#trashtagchallenge: l’ambientalismo ai tempi di Instagram

La coscienza ‘green’ dei giovani e dei giovanissimi si sta muovendo. E ne sono testimoni proprio i social network: su Instagram, ad esempio, sta prendendo piede la 'challenge' più ambientalista che si sia mai vista.
Valentina Spasaro, 18 Marzo 2019
Micron
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Comunicazione e new media

A cosa serve il web? A trent’anni dalla nascita del www, internet non è ancora un continente completamente esplorato. Le sue possibilità si evolvono e mutano con il mutare e l’evolversi degli strumenti. Ma a mutare ed evolversi sono anche gli users. La metamorfosi della tecnologia è un movimento che coinvolge gli utenti che la utilizzano e la sviluppano in un continuo approccio learning by doing. Imparare, facendo. La viralità è una delle manifestazioni della liquidità del web. Non sempre virale è sinonimo di contenuti la cui attendibilità e valenza è misurabile tramite scale determinabili o plausibili. Le coordinate di questo blob multiforme e mutevole cambiano, cambiando l’ecosistema in cui spaziano, in un rapporto febbrile, vivace e pluridirezionale.
In questo ambiente policromatico fioriscono e dilagano le cosiddette ‘challenge’: sfide formato-video che consistono in un format da replicare ed espandere in tutta la rete, utilizzando i social media più gettonati come canale preferenziale di veicolazione. Un esempio recente è la Kiki challenge, lanciata casualmente la scorsa estate dal comico statunitense Shiggy. Il punto era eseguire una coreografia sulle note di In my feelings, tormentone estivo del rapper Drake, mentre si veniva ripresi dallo sportello aperto di una macchina, preferibilmente in movimento. La performance del comico ha superato, in pochissimo tempo, le 7 milioni di views su Instagram diventando talmente virale da far arrivare velocemente il monito della polizia stradale di moltissime parti del mondo per sottolineare l’ovvietà della pericolosità della sfida, non solo per i coinvolti ma anche per gli altri guidatori e il traffico.
Fortunatamente non tutte le challenge vengono per nuocere. Se effettivamente l’effetto-gregge traina, sui social, per lo più fenomeni “gonzi” dagli intenti meramente ludici, è anche vero che forse la multiformità del web può accendere delle lampadine a favore di cause altrimenti poco fascinose.

È il caso della Trash Challenge (#trashtagchallenge).
L’ambientalismo ai tempi di Instagram si combatte a colpi di stories, directs e post. Sul social network basato sulla condivisione di contenuti foto e video, membro della famiglia Facebook Inc., sta prendendo piede la challenge più ambientalista che si sia mai vista. Due semplici scatti. Due foto che documentano il prima-e-dopo di un luogo invaso dai rifiuti che viene ripulito ad arte, con i sacchi stracolmi di spazzatura rigorosamente in primo piano. Sull’onda della Greta-mania, la piccola attivista ambientalista svedese, diventata già donna dell’anno in patria e candidata al premio Nobel per la pace 2019, che con i suoi Scholstrejk för klimatet, gli scioperi dalla scuola che ha iniziato a fare dallo scorso agosto ogni venerdì per circa un mese, ha smosso la coscienza ambientale di masse oceaniche.
Dalla sua scintilla, com’è noto, sono nati i #FridaysForFuture e la reazione, senza precedenti, che ha portato proprio qualche giorno fa, il 15 marzo, milioni di persone in piazza per marciare contro i cambiamenti climatici e sensibilizzare le parti politiche a prendere risoluzioni immediate.
Che la coscienza green dei giovani e dei giovanissimi si stia smuovendo è attestato anche proprio da questo nuovo frangente di contenuti a tema ambientalista che hanno avviluppato i social network, specialmente Instagram. La trash challenge ne è l’esempio. La sovraesposizione di sé stessi a favore di una causa così delicata e rilevante, nasce da una sincera rinnovata sensibilità a determinati temi o rientra nella necessità essenziale di identificarsi attraverso condivisioni mediatiche? La viralizzazione è davvero mossa da un profondo legame con i contenuti o prescinde dal messaggio? Gli interrogativi si perdono e si dissolvono nella vastità delle caotiche stanze del web, ma una riflessione scaturisce naturalmente: seppur la matrice di una diffusione elevata di un contenuto a motivo ambientalista sia mossa da una maggiore necessità di esposizione e notorietà piuttosto che da una sostanziale devozione, non è comunque maggiormente utile spendere energie e creatività per questo scopo che per una coreografia da una macchina in corsa? Al wild web l’ardua sentenza.

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