

È stata per molti lustri il volto più noto della scienza italiana. Certo il più amato. Una delle poche figure popolari, ma non populiste, in cui gli italiani ancora si riconoscevano. Oltre che essere stata una grande donna di scienza, Margherita Hack aveva una capacità straordinaria: saper dialogare con il grande pubblico.
Pietro Greco, 02 Marzo 2020
Micron

La chiamavano la “signora delle stelle”. È stata per molti lustri il volto più noto della scienza italiana. Certo il più amato. Una delle poche figure popolari, ma non populiste, in cui gli italiani ancora si riconoscevano. E non solo d’istinto. Quando, il 29 giugno 2013, all’età di 91 anni, Margherita Hack è venuta a mancare, non solo l’astrofisica e la scienza in generale, ma l’Italia intera hanno perso un punto di riferimento importante.

Ricordare in tutte le sue sfaccettature questa donna dall’intelligenza vivissima e di un anticonformismo mai ricercato, ma naturale, non è possibile, in poche righe. Certo non possiamo dimenticare che è stata prima di tutto una grande donna di scienza. Non solo perché è stata una delle prime a sfondare “il tetto di cristallo” e la prima donna italiana in assoluto a dirigere un osservatorio astronomico, quello di Trieste. Ma anche e soprattutto perché, nel corso della sua direzione durata dal 1964 al 1987, lo ha trasformato da piccolo osservatorio di provincia in un centro di ricerca di valore internazionale. Lei stessa si è affermata come grande esperta di spettroscopia stellare.

Ha iniziato a Firenze, dove è nata nel 1922 e si è laureata nel 1945, studiando le stelle blu. Ha continuato a studiare altre stelle, come le Cefeidi, tra Milano, Parigi e gli Stati Uniti. Ha poi ottenuto la cattedra all’università di Trieste e la direzione del locale osservatorio nel 1964. Il suo principale contributo scientifico è di aver capito prima di molti altri che il vecchio lavoro dell’astronomo si stava modificando, grazie a una serie di finestre che si sono aperte per guardare l’universo: non solo quella della luce visibile, ma dell’intero spettro elettromagnetico e poi l’astrofisica dallo spazio e nello spazio. Margherita Hack non si è limitata a porre l’osservatorio triestino nel contesto più moderno, ma aiutato a realizzare questa fase di transizione strumentale e concettuale tutta l’astrofisica italiana. È stata davvero la “signora delle stelle”.

Ma c’è anche una seconda dimensione di questa straordinaria figura di donna dedita alla scienza: quella capace di dialogare con il grande pubblico. Certo era aiutata da una dote personale: Margherita Hack aveva una capacità naturale di entrare in sintonia con le persone. Ma l’immediata simpatia che suscitava non era solo frutto della sua verve tipicamente fiorentina. Era anche e soprattutto il frutto di un “modo di vivere”, di interpretare il suo lavoro. Margherita era una “scienziata militante”, con quella fede illuministica nella forza della ragione – della ragione al servizio dell’umanità – e quella passione per la ricerca che riusciva a trasmettere toccando la mente e i cuori di tutti grazie alla sua totale libertà di pensiero, che esprimeva in forma trasparente, intransigente, rigorosa, generosa, disinteressata, coerente. E simpatica. Così riusciva a suscitare empatia nel grande pubblico anche quando navigava – e succedeva spesso – contro corrente. È con la sincerità senza calcoli che Margherita Hack, anche quando superò i novant’anni, riusciva a parlare ai giovani, a entrare in empatia con loro.

È stata una grande e moderna comunicatrice, Margherita Hack. Pochi, come lei, sapevano parlare di scienza catturando l’attenzione dei pubblici più differenti. Comunicava con naturalezza, ma attraverso un impegno programmatico. Ha fondato e diretto per anni una rivista L’Astronomia. Ha offerto la sua generosa collaborazione a svariati tentativi di formare giovani comunicatori: per esempio, al Master in giornalismo scientifico della SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste. Ha scritto sui giornali quotidiani. Ha bucato il video come, forse, nessun altro scienziato italiano. Non mancava davvero occasione di parlare alla radio, con la sua inconfondibile cadenza. Ha scritto una quantità enorme di libri di successo. Ha fatto teatro. Ha tenuto conferenze, riempiendo sempre le sale.

Ciascuna di queste attività – ciascuna di queste qualità – meriterebbe un approfondimento. Tuttavia la grande peculiarità della sua figura è stata quella, vale la pena ripeterlo, di “scienziata militante”. Capace di uscire dalla “torre d’avorio” e di mettere il suo illuminismo tanto convinto da apparire ingenuo a disposizione di tutte le cause, piccole e grandi, di progresso sociale e civile.

Animalista convinta, circondata da cani e soprattutto gatti, si è battuta per affermare uno stile alimentare rigorosamente vegetariano oltre che contro ogni sofferenza inutile inferta ai suoi amici semoventi. Atea convinta, si è battuta per il rispetto della libertà religiosa. Ecologista convinta, si è battuta per le centrali nucleari. Icona delle donne in bicicletta, si è battuta per il diritto a guidare l’auto anche in tarda età se in possesso dei giusti requisiti fisici. Femminista convinta, non si è mai pianta addosso. I diritti alla parità vanno conquistati con forza e determinazione quotidiana, diceva, da parte delle donne.

Non era teoria. Questa capacità di autoaffermazione l’aveva dimostrata già da ragazza, diventando campionessa di salto in alto e salto in lungo quando a fare sport in Italia le donne erano pochissime. E l’ha dimostrata quando è giunta a Trieste per dirigere l’Osservatorio, dovendo superare lo scetticismo di molti colleghi, anche potenti. È andata avanti come un carrarmato. Con dolce e insieme feroce determinazione.

Tra le cause per cui si è spesa di più c’è quella della ricerca scientifica. La sua battaglia non è mai stata corporativa. Era intimamente convinta che la scienza ha un ruolo prezioso e insostituibile, che è fonte di progresso intellettuale e civile per tutti. E che i risultati della ricerca, se applicati a beneficio di tutti, sono fonte di progresso (di reale progresso) sociale ed economico. In questo senso intendeva anche il suo impegno nella comunicazione e a fianco dei comunicatori. Non c’è giornalista scientifico italiano che non ne abbia apprezzato l’impegno, la disponibilità e la modestia. Non c’è giornalista scientifico italiano che non l’abbia considerata un’amica.

Ma Margherita era una militante politica anche in senso tecnico. Ha dato la sua faccia e la sua voce a molti partiti, sempre di sinistra. Ma sempre tollerante con chi accettava il dialogo anche se aveva punti di vista differenti. Prepotente, invece, coi prepotenti. Dolce e debole con i deboli. Si è candidata a mille cariche, dal consigliere comunale e deputato nazionale. Non si è mai seduta su una sedia. Se non quella, forse, di consigliere comunale a Trieste. Molti, tra i suoi colleghi ricercatori, hanno mosso qualche critica a questa presenza continua di Margherita nella vita pubblica. Esponendoti troppo, non esponi solo te stessa – dicevano – ma anche la scienza. Ma lei alzava le spalle e tirava avanti diritto.

Non ricordavano, i suoi colleghi, che quasi tutti i più grandi uomini di scienza – da Darwin a Einstein, da Russell e Bohr, da Maria a Elena Curie, da Maria Montessori a Rita Levi Montalcini – sono stati “scienziati militanti” e hanno prestato nome, volto e impegno a grandi cause sociali e anche politiche. Non si accorgevano, i suoi critici (pochi per la verità), che la fiorentina Margherita non faceva diversamente, polemiche comprese, da quanto aveva fatto il fiorentino Galileo, altra gran figura di scienziato militante. Non si accorgevano i suoi colleghi che con la sua schietta passione a favore dei più deboli, Margherita ha contribuito a “umanizzare” la scienza. Ovvero, a creare una percezione diffusa che gli scienziati, donne e uomini, sono persone. Come gli altri. Spesso migliori degli altri. Un’operazione preziosa, in un paese che non comprendeva e non comprende ancora la scienza.

A sette anni dalla sua morte, la ricordiamo così, mentre se ne va in bicicletta, la grande Margherita.

Commenti dei lettori


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  1. liliana
    Giusto, Margherita è rimasta nel cuore di chi l'ha seguita o l'ha sentita anche in poche battute. E' una donna cui ispirarsi, cui pensare nelle giornate difficili per farsi una sonora risata, perché oggi quanto mai serve sorriso e ironia, quando le barriere sembrano insormontabili e talvolta sono solo di cartapesta .... un ricordo gioioso, grazie Pietro
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