Una boy band canta le leggi di Keplero. Ecco “i Supplenti Italiani”

Su Facebook ha avuto mezzo milione di visualizzazioni già solo il primo giorno di pubblicazione, ed è stato definito il primo tormentone estivo intelligente. Si chiama “Le leggi di Keplero” ed è l’ultimo video clip di alcuni ragazzi con un’idea straordinaria: avvicinare i giovani alla scienza attraverso la musica. E la comicità. Un progetto che riscuote successo e registra anche l'approvazione del mondo didattico e scientifico. Abbiamo intervistato uno degli ideatori.
Giuseppe Nucera, 06 Agosto 2016
Micron
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Videomaker e Comunicatore della Scienza

“Ti sei innamorata e ti sei dimenticata di studiare le leggi di Keplero”? Nessun problema, in tuo soccorso arriva la hit della boy band “I Supplenti italiani”. Non ti ricordi le leggi di Lavoisier per bilanciare le ossidoriduzioni o la regola di Ruffini per scomporre un polinomio? Guarda i videoclip del rapper I.L.P.R.O.F. e tutto ti sarà più chiaro.
Due fratelli e comici fiorentini, Lorenzo e Michele Baglioni, hanno creato un progetto di divulgazione scientifica centrato sulla realizzazione di video clip didattici, in cui regole e leggi scientifiche vengono cantate su basi rap o sonorità pop. Un’idea che ha come obiettivo quello di portare la scienza più vicino ai giovani, facendoli appassionare a nozioni e regole che spesso sono percepite noiose, ma che assumono tutt’altro aspetto e sonorità attraverso la capacità musicale e lo spirito comico che ben caratterizza i due fratelli fiorentini.
Dopo il successo dei brani rap in cui I.L.P.R.O.F., alias Lorenzo Baglioni, spiega le regole della chimica e della matematica, l’ultima trovata è stata quella di formare una boy band per far conoscere al grande pubblico “Le leggi di Keplero”. Il videocilp ha raggiunto su facebook un successo inaspettato quanto istantaneo, con 500 mila visualizzazioni solo il primo giorno di pubblicazione.

Oggi, a dieci giorni dalla pubblicazione, sono già un milione e trecento mila i nuovi fan del video de “I Supplenti italiani”, con 17 mila condivisioni. Un “tormentone intelligente” per l’estate 2016 che ha siglato il successo di un progetto che vede l’approvazione sia del mondo comico e musicale, sia di quello didattico e scientifico.
La boy band “I supplenti italiani” è composta da Lorenzo Baglioni, Damiano Sardi, Feisal Bonciani e Federico Muti. L’arrangiamento musicale è di Lorenzo Piscopo. Haider Rashid è il regista che ha firmato tutti i videoclip realizzati nel progetto.
Per scoprire il segreto di questo successo abbiamo intervistato la prima voce de “I supplenti italiani”, Lorenzo Baglioni, autore con il fratello Michele, del progetto dei videoclip didattici.

Il vostro progetto fa interagire con grande successo ambiti tradizionalmente lontani, come la conoscenza scientifica, da una parte, la comicità e la musica, dall’altra. Vi sentite più divulgatori scientifici o più artisti?
Io nasco come attore comico e tra i vari format che ho realizzato con mio fratello Michele, coautore in tutto ciò che faccio, è stato creato questo progetto di canzoni didattiche nell’ambito della divulgazione scientifica. Entrambi veniamo comunque dal mondo scientifico: io sono laureato in matematica con un dottorato di ricerca all’Università di Pisa, mentre mio fratello ha un dottorato di ricerca in chimica dei restauri ed è a tutti gli effetti un ricercatore.
Proprio per questo, riuscire a fare divulgazione scientifica attraverso un progetto comico e musicale, con i riscontri positivi che sta ottenendo, ci ha reso estremamente orgogliosi.

Quanto è difficile rendere una teoria scientifica un brano musicale?
Certo, è più lineare scrivere un teorema a parole che poi doverlo rendere musicale e con le rime. La grandissima potenza della musica è, però, che ti entra in testa, ha una grande forza a livello mnemonico. Per questo crediamo di aver trovato un’ottima strategia per avvicinare i ragazzi alla scienza. La scienza è un argomento talmente difficile quanto affascinante e, secondo noi, è fondamentale la ricerca di nuove strade per raccontare i suoi contenuti.
A nostro avviso, la comicità può fungere d’attrazione per alcuni ragazzi nei confronti della didattica.
Nonostante ciò, pensiamo che per imparare la matematica, ad esempio il teorema di Ruffini, è decisamente meglio studiare sui manuali, mettersi davanti a una lavagna, scrivere. Insomma sporcarsi le mani, non basta certo una canzone.

Quale reazione hanno suscitato nel mondo scientifico il progetto e i vostri videoclip?
Il nostro primo video didattico è stato “Il rap del teorema di Ruffini”. Appena fu pubblicato, ci fu una grandissima risposta: tantissimi professori ci scrissero per dirci che lo avevo fatto vedere in classe ai propri alunni. Il link, inoltre, fu condiviso sui siti di parecchie università, tra cui La Sapienza di Roma. Anche i miei ex professori di matematica si congratularono con me.
Siamo rimasti molto felici di come il video sia stato recepito e si sia diffuso. Un successo che, essendo il primo video, non ci aspettavamo sinceramente.

Avete avuto dei riscontri positivi anche dal mondo musicale?
Abbiamo avuto dei feedback di alcuni rapper che si erano divertiti apprezzando la parodia del genere musicale. Ovviamente il nostro è un format che va preso nella sua totalità. Avrebbe poco senso considerare solo il pezzo rap, tanto quanto pensare il prodotto come una lezioncina per insegnare il teorema di Ruffini. E’ nella totalità del format che la parodia e le nozioni scientifiche assumono valore.

Molta importanza nel vostro progetto è rivestita anche dai videoclip delle canzoni, per i quali avete fatto le riprese in aule di università e persino all’Osservatorio astrofisico di Arcetri. E’ stato difficile accedere in questi luoghi? Quale accoglienza avete avuto?
I primi due video sono stati girati al dipartimento di matematica “Ulisse Dini” dell’Università di Firenze. Per me non è stato complicato entrarci, avendoci studiato per 5 anni. Siamo stati accolti con grande disponibilità e gentilezza dal direttore di dipartimento, così come è successo, d’altronde, con il direttore dell’Osservatorio astrofisico di Arcetri dove abbiamo girato “Le leggi di Keplero”. Qui ci hanno aperto le porte di tutti i luoghi, anche quelli più delicati, regalandoci così un surplus notevole per il successo del video. Direi di aver goduto di un’accoglienza totale da parte degli addetti ai lavori.

Ai musicisti di solito si chiede, “nasce prima il testo o la musica?”. Nel vostro caso cosa succede?
Sia per i due rap, “Il rap del teorema di Ruffini” e “Il rap delle ossidoriduzione”, sia per il video della Boy Band, “Le leggi di Keplero”, abbiamo scelto prima la base e poi costruito sopra il testo. Era importante infatti fare nostro il mood della parodia di genere e la musica ci ha aiutato a entrare nei personaggi, che fosse il rapper di strada o il membro della boy band. Tutto ciò ha reso la parodia più forte e ci ha aiutato nel raccontare, attraverso questo filtro, il mondo della scienza.

Il video “Le leggi di Keplero” ha avuto su facebook mezzo milione di visualizzazioni già solo il primo giorno. È stato definito il primo tormentone estivo intelligente. È la dimostrazione che si può coniugare divulgazione scientifica e comunicazione di massa?
Questo progetto ha proprio tale ambizione: avvicinare più persone alla scienza, cosa che oggi in Italia è più che mai necessario.
La musica e la comicità hanno un forte potere comunicativo, quindi unire queste forze e utilizzarle per parlare di scienza può essere un mezzo utile in questo senso, soprattutto se si guarda ai ragazzi. Uno ascolta il pezzo, vede il videoclip e poi magari, per curiosità, va a vedere su internet che cosa sono le leggi di Keplero. Lo stesso prodotto potrebbe essere un buon mezzo per ricordarsele una volta studiate le leggi fisiche o le regole matematiche. Ad esempio, la regola di Ruffini è molto mnemonica, quindi, una volta studiata, basta canticchiarsi la canzone per ricordarsela con esattezza.

Seppur in aumento negli ultimi anni, molte indagini indicano che l’alfabetizzazione scientifica degli italiani è a livelli più bassi di altri Paesi europei. Pensate che il vostro progetto possa realmente essere una chiave per diffondere e aumentare alcune conoscenze scientifiche di base?
Secondo me no, non è con una canzone che si impara a scomporre i polinomi con la regola di Ruffini. Ma questo può essere un mezzo più di marketing per la scienza: si comunica ai ragazzi come la scienza possa essere importante, che si può fare scienza anche in modo anche divertente che potrebbe essere quindi ‘ganza’ anche per loro. Allora perché non andare ad aprire un libro e a studiarla? Infatti, ciò che noi realizziamo non va a sostituire i libri di testo o l’insegnamento tradizionale: questi, seppure con le loro pecche, sono ancora i mezzi più efficaci per imparare la scienza.
La nostra è più una mossa di marketing, che fa qualcosa di stuzzicante ma non è tutto.

Commenti dei lettori


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  1. Nando Patat - Astrofisico
    Bellissimo ed efficace. Diciamolo pure: una vera figata!
  2. Michele Giacomazzi
    Sono insegnante di musica e attività di sostegno in sc media. Trovo meravigliosa questa operazione che mescola musica di assoluta qualità- è la mia opinione - e l’ironia come ponte Fra adulti e non. Chapeau!
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