Se al “fratino” non piace Jovanotti

Tappa dopo tappa, il tour estivo più discusso del 2019 ha collezionato esposti, critiche, proteste, più di un parere negativo dell’Ispra e persino due denunce. Cosa è successo? Come è possibile che un evento “pro-ambiente” si sia trasformato in un’opera di distruzione delle spiagge naturali e seminaturali italiane? Facciamo chiarezza.
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Davanti a una platea di oltre 100.000 spettatori a Linate, è terminato il tour estivo più discusso del 2019: il Jova Beach Party. Uno spettacolo itinerante che ha raccolto oltre 550.000 spettatori lungo tutto lo stivale e ha toccato 17 spiagge italiane. Un’idea, anzi una “follia” come l’ha definita Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, nata sotto il segno dell’amore per la natura e della sostenibilità, e patrocinata dal WWF. Lo scopo? Lanciare un messaggio ecologista sull’uso della plastica, il suo smaltimento e l’importanza del riciclo.

In ogni tappa, però, il Jova Beach Party ha collezionato esposti, critiche, proteste, più di un parere negativo dell’ISPRA e in un caso persino due denunce. Adesso, gli ornitologi italiani chiedono che non vengano più autorizzati concerti del genere sulle spiagge naturali italiane. Che cosa è successo? Come è possibile che un tour “pro-ambiente” si sia trasformato in un’opera di distruzione delle spiagge naturali e seminaturali italiane? Facciamo chiarezza.

LA PROMESSA
Nel dicembre 2018, Jovanotti annuncia il suo nuovo tour in collaborazione con il WWF, escono le date e subito alcune di queste destano grande preoccupazione tra gli scienziati italiani, ornitologi in particolare. Il tour infatti avrebbe portato circa 40.000 persone a tappa su spiagge naturali o seminaturali con dune embrionali o residue, protette da leggi internazionali come la Direttiva Habitat (92/43/CEE) per la loro vegetazione e per il ruolo fondamentale che queste svolgono nel contrasto all’erosione costiera.

Solo l’afflusso così massiccio di persone avrebbe compromesso la naturalità di queste aree e favorito l’erosione del litorale. Inoltre, le stesse spiagge scelte per il Jova Beach Party ospitano il fratino (Charadrius alexandrinus), anche lui tutelato dalla Direttiva Uccelli (79/409/CEE). E qui dobbiamo fare una specifica: il fratino è inserito nell’Allegato I della Direttiva Uccelli, ovvero è tra le specie per cui sono previste misure speciali di conservazione della popolazione e dell’habitat. Infatti, all’articolo 5 è fatto esplicito divieto anche solo di “disturbarli deliberatamente in particolare durante il periodo di riproduzione”.

Ovvero proprio in primavera e in estate, quando cioè questo piccolo “folletto delle spiagge” torna a nidificare sulle coste italiane, sempre lungo gli stessi metri di battigia: è fedele al sito riproduttivo. Purtroppo la popolazione italiana di questa specie ha subìto un drastico calo: nell’ultimo decennio, in media, l’Italia ha visto scomparire il 50% dei “suoi” fratini. Questa, però, è solo una media: nel Lazio il decremento è arrivato fino al 72%, mentre in Veneto si parla dell’80%. È così che l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha provveduto a classificarla come specie “in pericolo” (EN), minacciata da “ogni forma di degrado ambientale, quali urbanizzazione delle coste, l’erosione dei litorali sabbiosi e il disturbo arrecato da attività turistiche e ricreative”, come si legge sul sito dell’IUCN. Compresi quindi lidi balneari e, neanche a dirlo, concerti.

Da diversi anni, gli ornitologi italiani – riuniti in diverse associazioni – hanno preso a cuore le sorti del fratino, dando vita a progetti di monitoraggio e conservazione. E hanno eletto il fratino a specie simbolo della duna: il fratino non solo è una specie carismatica, che può far breccia nel cuore delle persone, ma è di fatto una cosiddetta “specie ombrello”. Proteggendola, cioè, si tutela tutta la duna, comprese le altre specie vegetali e animali inserite nelle direttive.

Quando Jovanotti annuncia il tour, quindi, gli ornitologi italiani intervengono immediatamente chiedendo di spostare alcune location: quella prevista a Torre Flavia e quella di Fermo (ne avevamo parlato qui). Oltre alla scienza, si muove anche la LIPU. E Jovanotti e la Trident Music si dimostrano disponibili. Con un lungo post su Instagram, il cantante spiega: “vorrei dire a chi è giustamente preoccupato per il fratino che anche io lo sono (…) e Jova Beach arriverà sempre dopo che il fratino ha nidificato e abbandonato la zona”, oltre al sempreverde “lasceremo le spiagge più pulite di come le abbiamo trovate”. La tappa prevista a Torre Flavia viene spostata a Marina di Cerveteri, quella di Fermo viene rimandata ad agosto; il Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino, formato dagli ornitologi italiani che studiano il fratino, prepara una sorta di vademecum per la Trident, chiedendo di non aprire nuove strade nelle dune, di non spianarle per farne parcheggi e di non pulire le spiagge con mezzi meccanici, per evitare di rimuovere con i rifiuti anche le piante pioniere, fondamentali per contrastare l’erosione costiera.

Ci si accorge poi che alcune spiagge, come Roccella Jonica, sono interessate o troppo vicine ai siti di nidificazione della Caretta caretta. Ancora una volta andrebbero applicate le stesse poche e semplici regole, e ornitologi e biologi marini si rendono disponibili per pulire a mano le aree. Il clima sembra collaborativo, forse per una volta scienziati dell’ambiente, vip e cittadini condividono uno scopo. Poi, a un certo punto qualcosa si spezza.

UN INIZIO TRAVAGLIATO
Gli ornitologi e gli ecologi si rendono conto che nessuna delle loro indicazioni è stata rispettata. Le date sono sostanzialmente rimaste invariate, il tour non “arriverà sempre dopo che il fratino ha nidificato e abbandonato la zona”, come promesso, ma anzi molte tappe si terranno proprio nel periodo di cova e di crescita dei pulli, e in più casi si potrebbe violare quell’art. 5 della Direttiva Uccelli.

Il 6 luglio 2019 il tour parte a Lignano Sabbiadoro con 45.000 fan. Jovanotti ha il grande merito – fondamentale nel suo mestiere – di saper accogliere e far divertire il pubblico, è un grande trascinatore, dal palco lancia messaggi positivi per il pianeta, facendo leva sul tema del plastic-free. Insomma, Jovanotti e il WWF sembrano avere le migliori intenzioni, ma stanno per imboccare la strada per l’inferno. Può infatti un concerto definirsi “sostenibile”, o a favore dell’ambiente, se guarda solo a uno dei mille aspetti che riguardano la tutela ambientale? Più di qualcuno se lo inizia a chiedere, nascono polemiche, a volte serie, altre inutili.

La tappa di Rimini appare da subito molto rischiosa: il concerto è previsto a poche decine di metri dalla spiaggia libera, dove si sono appena schiuse le uova di due coppie romagnole di fratino. Gli ornitologi dell’Asoer presentano i primi esposti, segnalano la pericolosità di quell’evento per il successo riproduttivo del fratino. Fanno presente che, intanto, dall’altra parte del mondo, nel New Jersey, una serie di concerti in spiaggia è stata annullata proprio per la presenza, a circa un chilometro dal palco, del nido di un parente americano del fratino, anche lui a rischio di estinzione.

Le ragioni della scienza allora raccolgono consensi, si aggiungono alla protesta anche le associazioni ambientaliste come Legambiente e Italia Nostra. Il WWF intanto resta immobile, vacilla nel dare spiegazioni quando le altre associazioni ambientaliste chiedono perché non abbia vigilato sulla scelta delle date e delle location. Ma la data del 10 luglio arriva e si verifica quanto di peggio ci si poteva aspettare: la notte del concerto uno dei quattro pulli scompare e non viene più trovato dagli ornitologi, neanche dopo giorni di ricerca.

È questa la goccia che fa traboccare il vaso. Piovono critiche, ma a confondere la situazione arrivano i media, tv, radio e giornali, che titolano “ambientalisti contro Jovanotti”. Delle ragioni della scienza si perdono le tracce. La discussione si polarizza, da un lato c’è uno dei cantanti più amati di sempre, dall’altro i “rompiscatole ambientalisti”. I media, oltre a non cogliere la differenza – volutamente o inconsciamente – tra scienziati e ambientalisti, dimenticano anche qual è il ruolo del fratino e quello delle dune, nella lotta al cambiamento climatico e all’innalzarsi del livello del mare.

Dimenticano anche di citare le leggi internazionali che proteggono il fratino e il suo habitat, e così in radio alcuni conduttori sbeffeggiano il fratino e tutti gli altri abitanti di spiagge e dune. Molti soci WWF si dicono sdegnati, attaccano l’associazione promettendo di stracciare le loro tessere. Ma è solo l’inizio: da questo momento in poi non ci sarà tappa in cui non vengano presentati esposti.

PIOVONO ESPOSTI
A Castel Volturno il concerto si fa a ridosso di un Sito di Interesse Comunitario (SIC), proprio lungo l’unico tratto del litorale campano che ospita dune e fratini. Oltre ai rifiuti, con i mezzi meccanici viene rimossa la vegetazione perenne psammofila – tra cui l’Achillea maritima, specie protetta – per circa 15.000 mq, come rilevato dagli ornitologi dell’Associazione Ardea. A Marina di Cerveteri, l’ornitologo Loris Pietrelli riprende lo sbancamento a opera dei mezzi pesanti che asportano anche qui la vegetazione pasammofila. Lo stesso accadrà a Lido degli Estensi, per l’ultima tappa balneare del tour. Ad Albenga, in Liguria, la data viene addirittura annullata: la spiaggia è stata erosa da una mareggiata, confermando ancora una volta la fragilità dei luoghi scelti.

Problemi ancora più grossi vengono evidenziati a Roccella Jonica dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che conclude una relazione di diverse pagine così: «si ritiene che sia gli interventi ambientali necessari alla preparazione del sito in funzione dell’evento, sia la realizzazione dell’evento stesso e il successivo ripristino dell’area, comportino rischi di impatto su diverse componenti ambientali compresi habitat e specie tutelati dalla normativa comunitaria vigente».

Il concerto si tiene lo stesso. Intanto, alcune sedi regionali del WWF hanno alzato la testa e si sono dissociate dalla decisione del WWF Italia di appoggiare il tour. E poi, ancora, la tappa di Vasto viene annullata: ai motivi ambientali si intrecciano dubbi sulla sicurezza per gli stessi partecipanti. Otto dei tredici enti chiamati a raccolta per stabilire il piano sicurezza si esprimono per annullare il concerto. Inoltre, ci si accorge che è stato tombato un corso d’acqua considerato a rischio idrogeologico, Fosso Marino, senza autorizzazione da parte dell’autorità di bacino. E per di più lasciando morire la comunità di pesci e anfibi protetti che si era stabilita nel fosso. È qui che scattano due denunce indirizzate a chi ha svolto i lavori: le accuse vanno dalla distruzione al deturpamento di bellezze naturali, fino alla violazione del testo unico in materia di edilizia e delle norme ambientali. (Vedi foto nel comunicato Soa, Asoer, Ardea, Ornitologi marchigiani, Garol)

Infine, sulla tappa a Lido degli Estensi, ISPRA ricorda che sul sito sono presenti tre habitat di interesse comunitario e chiede la tutela dell’ecosistema e la messa in atto delle misure di conservazione della biodiversità presente, per evitare il danneggiamento dell’area. Le trasformazioni previste potrebbero compromettere per sempre non solo la sopravvivenza del fratino, ma le stesse coste: i sistemi dunali impiegano decenni per svilupparsi e stabilirsi.

Tappa dopo tappa, il Jova Beach Party ha collezionato esposti, attirato critiche e alzato polveroni. Jovanotti però non ci sta, e in uno sfogo-dichiarazione accusa il mondo dell’ambientalismo di essere “più inquinato dello scarico della fogna di Nuova Delhi” riferendosi in particolare alle critiche ricevute da Legambiente ed ENPA. E infine tuona: “l’ecologia è una scienza”. Peccato solo che questa non gli abbia dato ragione, come dimostrano i pareri ISPRA e le prescrizioni delle direttive comunitarie.

 

L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA
Eppure non si tratta di ragioni, né di prese di posizione. Quello che è chiaro, è che manca la consapevolezza fondamentale di come stare in spiaggia, di come tutelare e conservare le nostre coste. Le spiagge non sono distese di sabbia silicea abiotica, ma scrigni di biodiversità che vanno tutelate e difese al pari delle foreste. E questa difesa non passa solo per la plastica.

Purtroppo la realtà è che le zone umide del mondo – dune comprese – negli ultimi tre secoli si sono ridotte di oltre l’85%. Una perdita, secondo il rapporto stilato dalle Nazioni Unite, che è tre volte più rapida, in percentuale, rispetto alla perdita delle foreste. Eppure, se Jovanotti avesse deciso di fare il suo tour nei boschi abbattendo gli alberi, tutti avrebbero avuto da ridire. Mentre se invece a essere sradicate sono piante perenni della duna, nessuno percepisce la gravità dell’azione. Anzi, si definiscono “erbacce” e non si pensa che, come una foresta, anche una duna impiega decenni per svilupparsi.

Nessuno ha accusato Jovanotti di essere l’unico o il più grave problema di questi delicati ambienti. Ma, piuttosto, per mesi gli scienziati prima e gli ambientalisti poi hanno chiesto al cantante di provare a intraprendere davvero una nuova strada che sia rispettosa anche delle dune e dei loro abitanti, non occupandosi solo della plastica.

Gli era stato chiesto di essere davvero il “profeta di una nuova era”, come lui stesso canta, un’era in cui l’ambiente fosse protagonista al 100%. Non basta educare il pubblico – per altro già sensibile dopo anni di campagne – al problema della plastica e delle microplastiche in mare, ignorando la fragilità delle nostre coste. Non basta fregiarsi della bandiera della sostenibilità pensando solo al plastic-free, senza considerare l’impiego di energia, lo spostamento dei truck, le emissioni di carbonio e, soprattutto, l’impatto che decine di migliaia di piedi danzanti – oltre ai lavori – hanno avuto sulle delicate dune italiane.

A tour finito, però, il cantante sembra ancora convinto della bontà della sua idea, tanto da dichiarare di voler replicare l’anno prossimo. E ancora una volta, gli scienziati hanno presentato le ragioni in difesa delle dune e dei fratini.

Gli oltre 230 ornitologi italiani riunitisi al XX Convegno Italiano di Ornitologia hanno approvato all’unanimità una risoluzione sull’impatto dei grandi eventi sul fratino, chiedendo che “non vengano svolti eventi che prevedano consistenti afflussi di pubblico, negli ambienti costieri naturali o con residua naturalità, frequentati o potenzialmente utilizzabili dal fratino e da altre specie di interesse conservazionistico”. Stavolta il divertimento riuscirà ad ascoltare davvero le ragioni dell’ambiente?

[Foto in copertina di Marcello Giannotti]

Commenti dei lettori


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  1. Letture per il weekend: quello che mi sono (e ti sei) perso
    […] Se al “fratino” non piace Jovanotti: (ITA) una – parecchio – interessante analisi corredata da prove e ulteriore materiale da consultare che riguarda i danni causati dall’enorme carrozzone costituito dalle tappe del tour di Jovanotti (Jova Beach Party) nel corso dell’estate 2019. Le conseguenze per la natura sono state tante e forse altre ne salteranno fuori in futuro, eppure si parla già di un nuovo tour per il 2020. È davvero ciò che vogliamo? […]
  2. Anna Taramella
    Un esempio di come, nella società attuale, il buonsenso ed il rispetto vengano messi da parte con estrema facilità quando non corrispondono al proprio comodo
  3. Tinazzo Piergiorgio
    Ho vissuto abbastanza da vicino il mancato concerto a Torre Flavia, sia come comitato no party alla palude, sia per aver presenziato alla riunione tra trident, comune di Ladispoli, area metropolitana, arsial e Lipu. Quando scrivete che jovanotti e la trident si sono dimostrati sensibili alle richieste degli ornitologi siete fuori pista. Credere che questi personaggi abbiano un'anima e una morale sono favole per bambini; hanno una sola cosa all'altezza del cuore: il portafoglio. Comunque questa vicenda ci ha insegnato una cosa: d'ora in poi poche denunce (verbali) e più esposti.
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