Il dottorato in Germania tra finanziamenti, stipendi e affitti da pagare

I dottorandi in Germania hanno borse più alte che in Italia? Come si trova un finanziamento se si riesce solo ad ottenere un dottorato senza borsa? Il mondo accademico tedesco è immune dalle problematiche che spesso riscontriamo nel nostro paese? Continua il nostro viaggio nel mondo del Ph.D. in terra tedesca.
Stefano Porciello, 05 Novembre 2018
Micron
Micron
Relazioni internazionali e Studi europei

Che cerchiate di ottenere un dottorato strutturato o non strutturato, fare una previsione di quanti soldi avrete a disposizione per potervi mantenere durante il vostro Ph.D. in Germania è praticamente impossibile. Così come potreste finire per guadagnare un ottimo stipendio, potreste anche dovervi andare cercare un secondo lavoro.
Se il vostro dottorato non offre alcun tipo di borsa, infatti, toccherà a voi cercarne una tra le moltissime fondazioni e organizzazioni che finanziano direttamente la ricerca. Tra queste, il Servizio Tedesco per lo Scambio Accademico (DAAD), resta uno dei vostri migliori alleati, ma scorrendo questa pagina o quest’altra potete trovare un buon numero di link a siti internet di altre organizzazioni e fondazioni che finanziano la ricerca scientifica in Germania, e i dottorandi in particolare. Qui, invece, c’è una lista di quelle che l’Università di Dresda consiglia ai suoi studenti: come potete vedere, moltissime fondazioni sono affiliate a partiti politici o ad organizzazioni religiose. I loro finanziamenti, ci spiega Manuel Ghilarducci, sono solitamente legati all’attività di militanza, partecipazione o volontariato svolta prima di presentare l’application. Per quanto essere stati coinvolti nel lavoro di associazioni e partiti politici in Italia sia forse meno comune rispetto a quanto succeda ai giovani tedeschi, se pensate di avere un profilo adatto vale la pena provare a presentare la domanda.

STIPENDIO, BORSA DI STUDIO O SECONDO LAVORO
In generale, «se hai avuto la fortuna di capitare in una scuola di dottorato che prende finanziamenti da una fondazione privata o dallo Stato, entri, ti prendi la borsa e te ne stai tranquillo» ci racconta Manuel Ghilarducci, che lavora come postdoc alla Humboldt Universität di Berlino. Tuttavia, ci spiega, non tutte le scuole di dottorato offrono la borsa e ottenere un finanziamento non è affatto scontato. «La possibilità consiglio a tutti è di fare domanda tramite il DAAD», dice. «Devi avere un profilo alto, voti alti, un progetto di ricerca fattibile e rilevante, perché c’è una commissione che valuta tutto ciò […] L’application funziona così: per fare il dottorato in Germania invii la domanda a Roma. A Roma c’è una prima selezione, e poi da Roma si va a Bonn. E se a Bonn ti confermano, ti danno la borsa di studio», dice. Andando alla ricerca di opportunità e finanziamenti potete anche provare a spulciare i molti database presenti online, come ad esempio Euraxess o Stipendienlotse.
Nel caso in cui veniate assunti direttamente dal vostro professore, dall’università o dal centro di ricerca in cui farete il dottorato, potreste riuscire ad ottenere dei veri e propri contratti di lavoro. «Il vantaggio principale è di pagare un fondo pensionistico, e quindi iniziare a versare i contributi», racconta Michele Cappetta parlando del suo Ph.D. al Max Planck Institute per la Fisica Extraterrestre di Monaco. Contributi che nel suo caso, come vedremo, gli hanno permesso di accedere al sussidio di disoccupazione in un momento di difficoltà. Gli stipendi dei dottorandi normalmente rispecchiano l’ammontare delle borse di studio – e cioè circa 1.000-1.200 euro al mese – ma soprattutto nel settore delle hard science possono arrivare ad essere anche parecchio elevati. Irene Riva, che lavora nel campo della farmacologia molecolare a Berlino, ci racconta di essere partita con un salario che si aggirava intorno ai 1.400 euro, che è poi cresciuto negli anni. «Noi prendiamo dai 2000 euro netti in su al mese», ci racconta invece Biagio Brattoli, che è un ingegnere nel campo della Computer Vision and Machine Learning a Heidelberg, nel Baden-Württemberg. Si tratta di opportunità possibili solo con il dottorato non strutturato, ci spiega, di cui lui è un entusiasta sostenitore. «Diciamo che ti permette di mettere da parte un bel po’ di soldi, anche perché la vita in Germania, in media, costa poco».

DIFFICOLTÀ DIETRO L’ANGOLO
Per quanto l’impressione generale, condivisa dalla maggior parte dei nostri intervistati, sia che il mondo accademico tedesco è ricco di opportunità e tendenzialmente più meritocratico e meno “baronale” di quello italiano, ciò non vuol dire che sarete immuni da difficoltà – sia finanziarie che relazionali – anche di un certo rilievo.
Manuel Ghilarducci sta tuttora portando avanti la sua carriera accademica in Germania, ma si è guadagnato il suo Ph.D. in germanistica e slavistica un pezzetto alla volta. «Mi hanno preso senza borsa, perché la borsa non c’era», racconta di quando è entrato nella scuola di dottorato a Münster. Manuel ha fatto domanda al DAAD e ha vinto una borsa di studio, ma «il DAAD, quell’anno lì, ha deciso di dare la borsa a più persone e di darla per meno tempo. Quindi io ho iniziato il dottorato con una borsa di studio di un anno e mezzo. Poi ho chiesto una borsa di studio a un altro fondo, un altro progetto dedicato ai dottorandi stranieri e cofinanziato dal DAAD, e me l’hanno ridata per altri dieci mesi. Però per tutto il restante periodo di tempo ho lavorato», dice.
Michele Cappetta è stato più fortunato, ma ha comunque dovuto far fronte all’esaurimento del tempo a disposizione e, di conseguenza, del suo finanziamento. I soldi sono finiti ad agosto, circa sei mesi prima del completamento del progetto di ricerca. Il suo supervisor al Max Planck ha deciso di non estendergli il contratto «e io mi sono sponsorizzato da solo per finire il dottorato», racconta. «Fortunatamente avendo avuto un contratto di lavoro versavo i contributi e quindi lo stato tedesco mi ha riconosciuto il sussidio di disoccupazione, che si chiama Arbeitslosengeld: vale il 60% della tua busta paga media e dura al massimo un anno», dice.
Oggi Michele lavora come Senior Data Scientist in un’azienda di consulenza ed è comunque soddisfatto del suo dottorato al Max Planck. Del quale, tuttavia, ricorda alcuni limiti e problematiche molto “italiane”. Non solo durante la sua esperienza ha riscontrato pratiche di baronaggio e di “bullismo”, ma ci ricorda di un’inchiesta che sta collezionando le lamentele e le esperienze di quei Ph.D. students che sostengono di essere stati maltrattati dai loro superiori (qui gli articoli di Der Spiegel, Nature, Buzzfeed). «È prassi considerare gli studenti Ph.D. come mere macchine per produrre articoli scientifici – racconta Michele parlando di alcuni capigruppo di ricerca – facendo lavorare la gente di notte e pagandola una miseria, magari anche non pagandola, perché alla fine del dottorato, se tu sei arrivato lungo e non ce l’hai fatta, a chi conviene che tu finisca il dottorato? A te che dopo hai un pezzo di carta con su scritto Max Planck, o al direttore di un gruppo di 30 persone?», si chiede. «Problemi ce ne sono e ce ne saranno comunque, dappertutto. Bisogna sempre sperare di minimizzarli», dice.

POTRETE PERMETTERVI UNA CASA?
Tra le questioni fondamentali da affrontare prima di partire all’estero c’è sempre da calcolare il costo della vita. Con qualche eccezione, la Germania è un paese relativamente poco caro: gli affitti non sono troppo alti mentre cibo, assicurazione sanitaria e divertimenti sono abbastanza a buon mercato. È stato calcolato che uno studente ha bisogno di circa 850 euro al mese per vivere e studiare in Germania. Inoltre, grazie ai finanziamenti pubblici, generalmente non si pagano tasse universitarie, e spesso vengono offerti abbonamenti speciali ai mezzi pubblici dedicati proprio a chi è iscritto all’università. Per fare un esempio, la metro di Berlino costa poco più di 80€ al mese per le zone A,B e C, mentre un dottorando ne paga circa 50€ per utilizzare l’intera rete, potendo portare con sé anche la bicicletta senza pagare il supplemento.
«Ci sono delle città carissime che fanno paura a tutti, tipo Monaco di Baviera, dove l’affitto di una stanza costa dai 700€ in su, in case condivise, e il costo della vita è estremamente alto», racconta Manuel, confermando quanto ci ha detto Michele Cappetta: «Monaco è una città bella e difficile. Bella perché offre tutto, ma è costosissima. […] Sarai costretto a condividere casa, pagare affitti che a Roma ci stai da solo mentre qua stai in una stanza in due o in tre persone, e probabilmente dovrai prendere diversi minuti di metro per raggiungere il posto di lavoro», dice. Tra le città più costose della Germania ci sono Monaco e Francoforte, mentre Berlino – che fino a qualche anno fa era la più economica delle grandi capitali europee – i prezzi si stanno alzando velocemente. «Già quando sono arrivata qui un po’ più di tre anni fa, gli affitti si erano alzati parecchio» racconta Irene Riva: « Recentemente ho dovuto cambiare casa e il prezzo di una stanza era già aumentato di più di cento euro. Diciamo che non metti via tantissimi soldi, però si vive abbastanza bene come studenti».

Altri puntate della guida al dottorato in Germania
Guida pratica al dottorato in Germania: come ottenerlo

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X