Trotula de Ruggiero, una storia da ricordare

Ripercorriamo la storia di Trotula de Ruggiero. La prima donna medico e scienziata d’Europa. La sua vita è lì a dimostrarci che l’umanità ha perso molto negando alle donne per millenni l’accesso alla medicina. E che questo errore non deve più essere ripetuto.
Pietro Greco, 20 Aprile 2020
Micron
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Giornalista e scrittore

Rodolfo Malacorona, un nobile normanno, visita Salerno nel 1059 e sostiene di non aver trovato alcuno che fosse in grado di tenergli testa nella scienza medica tranne una nobilissima donna assai colta.
Deve essere la stessa di cui scrive un anonimo francese del XIII secolo:

Vi dico di una donna filosofa di nome Trotula, che visse a lungo e che fu assai bella in gioventù e dalla quale i medici ignoranti traggono grande autorità ed utili insegnamenti, ci svela una parte della natura delle donne. Una parte può svelarla come la provava in sé; l’altra perché, essendo donna, tutte le donne rivelavano più volentieri a lei che non a un uomo ogni loro segreto pensiero e le aprivano la loro natura.

  Sta parlando, l’ignoto scrittore, non di una filosofa, ma di un medico e di una scienziata: Trotula de Ruggiero, nata a Salerno, presumibilmente intorno al 1030, vissuta nella sua città e morta, rimpianta da tutti, nel 1097.Trotula – forse un diminutivo di Trota, nome assai diffuso in età medievale nell’Italia meridionale – è la prima donna medico e scienziata d’Europa. La prima donna a scrivere di medicina delle donne.
È nata nella colta e laica Salerno presso una delle famiglie nobili della città, i de Ruggiero, famosi per la donazione di parte dei suoi beni per la costruzione del Duomo di Salerno. Non abbiamo notizie certe sulla sua vita privata. Ma pare che abbia una vita familiare normale. Sposa Giovanni Plateario detto il vecchio, celebre medico della Scuola salernitana, con cui ha due figli, Giovanni detto il giovane e Matteo, che saranno entrambi medici e maestri della scuola.

Siamo in un periodo particolare del Mezzogiorno d’Italia, dove i conflitti armati tra Arabi, Bizantini (Salerno è bizantina all’epoca della nascita di Trotula) e Normanni (Salerno diventa normanna nel corso della vita di Trotula) fanno da riscontro a una grande contaminazione culturale. Trotula è figlia di questa contaminazione culturale.Ma anche di una grande tradizione: quella della Scuola medica che esiste a Salerno almeno dal IX secolo. Parte di questa tradizione sono le mulieres salernitanae, donne che studiano e praticano la medicina.

Trotula è pienamente inserita in questa tradizione: insegna ed è a capo di una equipe di donne che fa ricerca e opera con un medico clinico, soprattutto nel campo della ginecologia, campo di studi che letteralmente inaugura. La nostra è un’autorità anche nella cosmesi, che affrontata con approccio scientifico (della scienza dell’XI secolo, ovvio). Lei ha due idee forti, che propone in tutti i libri che le vengono attribuiti: il De passionibus (Sulle malattie delle donne), il De curis (Sulla cura delle donne), il De ornatu (Sulla cosmesi delle donne) e il Practica (La pratica secondo Trotula). Due idee che hanno un valore anche oggi.La prima è che le medicina delle donne (e degli uomini) si deve fondare sulla prevenzione. E nella prevenzione delle malattie l’igiene è fondamentale.
La seconda idea è che la medicina (e, dunque, i medici) non devono occuparsi solo delle malattie, ma devono occuparsi del benessere complessivo della persona, fisico e psichico. Ecco dunque che la cura della bellezza (la cosmesi) è parte integrante della medicina secondo Trotula, perché contribuisce non poco al benessere delle donne.

Ma la nostra sarà per secoli famosa per la sua attività di donna pioniere di una “medicina per le donne”: della ginecologia, della ostetricia, e anche della puericultura. È un passaggio quasi naturale per una donna medico.  Leggiamo, infatti, in uno dei suoi scritti:

Siccome le donne sono per natura più fragili degli uomini, sono anche più frequentemente soggette a indisposizioni, specialmente negli organi impegnati nei compiti voluti dalla natura. Siccome tali organi sono collocati in parti intime, le donne, per pudore e per innata riservatezza, non osano rivelare a un medico maschio le sofferenze procurate da queste indisposizioni. Perciò la compassione per questa loro disgrazia e, soprattutto, la sollecitazione di una nobildonna mi hanno indotto a esaminare in modo più approfondito le indisposizioni che colpiscono più frequentemente il sesso femminile.

Una donna medico può aiutare le donne a curare le malattie delle donne meglio dei medici maschi, che nell’XI secolo anche a Salerno per pudore non possono visitare le pazienti di sesso opposto. Trotula comprende fino in fondo che questa barriera cade nei confronti di una donna medico e si applica come nessuna mai prima nella diagnosi e nella cura delle malattie tipiche delle donne.
Lo fa, certo, rifacendosi all’apparato teorico che risale a Galeno (medico ellenista) e a Ippocrate (fondatore della medicina in Grecia), ma che è stato rivisitato da Avicenna, tra i grandi della medicina islamica: la teoria degli umori. Ma Trotula interviene in maniera attica, sia sul piano della teoria che della clinica. In questo senso è una donna scienziato: la prima dell’Europa latina.

In breve, questi sono gli oggetti dei suoi studi e delle sue pratiche in ginecologia. Che affronta in ogni suo aspetto. Introducendo una triplice novità. Le patologie vengono individuate e analizzate sia sulla base delle ipotesi delle teorie di Galeno e Ippocrate e Avicenna, sia (ecco la novità) sulla base della conformazione fisica della donna e della sua alimentazione. Ma ancora più innovativa e coraggiosa è la ricerca sulle cause della sterilità: Trotula afferma che esse possono risiedere sia nell’uomo che nella donna, Nessuno aveva mai osato, prima, ipotizzare che anche i maschi potessero essere sterili. Infine Trotula propone anche una serie di rimedi anticoncezionali e lo fa con una visione laica senza moralismi. Lei sostiene in teoria e nella pratica che la sessualità non debba mai essere colpevolizzata, ma trattata come una delle componenti fisiologiche della natura umana, delle femmine come dei maschi. Dovranno passare secoli prima. Non c’è spazio per poterci occupare anche di Trotula come ostetrica, come puericultrice e come esperta di cosmesi.
Dobbiamo, però, ricordare che la sua figura reale è sempre stata avvolta e, talvolta, distorta da un’aura mitica. È una leggenda non dimostrata che quando muore (probabilmente nel 1097) tutta Salerno la piange e il corteo funebre che la accompagna al cimitero è lungo tre chilometri. Mitica è anche la sua figura che domina la ginecologia europea per molti secoli, in pratica fino all’Ottocento. Ma è anche un mito quello che non la celebra affatto, ma ne nega persino l’esistenza. Non pochi filologi, soprattutto del XIX e anche della prima parte del XX secolo ne negano l’esistenza sulla base di un assunto senza fondamento: le cose che ha fatto e i libri che ha scritto sono di tale livello che non potrebbero mai essere opera di una donna. Quelle opere sono state fatte e qui libri sono stati scritti da maschi.

Per questo Trotula ha conosciuto un periodo di oscuramento. È stata quasi dimenticata. Per essere riscoperta solo di recente, anche grazie a un gruppo di donne – medico e storiche – impegnate a ridefinire la questione di genere in medicina. È vero che la medicina occidentale è stata egemonizzata dai maschi e che alle donne è stata preclusa, fino a pochi decenni fa, la possibilità di praticarla e insegnarla. Ma Trotula e molte altre dimostrano che, non appena è stata loro data una minima possibilità, le donne hanno saputo esprimere tutto il loro valore e le loro sensibilità, come e spesso meglio dei maschi.
Trotula de’ Ruggiero è lì a dimostrarci che l’umanità ha perso molto negando alle donne per millenni l’accesso alla medicina. E che questo errore non deve più essere ripetuto.

 

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